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28 aprile 2026 - Aggiornato alle 16:36
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Verso il primo maggio

Sicurezza sul lavoro: infortuni in crescita e fondi per la prevenzione irrisori, c'è pure il paradosso-Catania

I sindacati lanciano l'allarme sul sottofinanziamento della prevenzione e chiedono più fondi, formazione, controlli e limiti ai subappalti.

28 Aprile 2026, 13:08

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Cede una lastra e precipita giù:  grave operaio di un'impresa edile

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Nei primi due mesi del 2026, in Italia sono stati denunciati 91.912 infortuni sul lavoro, con un incremento del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Le morti bianche risultano invece in deciso calo: 102 casi contro i 138 dell’anno precedente, pari a una diminuzione del 26,1%. In netta crescita, al contrario, le malattie professionali, salite del 14,2%.

È la fotografia scattata dall’Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro (Anmil) su dati Inail, diffusa in occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro e riferita al confronto gennaio-febbraio 2025 vs gennaio-febbraio 2026.

Sul fronte delle politiche di prevenzione, un’analisi della Uil evidenzia che solo lo 0,4% delle risorse del Fondo sanitario nazionale (Fsn), gestite dalle aziende sanitarie, viene destinato a prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro. Inoltre, i Servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro (Spsal) assorbono appena il 10,4% della spesa che i Livelli essenziali di assistenza (Lea) dedicano alla Prevenzione collettiva e alla Sanità pubblica.

Lo studio, condotto sui rendiconti 2024 di 98 aziende sanitarie su 110, conferma un quadro di sottofinanziamento diffuso.

I dati regionali ricalcano l’andamento nazionale: il Molise destina alla prevenzione e sicurezza sul lavoro lo 0,83% del Fsn; la Calabria lo 0,82%; la Toscana lo 0,60% e la Lombardia lo 0,56%. Quote sensibilmente inferiori si registrano nella Provincia di Bolzano (0,09%), in Veneto e in Abruzzo (0,19%), in Puglia (0,22%) e in Trentino (0,27%).

Passando alle singole aziende sanitarie, l’Asp di Caltanissetta indirizza agli Spsal l’1,64% delle risorse del Fsn; l’Asl di Reggio Calabria l’1,27% e l’Asl di Benevento lo 0,78%. In coda figurano l’Asp di Enna (0,03%), l’Asl Roma 1 (0,10%) e l’Asl Città di Torino (0,13%).

“I dati della spesa per i Servizi Prevenzione e Sicurezza Lavoro sono del tutto insoddisfacenti e riflettono il sottofinanziamento del Fondo sanitario nazionale. È fondamentale fare più prevenzione perché, non ci stancheremo mai di ripeterlo, prevenire costa meno che curare. Serve con urgenza un aumento del Fsn, adeguandolo al rapporto spesa sanitaria/Pil dei Paesi europei più industrializzati, vincolando una parte dell’incremento alle misure in materia di salute e sicurezza sul lavoro”

— sottolinea la segretaria confederale Uil, Ivana Veronese.

Nel dettaglio siciliano, la segretaria generale della Uil etnea, Enza Meli, richiama il “Paradosso-Catania”: “C’è un paradosso tutto catanese. In Sicilia la nostra provincia è prima per infortuni e morti sul lavoro, ma è penultima per risorse destinate dall’Azienda sanitaria ai Servizi di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro”.

Nel 2024, l’incidenza del Servizio Prevenzione e Sicurezza Lavoro sull’insieme della spesa dell’Asp locale si è fermata allo 0,18%, a fronte di una media nazionale dello 0,40% e regionale dello 0,45%. In Sicilia solo Enna ha fatto peggio, con lo 0,03%.

“Non vogliamo puntare il dito contro nessuno – afferma Meli – ma chiediamo che si faccia di più per contrastare chi specula sulla vita e sul futuro di lavoratrici e lavoratori, e delle loro famiglie. Non bastano le inchieste a tragedia avvenuta: servono più formazione e più controlli perché quelle tragedie non avvengano. Sulla spinta della nostra campagna #Zeromortisullavoro alcune proposte della Uil di PierPaolo Bombardieri sono state accolte, però molto altro va fatto. Serve l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro e uno stop deciso ai subappalti a cascata, così come alle gare al massimo ribasso”.

Sul tema interviene anche il segretario generale della Cisl Sicilia, Leonardo La Piana: “È chiaro che i rischi che corre un operatore edile sono diversi da quelli che corre un operatore bancario, ma c’è un substrato comune di cultura sulla sicurezza che manca e su cui noi dobbiamo lavorare”. Un ruolo rilevante, a suo avviso, può essere svolto dagli enti bilaterali:

“Pensiamo che serva un’azione congiunta a 360 gradi e, soprattutto, una sorta di formazione congiunta azienda-sindacato, lavoratori-datori di lavoro, affinché si capisca che quella della sicurezza è una prateria su cui bisogna lavorare tutti insieme. È vero che ci sono gli ispettori, e che questo numero è cresciuto, però fino a quando realmente tutti coloro che si occupano di sicurezza non lavoreranno in rete, non condivideranno i dati, non riusciremo a fare passi avanti”.

Resta cruciale, per La Piana, il nodo dei subappalti, particolarmente in Sicilia: “Le nostre imprese sono molto piccole e si candidano spesso a lavori in appalto. È una condizione che aumenta drasticamente il rischio di incidenti, perché in questi lavori molto spesso si gioca la partita al massimo ribasso, dove la sicurezza è la prima a pagare il prezzo”.

Nel pomeriggio, le segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil hanno indetto un’assemblea pubblica davanti a Palazzo d’Orléans, a Palermo: “Sarà l’inizio di un percorso che porterà a diverse assemblee nei luoghi di lavoro, per arrivare proprio lì dove i lavoratori, molto spesso, faticano a restare dentro i canoni della legalità”.

Per il leader della Cisl Sicilia, il problema non risiede nella cornice normativa: “La normativa è sufficiente, nel senso che spiega bene come e cosa bisogna fare. Il punto è l’applicazione in contesti complicati, dove il lavoro manca e chi lo perde fa fatica a trovarne un altro. Il lavoratore è sempre l’anello debole e, se incontra un datore di lavoro che mette in secondo piano la sicurezza, può anche pensare di assecondarlo pur di non perdere il posto. Ecco perché bisogna fare di tutto affinché il datore di lavoro consideri la sicurezza un elemento fondamentale dell’attività. Noi diciamo sempre: ‘se pensi che quello che stai facendo può mettere a repentaglio la tua vita, devi fermarti, sempre’”.

La Piana richiama infine la necessità di rivalutare sistematicamente i rischi, promuovere una sinergia piena fra tutti i soggetti coinvolti e investire nella formazione congiunta: “La sicurezza sul lavoro non è un costo, né in termini di tempo né di denaro, ma un investimento”.

L’aumento degli ispettori è “un elemento importante”, ma “non può essere soltanto un tema repressivo”: centrale, in quest’ottica, è la funzione dei Documenti di valutazione dei rischi (Dvr). “Il lavoro cambia con una frequenza incredibile, cambiano il mondo e le esigenze delle aziende. Non sono del tutto sicuro che le persone sappiano realmente quali siano i rischi connessi alle attività che svolgono. Bisogna verificare subito se tutte le nuove mansioni richieste siano inserite nei Dvr, perché ignorare il rischio può avere conseguenze gravi. Dobbiamo partire da un presupposto: morire sul lavoro non è mai un caso fortuito. Significa che c’è qualcosa, un sistema, che non ha funzionato”.