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Accise, il diesel si salva (e chi ha la benzina paga il conto): la fine degli sconti per tutti
Dal 2 maggio scatta il nuovo taglio selettivo: sconto confermato a 20 centesimi sul gasolio, ma crolla a 5 per la verde. Ecco quanto ci costerà al distributore.
Il governo Meloni ha approvato una nuova estensione della riduzione delle accise sui carburanti, valida fino al 21 maggio 2026, introducendo una novità inedita: l’intervento non sarà più generalizzato, ma mirato.
Addio agli sconti uniformi dei mesi scorsi: la strategia di Palazzo Chigi privilegia il gasolio, mentre riduce in modo significativo il sostegno alla benzina. Nel concreto, il taglio per il diesel resta fissato a 20 centesimi al litro, mentre per la benzina scende a soli 5 centesimi.
Gli effetti, attesi a partire dal 2 maggio 2026, si faranno sentire subito alla pompa. Per chi guida un’auto alimentata a gasolio, i listini dovrebbero rimanere pressoché stabili, in linea con i livelli di fine aprile; per i proprietari di vetture a benzina, invece, è in arrivo un incremento sensibile. La “verde” potrebbe tornare a superare la soglia psicologica di 1,90 euro al litro.
In termini concreti per gli automobilisti: un pieno da 50 litri di benzina potrà costare circa 7,5-10 euro in più rispetto a prima, a seconda delle fisiologiche variazioni del prezzo del greggio, del cambio euro-dollaro e dei tempi di adeguamento dei gestori.
Perché un beneficio asimmetrico a favore del diesel? La scelta risponde a un insieme di fattori che incrociano l’andamento dei prezzi, la tutela della logistica e la tenuta dei conti pubblici. Nelle ultime settimane il gasolio ha registrato rincari più marcati della benzina, superando in media i 2 euro al litro già a inizio aprile, come attestano i dati del Mimit.
Al tempo stesso, è cruciale proteggere le imprese di autotrasporto e l’intera filiera distributiva: il diesel è il carburante del comparto commerciale italiano e consentirne un’impennata incontrollata innescherebbe un effetto domino sui prezzi dei beni di largo consumo e dei servizi, riaccendendo le spinte inflazionistiche. Contenere la fiammata del gasolio è quindi una misura strategica per mitigare, seppur indirettamente, il caro-vita.
Resta poi il nodo della finanza pubblica: ridurre le accise grava pesantemente sul bilancio dello Stato. Le risorse sono limitate e l’esecutivo non può permettersi un ammortizzatore universale di lunga durata in una fase di forte pressione sulla spesa. Come ricordano diversi economisti e il Fondo Monetario Internazionale, i tagli indiscriminati risultano inefficienti sul piano redistributivo: drenano rapidamente fondi e favoriscono indistintamente anche chi avrebbe la capacità di assorbire aumenti senza particolari difficoltà.
Da qui la decisione pragmatica di una proroga “breve” – appena tre settimane e fortemente selettiva. La lezione affonda le radici nei primi interventi emergenziali del 2022, all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina: la leva fiscale sulle accise assicura consenso e sollievo immediato, ma resta un rimedio temporaneo, non una risposta strutturale.