la stangata
La trappola del gasolio: viaggiare non è mai stato così caro
Con il diesel a +29,2% rispetto al 2025 e le accise ricalibrate al rialzo, il ponte primaverile si trasforma in un incubo per i bilanci delle famiglie in vacanza
Tra il 25 aprile e il 1° maggio le strade italiane si preparano a sostenere circa 95 milioni di spostamenti in auto, a conferma del ruolo ancora centrale del veicolo privato nelle abitudini di viaggio degli italiani.
Il conto alla pompa, però, si preannuncia oneroso: secondo le stime del Codacons, i rifornimenti costeranno complessivamente 1,43 miliardi di euro in più rispetto ai ponti della primavera 2025.
A pesare maggiormente è il diesel. Mentre la benzina registra un rincaro contenuto, intorno al 2%, il gasolio segna un’impennata del 29,2% su base annua: tradotto, circa 23,3 euro in più per un pieno, a fronte degli appena 1,8 euro aggiuntivi per la verde.
Lo squilibrio non è imputabile soltanto alle tensioni geopolitiche che agitano i mercati energetici, ma anche al riordino delle accise scattato il 1° gennaio 2026: per adeguarsi agli standard fiscali europei e favorire la transizione ambientale, il prelievo sulla benzina è stato ridotto, mentre quello sul diesel è aumentato di circa 4,94 centesimi al litro, Iva compresa.
Nonostante un lieve ripiegamento a fine aprile, con il gasolio self-service a 2,094 euro al litro sulla rete ordinaria e 2,117 euro in autostrada, la soglia psicologica dei 2 euro resta ampiamente superata.
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy rivendica di aver contenuto la dinamica dei prezzi più di Paesi come Francia e Germania, rafforzando nel contempo, insieme alla Guardia di Finanza, i controlli contro eventuali speculazioni.
A preoccupare i bilanci delle famiglie è però l’incognita del 1° maggio: scade infatti la proroga del taglio temporaneo delle accise varata in primavera. In assenza di un rinnovo tempestivo, il Codacons avverte che i listini potrebbero subire un’ulteriore, netta impennata proprio durante il rientro, con il diesel che rischia di toccare 2,3 euro al litro e la benzina 1,98 euro.
Il paradosso colpisce il cuore dell’economia nazionale. Malgrado il caro-carburante, Federalberghi stima che 17 milioni di italiani si metteranno in viaggio, generando un giro d’affari di 7,4 miliardi di euro, in larga parte all’interno dei confini.
Ma ogni euro in più speso al distributore è un euro sottratto ai territori: l’aumento dei costi di rifornimento restringe il budget disponibile, spingendo a risparmiare su ristoranti, pernottamenti e acquisti locali.