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I numeri

Festa del Lavoro, ecco i settori che spingono l’occupazione in Sicilia

La “foto” Svimez. Tasso di crescita doppio rispetto al Centro Nord. Ma resta il gap della produttività

01 Maggio 2026, 07:58

08:16

Festa del Lavoro, ecco i settori che spingono l’occupazione in Sicilia

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È la Sicilia la “tigre” del Mezzogiorno. Da qualunque angolo visuale la si guardi, c’è da stropicciarsi gli occhi. Ma essendo oggi il 1° maggio non possiamo che partire dal lavoro. E la Sicilia può fare davvero festa. Nel quadriennio 2021/2024 - secondo l’outlook della Svimez illustrato nel corso di un evento realizzato da Confindustria Catania - l’occupazione è cresciuta del 13,5%, con un tasso superiore a quello del Mezzogiorno (+8,1%) e più del doppio di quello delle regioni del Centro Nord (+6,1%). Nel periodo considerato sono stati creati 174.171 nuovi posti di lavoro. Il contributo maggiore (+24,7%) lo si deve all’industria con oltre 30mila occupati (pari al 77% della crescita occupazionale dell’industria nel Mezzogiorno), soprattutto per merito delle filiere dell’elettronica e dell’agro-alimentare. Il trend positivo - stando alle stime preliminari della Svimez - è proseguito anche nel 2025, sebbene il contributo dell’industria si sia fisiologicamente affievolito.

Dati che fanno giustamente esclamare a Carmelo Petraglia, consigliere scientifico della Svimez che ora «il Sud è più vicino al Nord per tasso di occupazione, ma resta il gap di produttività e cala la popolazione attiva».

La maggiore occupazione riflette il maggiore dinamismo economico della Sicilia con un Pil cresciuto del 9,9% a prezzi costanti, meglio del Mezzogiorno (8,5%), del Centro Nord (6,1%) e del Paese nel suo insieme (+6,6%).

A trainare la crescita è soprattutto il comparto delle costruzioni (+50,4%), l’industria in senso stretto (+8,8%) e i servizi (+9,1%), mentre l’agricoltura è arretrata (-9,8%). Sul fronte della domanda interna, i consumi delle famiglie crescono del 6,8%, in linea con il Mezzogiorno ma leggermente sotto il Centro Nord.

Decisamente più marcata, invece, la dinamica degli investimenti, che segnano un aumento del 30,1%, superiore sia al Sud (20,9%), sia alla media del Paese (17,6%). Anche il commercio estero contribuisce alla performance complessiva: l’export totale siciliano cresce del 26,7%, mentre quello al netto dei prodotti petroliferi si attesta al 18,7%. Ma le imprese esportatrici sono poche (circa 2mila) e quelle grandi costituiscono ancora un numero troppo esiguo per poter fare la differenza.

La Sicilia, dunque, ha saputo intercettare meglio i principali driver della crescita nel Mezzogiorno. Tra questi spiccano l’impatto delle politiche pubbliche - in particolare il Pnrr e i bonus edilizi, il maggiore contributo dell’industria, la vivacità degli investimenti, la buona performance delle esportazioni e una crescita più sostenuta dell’occupazione. Sul consolidamento delle performance, gravano, però, secondo Petraglia, il progressivo depauperamento del capitale umano e la bassa produttività.

«Nell’ultimo triennio oltre 44mila giovani hanno lasciato la Sicilia per trasferirsi al Nord per studiare e lavorare. Eppure la quota di giovani in possesso di laurea è aumentata passando dall’8% del 2002 al 41,9% del 2025. L’altro rischio è la produttività, diminuita al 101,4% nel 2024 dal 115,1% del 2002. Senza produttività e competenze purtroppo non può esserci convergenza tra Mezzogiorno e Centro Nord del Paese».

Tuttavia le prospettive di sviluppo del Mezzogiorno e della Sicilia restano intatte e vanno collocate nelle strategie di riconversione e di rinnovamento tecnologico e produttivo dell’industria europea. Da questo punto di vista, l’Isola è ben messa con i “poli” specializzati in bio-tech e digitale di Palermo (Ri.Med Research Center, Ismett, National Biodiversity Future Center e Startup Valley) e in bio e green tech di Catania (Beyond the Nano Scale, Progetto pilota Catania, Crossconnect, The Village By Sicily di Crédit Agricole Italia, Samothrace) e nelle filiere di elettronica e rinnovabili, rispettivamente, con StMicroelectronics e Enel 3 Sun. «La differenza però la faranno industria e innovazione: leve per contrastare la “fuga” dei giovani e attirare nuovi investimenti e lavoro di qualità».