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Pietro racconta il licenziamento: «Messo sulla strada all’improvviso ma non mi arrendo»
«Fare la guardia giurata mi piaceva, non era un ripiego e sarebbe bello ripartire»
Il lavoro, scolpito dalla Costituzione come principio fondamentale della Repubblica, viene inseguito, difeso e oggi anche celebrato. Proprio oggi allora è doveroso pensare a chi il lavoro non lo ha o lo ha perso. È il caso di Pietro Palmeri, che proprio oggi dovrà “festeggiare” qualcosa che gli è stato tolto. Per sei mesi ha indossato la divisa da guardia giurata, lavorando per un istituto di vigilanza che lo aveva assunto. Turni lunghi, spesso fatti con molta stanchezza, responsabilità pesanti e quella sensazione - che solo chi fa questo mestiere conosce - di essere sempre disposto a correre qualsiasi rischio. «Era un lavoro che mi piaceva - racconta - non l’ho mai vissuto come un ripiego. Mi ci vedevo dentro, pensavo di poter crescere».
Poi, all’improvviso, il licenziamento. Nessun preavviso, nessuna gradualità. «La primissima sensazione? Smarrimento». Smarrito non solo emotivamente, perché con una battuta ci fa capire che anche il compenso che gli spettava non lo ha più visto. Pietro, però, non si è fermato: «Mi sono dato subito da fare, mi sto ancora dando da fare. Sto cercando un impiego, possibilmente lo stesso. È un mestiere che conosco e che so fare». Nessun orientamento, nessun supporto: «Non c’è nessuno che mi suggerisce qualcosa, provo a darmi da fare e basta»
Oggi, alla vigilia del Primo Maggio, Pietro guarda avanti senza illusioni ma con una determinazione che non ha perso. «Spero di ritrovare lo stesso impiego, ma sono pronto ad adattarmi. Qualsiasi lavoro, purché sia dignitoso».
In una giornata che celebra il valore del lavoro, la storia di Pietro ricorda che dietro ogni statistica ci sono volti, percorsi interrotti, dignità da ricostruire. E proprio da queste storie dovrebbe ripartire il dibattito: dal diritto di ciascuno a non essere lasciato solo quando il lavoro viene meno, e dalla responsabilità collettiva di trasformare il Primo Maggio in un impegno concreto, non in una ricorrenza rituale.