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23 aprile 2026 - Aggiornato alle 00:42
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il caso

L'Unione Europea chiude i rubinetti di Mosca: "Mai più una molecola di gas russo"

Entra in vigore la legge sul "phase-out" totale entro il 2027. Sanzioni milionarie per chi sgarra: l'UE blinda la sua sovranità e sceglie la sicurezza strategica contro il ricatto fossile

22 Aprile 2026, 20:49

20:50

 L'Unione europea chiude i rubinetti di Mosca: "Mai più una molecola di gas russo"

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“Non importeremo neanche una sola molecola di energia russa”. Dietro la perentoria affermazione del commissario europeo all’Energia, Dan Jørgensen, prende forma la più ampia riconfigurazione strategica dell’Europa contemporanea.

Per anni l’Unione ha fondato la propria competitività sull’illusione di forniture a basso costo provenienti da Mosca, trascurandone il prezzo politico. Oggi la Commissione traccia una linea invalicabile: anche di fronte a chi, come il premier belga Bart De Wever, evoca un disgelo per ridurre le bollette, Bruxelles ribadisce che tornare indietro sarebbe “un errore enorme”.

L’era della “weaponisation of energy supplies”, la militarizzazione degli approvvigionamenti stigmatizzata dal Parlamento europeo, ha lasciato ferite profonde e imposto un cambio di rotta accelerato.

I dati dell’emancipazione energetica parlano chiaro: il gas russo, passato dal 45% delle importazioni pre-crisi al 19% nel 2024, è atteso scendere a un marginale 12% nel 2025. Le importazioni di petrolio sono crollate dal 27% a un 2-3%, mentre il carbone è stato completamente azzerato per effetto delle sanzioni.

Eppure il disaccoppiamento non è ancora completo. Nel solo 2025 quel residuo 13% di gas ha comportato un esborso superiore a 15 miliardi di euro, un paradosso che continua a finanziare indirettamente l’aggressione contro l’Ucraina.

Per chiudere la falla, il disimpegno è divenuto diritto cogente: il 3 febbraio 2026 è entrato in vigore il regolamento sul phase-out del gas russo, che stabilisce il divieto totale – via gasdotto e GNL – entro la fine del 2027. Ogni tentativo di elusione tramite triangolazioni sarà punito con sanzioni severe: multe a partire dal 3,5% del fatturato mondiale annuo (o 40 milioni di euro) per le aziende coinvolte. Bruxelles intende estendere in via definitiva il perimetro dei divieti anche al petrolio e ai materiali nucleari, come l’uranio.

La rottura con Mosca poggia su tre pilastri. Il primo è strategico: mai più leve geopolitiche vitali nelle mani di Vladimir Putin. Il secondo è economico: secondo la Banca Centrale Europea, lo shock energetico innescato dalla Russia ha spinto l’inflazione fino al 10,6% a fine 2022, un trauma da non ripetere. Il terzo è morale: tagliare i flussi finanziari alla macchina bellica russa.

L’Unione può reggere l’urto? La risposta di Bruxelles è affidata alla transizione. Tra il 2021 e il 2024, le rinnovabili hanno raggiunto il 47% del mix elettrico europeo, consentendo un risparmio di 38 miliardi di metri cubi di gas. La vulnerabilità ai mercati internazionali resta però elevata, come testimonia il recente pacchetto AccelerateEU del 22 aprile 2026, varato per attenuare gli effetti dei rincari mediorientali.