Le testimonianze
I grandi imprenditori siciliani puntano sulla sostenibilità: «Efficienza energetica scelta ideale sul piano industriale»
Gli amministratori di grandissime realtà come Gruppo Arena, Lactalis, Nenith e Sibeg sulle opportunità date dal piano "Transizione 5.0", programma da 14 miliardi di euro che prevede credito d’imposta alle imprese per gli investimenti ambientali
Non sono soltanto le grandi imprese ad averlo fatto, anche le Pmi, che costituiscono la spina dorsale del sistema economico di Catania e della sua provincia (e, più in generale, della Sicilia) hanno colto l’opportunità di usufruire del credito d’imposta previsto dal Piano Transizione 5.0. Un approccio che integra sostenibilità, efficienza energetica e valorizzazione del capitale umano e che proprio nei giorni scorsi è stato potenziato con nuove risorse dal governo (vedi altro articolo nella pagina).
«Oggi parlare di Transizione 5.0 significa scegliere da che parte stare. Noi abbiamo deciso di non rincorrere il cambiamento, ma di guidarlo» esordisce Franz Di Bella, AD di Netith, media impresa specializzata nel fornire supporto alle aziende per sviluppare, migliorare e governare i processi di innovazione tecnologica con un fatturato 2025 di 20 milioni di euro e 1.250 dipendenti. «Gli investimenti che abbiamo avviato per circa un milione di euro in pannelli fotovoltaici, accumulo e colonnine elettriche vanno esattamente in questa direzione: non interventi marginali, ma scelte strutturali» spiega Di Bella, che è anche vice presidente vicario di Confindustria Catania. «Non è solo una scelta ambientale, è una scelta industriale e, se vogliamo, anche politica: ridurre la dipendenza energetica significa aumentare libertà, stabilità e capacità di programmare il futuro. Oggi chi investe in efficienza energetica e innovazione digitale non lo fa per inseguire un incentivo, ma perché ha capito che qui è l’unico modo per restare competitivo nei prossimi anni».
Protagoniste del cambiamento sono anche grandi imprese come Lactalis presenti da anni a Catania. La multinazionale francese del settore lattiero-caseario, con sede a Laval, nella Mayenne e di proprietà della famiglia Besnier in Italia (dove annovera 30 stabilimenti con 5.300 addetti e un fatturato di 3 miliardi di euro) continua a puntare sull’innovazione e sulla crescita sostenibile con investimenti da qui al 2030 per complessivi 400 milioni di euro.
In particolare, nel quadriennio 2022-25 la società ha investito 8,5 milioni di euro per ammodernare gli stabilimenti di Catania e di Ragusa. «Il 60% degli investimenti – dice Giuseppe Ignizio, coordinatore industriale degli stabilimenti del latte Sud Italia di Lactalis - ha riguardato progetti di efficientamento energetico e sostenibilità ambientale, come l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, la riduzione dei consumi e il riutilizzo dell’acqua: fino al 20% viene trattata e rimessa nel ciclo fino a 110 metri cubi al giorno.
«Negli ultimi anni, la società ha usufruito in modo sistematico delle agevolazioni previste dal Piano Industria 4.0, inserite in un più ampio programma di investimenti pluriennali per il rinnovamento tecnologico degli impianti» dice Luca Busi, AD di Sibeg, impresa alimentare (nota per i prodotti «Coca-Cola») con un fatturato nel 2025 di 190 milioni di euro e 422 addetti. In tempi recenti sono state introdotte macchine per il confezionamento e l’imballaggio ed è stata realizzata una linea produttiva ai prodotti asettici. Una linea, cioè, che unisce processi, tecnologie e componenti progettati per impedire qualsiasi contaminazione microbiologica durante la lavorazione, il trasferimento e il riempimento degli alimenti. In un mercato sempre più regolamentato e competitivo, l’asetticità non è solo un requisito igienico, ma un fattore critico di qualità, sicurezza e continuità produttiva.
«Questa innovazione ha ampliato le capacità produttive e rafforzato la competitività» aggiunge l’imprenditore. «Nel complesso queste misure hanno contribuito a consolidare il percorso di crescita della società. Il credito d’imposta è stato di 3 milioni di euro sugli investimenti effettuati e ora stiamo valutando le opportunità del Piano Transizione 5.0».
La svolta “green” è cominciata con la rigenerazione della sede storica del Dittaino (Assoro) dove sono stati realizzati due impianti fotovoltaici che garantiscono una produzione di 84 GW. Con il passare del tempo ci ha preso gusto e la sostenibilità è divenuto un “must” della politica aziendale del Gruppo Arena (un fatturato di 1,5 miliardi nel 2025, 190 punti vendita, 4mila addetti), leader riconosciuto della Gdo in Sicilia con il 18,74% delle quote (iper, super e discount) e terzo gruppo dell’Area Nielsen 4 (riunisce le regioni del Mezzogiorno continentale e insulare). «Stando ai dati del bilancio 2025 abbiamo 31 impianti per 10,8 MW installati, produciamo 8.501,47 MW di energia, i nostri consumi totali sono stati di 92.973,49 MWh, di cui 39.384,28 MWh da fonti rinnovabili» dettaglia Giovanni Arena, AD del gruppo. «Ai primi di maggio – annuncia l’imprenditore - partiranno i lavori per realizzare il primo di tre parchi fotovoltaici che completeremo entro il 2030 e che ci consentiranno a regime di raggiungere la completa autonomia energetica. Inoltre, sono oltre 20 le strutture, tra magazzini e punti vendita, dotati di pannelli fotovoltaici sui tetti e altrettante se ne aggiungeranno nei prossimi mesi. Di più: il nostro parco autovetture – conclude Arena - sarà totalmente sostenibile a breve termine: oggi è per un terzo costituito di vetture full hybrid, il resto sarà a trazione elettrica.
Le testimonianze dimostrano, se ancora ce ne fosse bisogno, la capacità delle nostre imprese di stare al passo con i tempi e guardare lontano investendo in maniera consapevole per assicurare a sé stesse e alle loro maestranze stabilità e benessere.