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il caso

"L'Europa non rispetta i patti". Trump dichiara guerra alle auto del Vecchio Continente e annuncia dazi del 25%

Dalla prossima settimana scattano le super-tariffe per auto e autocarri, in risposta a un'UE accusata di "non rispettare gli accordi". Salvi dalla stretta solo i veicoli prodotti negli Stati Uniti

01 Maggio 2026, 18:12

"L'Europa non rispetta i patti". Trump dichiara guerra alle auto del Vecchio Continente e annuncia dazi del 25%

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La tregua commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea è di nuovo in bilico. Con un annuncio a sorpresa, Donald Trump ha deciso di riaccendere il contenzioso su uno dei dossier più sensibili per l’economia del continente: dalla prossima settimana, i prelievi doganali su auto e camion in arrivo dall’Ue saliranno al 25%. La Casa Bianca giustifica la stretta accusando Bruxelles di non aver onorato le recenti intese commerciali e lancia un messaggio netto di politica industriale: chi produce sul suolo americano non sarà colpito dalle tariffe.

La nuova offensiva rischia di far saltare l’accordo bilaterale formalizzato il 21 agosto 2025, che puntava a una tregua “reciproca, equa ed equilibrata” fissando al 15% il tetto per i dazi sul comparto automotive europeo. Quell’intesa aveva offerto una boccata d’ossigeno decisiva all’industria del Vecchio Continente, cancellando la stretta protezionistica del 25% varata nell’aprile 2025 da Washington per ragioni di sicurezza nazionale.

Da parte sua, l’Ue rivendica di aver avviato per tempo l’iter legislativo per ridurre a sua volta le barriere sui prodotti americani — una misura che avrebbe garantito all’auto europea risparmi per oltre 500 milioni di euro in un solo mese —, mentre gli Stati Uniti accusano oggi Bruxelles di inadempienza, senza però dettagliare le presunte violazioni.

Il bersaglio di Trump è uno dei pilastri dell’economia europea. Il mercato statunitense assorbe circa il 22% in valore dell’export automobilistico dell’Ue, configurandosi come il secondo sbocco mondiale. I dati Eurostat restituiscono l’immagine di un settore strategico: nel 2024 le esportazioni hanno toccato 165,2 miliardi di euro, con un surplus di 89,3 miliardi, trainato dai modelli elettrici e dai marchi premium. Un irrigidimento di questa portata non colpirebbe soltanto la Germania, ma l’intera catena del valore comunitaria — dall’assemblaggio alla componentistica, fino alla logistica — in una fase già complessa, segnata dalla transizione ecologica, dagli alti costi energetici e dalla pressante concorrenza asiatica.

L’argomentazione protezionista statunitense si scontra, tuttavia, con la realtà di un’industria profondamente integrata su entrambe le sponde dell’Atlantico. I costruttori europei realizzano già negli Usa circa 830.000 veicoli, sostenendo quasi un terzo dell’occupazione automobilistica di matrice internazionale nel Paese; oltre la metà di questi mezzi viene poi esportata. Colpire le importazioni dall’Europa significa dunque danneggiare catene del valore transnazionali, generando rincari che peseranno sui margini delle imprese e sui consumatori americani, con aumenti stimati nell’ordine di diverse migliaia di dollari per veicolo.

A Bruxelles la risposta è in fase di definizione. Pur perseguendo l’obiettivo di mantenere aperto il confronto per evitare un’escalation, la pressione dell’industria per una reazione decisa è destinata a crescere. L’Ue può già fare leva sul Regolamento 654/2014, che consente l’adozione di misure compensative e di riequilibrio commerciale. Al di là dell’impatto immediato, il danno più profondo riguarda la mappa degli investimenti e la fiducia transatlantica. Il monito della Casa Bianca potrebbe spingere le aziende europee verso costosi e complessi processi di rilocalizzazione per eludere i prelievi, ma priva il settore di quella certezza normativa indispensabile alla pianificazione pluriennale. Ue e Usa vantano un interscambio superiore a 1,6 trilioni di euro, che sostiene milioni di posti di lavoro. Rimettendo in discussione un patto siglato pochi mesi fa, la credibilità delle regole del mercato globale subisce un colpo severo, e il comparto automobilistico passa da simbolo di ritrovata stabilità a nuovo terreno di scontro.