la proposta
«Le vittime di infortuni come le vittime di mafia»
Il presidente del Cassa scuola edile di Enna. Debole: «Un richiamo alla responsabilità dello Stato»
È ancora una volta un Primo maggio con al centro l’emergenza sicurezza sul lavoro. Almeno tre le vittime giornaliere di una strage silenziosa che chiede un cambio culturale e legislativo per essere fermata. Tante, troppe ancora, le patologie causate da luoghi di lavoro insalubri, incidenti su cui pesa ancora una preoccupante forma di immobilismo nonostante i numeri e le richieste di intervento. Da Enna, è partita, durante il convegno voluto in occasione della Giornata mondiale della sicurezza e della salute sul lavoro dedicato a “la prevenzione sala vite”, da Gaetano Debole, presidente della Cassa scuola edile, una proposta dirompente: equiparare le vittime degli infortuni sul lavoro e le loro famiglie alle vittime di mafia, non solo sul piano simbolico ma anche in termini di riconoscimento istituzionale e tutele.
Una sollecitazione che non nasce per essere simbolica o provocatoria, ma per diventare spunto di riflessione e motivo di confronto tra istituzioni, tecnici e rappresentanti del mondo produttivo.
Durante la giornata, che ha visto tra il pubblico anche studenti delle scuole del territorio, è stata affrontata, dati e storie alla mano, la sicurezza sul lavoro vista come una delle principali emergenze sociali del Paese. Gaetano Debole ha sottolineato anche come «la sicurezza non può essere considerata un costo o un adempimento burocratico», rilanciando la sua proposta di piena equiparazione morale e legislativa tra chi perde la vita lavorando e chi è vittima della criminalità organizzata. Non una forzatura quindi ma un preciso richiamo alla responsabilità di Stato e la società nel guardare con concretezza al valore reale di queste morti chiamate “bianche” ma che rischiano di diventare invisibili.
Dopo Debole al tavolo, moderato dall’avvocato Angela Maenza, si sono avvicendati i saluti istituzionali di Francesco Mudaro segretario generale di Fenea Uil Sicilia, Vincenzo Talio presidente Ance Enna e Mario Zappia direttore generale dell’Asp di Enna. A mettere nero su bianco l’andamento infortunistico e le attuali politiche di prevenzione Anna Maria Bonelli per l’Inail mentre Irene Varveri, dopo un video di forte impatto emotivo ha tracciato le linee che riguardano i percorsi di reinserimento sociale e lavorativo realmente inclusivi. Resta tema caldo quello delle carenze strutturali sugli organici che dovrebbero garantire i controlli messo in evidenza dagli ispettori del lavoro Filippo Camiolo e Silvestro Giamblanco.
Facendo l’esempio di Enna, ci sono soltanto quattro ispettori su ventidue previsti. Ad intervenire durante il convegno - nel corso del quale è stata anche consegnata una targa alla famiglia di Tony Di Marco, ultima vittima sul lavoro nel territorio ennese - anche il procuratore capo di Enna, Ennio Petrigni, che ha toccato un aspetto nevralgico sulla sicurezza ovvero quello che vede spesso le imprese, per sostenere i ribassi nelle gare, costrette a scelte che vanno a comprimere i costi della sicurezza, con conseguenze potenzialmente pericolose per i lavoratori.