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il provvedimento

Accise, il diesel si salva (e chi ha la benzina paga il conto): la fine degli sconti per tutti

Dal 2 maggio scatta il nuovo taglio selettivo: sconto confermato a 20 centesimi sul gasolio, ma crolla a 5 per la verde. Ecco quanto ci costerà al distributore.

30 Aprile 2026, 18:44

18:50

Accise, il diesel si salva (e chi ha la benzina paga il conto): la fine degli sconti per tutti

Il governo Meloni ha approvato una nuova estensione della riduzione delle accise sui carburanti, valida fino al 21 maggio 2026, introducendo una novità inedita: l’intervento non sarà più generalizzato, ma mirato.

Addio agli sconti uniformi dei mesi scorsi: la strategia di Palazzo Chigi privilegia il gasolio, mentre riduce in modo significativo il sostegno alla benzina. Nel concreto, il taglio per il diesel resta fissato a 20 centesimi al litro, mentre per la benzina scende a soli 5 centesimi.

Gli effetti, attesi a partire dal 2 maggio 2026, si faranno sentire subito alla pompa. Per chi guida un’auto alimentata a gasolio, i listini dovrebbero rimanere pressoché stabili, in linea con i livelli di fine aprile; per i proprietari di vetture a benzina, invece, è in arrivo un incremento sensibile. La “verde” potrebbe tornare a superare la soglia psicologica di 1,90 euro al litro.

In termini concreti per gli automobilisti: un pieno da 50 litri di benzina potrà costare circa 7,5-10 euro in più rispetto a prima, a seconda delle fisiologiche variazioni del prezzo del greggio, del cambio euro-dollaro e dei tempi di adeguamento dei gestori.

Perché un beneficio asimmetrico a favore del diesel? La scelta risponde a un insieme di fattori che incrociano l’andamento dei prezzi, la tutela della logistica e la tenuta dei conti pubblici. Nelle ultime settimane il gasolio ha registrato rincari più marcati della benzina, superando in media i 2 euro al litro già a inizio aprile, come attestano i dati del Mimit.

Al tempo stesso, è cruciale proteggere le imprese di autotrasporto e l’intera filiera distributiva: il diesel è il carburante del comparto commerciale italiano e consentirne un’impennata incontrollata innescherebbe un effetto domino sui prezzi dei beni di largo consumo e dei servizi, riaccendendo le spinte inflazionistiche. Contenere la fiammata del gasolio è quindi una misura strategica per mitigare, seppur indirettamente, il caro-vita.

Resta poi il nodo della finanza pubblica: ridurre le accise grava pesantemente sul bilancio dello Stato. Le risorse sono limitate e l’esecutivo non può permettersi un ammortizzatore universale di lunga durata in una fase di forte pressione sulla spesa. Come ricordano diversi economisti e il Fondo Monetario Internazionale, i tagli indiscriminati risultano inefficienti sul piano redistributivo: drenano rapidamente fondi e favoriscono indistintamente anche chi avrebbe la capacità di assorbire aumenti senza particolari difficoltà.

Da qui la decisione pragmatica di una proroga “breve” – appena tre settimane e fortemente selettiva. La lezione affonda le radici nei primi interventi emergenziali del 2022, all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina: la leva fiscale sulle accise assicura consenso e sollievo immediato, ma resta un rimedio temporaneo, non una risposta strutturale.