energia
Gas naturale in flessione in Europa, mercato guarda alla riapertura dello Stretto di Hormuz
Chiude in calo al TTF di Amsterdam: future a 44,29 euro/MWh mentre si scommette su un allentamento delle tensioni internazionali
Il gas naturale europeo chiude in calo, ma resta elevata la volatilità legata alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e, in particolare, alle dinamiche attorno allo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per i flussi globali di GNL.
Sulla piazza TTF di Amsterdam, riferimento per il mercato europeo, i contratti future con consegna a giugno hanno archiviato la seduta a 44,29 euro al megawattora, in flessione dell’1,32%. Un andamento coerente con le recenti oscillazioni: nelle ultime settimane i prezzi si sono mossi in un range compreso tra circa 40 e oltre 50 euro/MWh, guidati più dal quadro geopolitico che dai fondamentali di domanda e offerta.
A sostenere la fase ribassista della giornata è stata soprattutto la prospettiva di un allentamento delle tensioni nel Golfo Persico. I mercati hanno infatti scommesso su una possibile riapertura dello Stretto di Hormuz, dopo segnali di dialogo tra Iran e Stati Uniti mediati da attori internazionali. In passato, anche solo l’annuncio di una riapertura temporanea ha provocato cali immediati delle quotazioni del gas, riducendo il cosiddetto premio al rischio geopolitico.
Il passaggio marittimo è determinante per il mercato energetico globale: eventuali blocchi incidono direttamente sui flussi di gas naturale liquefatto, con ripercussioni sui prezzi europei. Secondo le analisi di settore, circa un quinto dell’offerta globale di GNL può essere condizionato da interruzioni nello stretto, rendendo il mercato particolarmente sensibile a ogni sviluppo politico.
Sul fronte degli stoccaggi, i dati mostrano un progressivo riempimento delle riserve europee. Le scorte dell’Unione si attestano al 31,47% (356,44 TWh), con livelli più elevati in Italia (48,15% a 98,14 TWh) e più contenuti in Germania (24,3% a 60,4 TWh). Un andamento che, secondo gli analisti, contribuisce a contenere le tensioni sui prezzi, pur in un contesto ancora fragile.
Resta tuttavia elevata l’incertezza. Il mercato continua a reagire in modo rapido alle notizie provenienti dal Medio Oriente, con variazioni anche marcate nel giro di poche sedute. In questo scenario, il fattore geopolitico si conferma il principale driver delle quotazioni, più ancora dei tradizionali indicatori legati a domanda stagionale e livelli di stoccaggio.