Il focus
Pnrr in Sicilia, la verità sui 13 miliardi di lavori da uno studio inviato ai senatori
Dopo l'allarme sui ritardi lanciato da Anci Sicilia il punto sui cantieri che dovrebbero ridisegnare l'Isola
Dopo la preoccupazione dei sindaci siciliani rispetto al rischio che i cantieri avviati con il Pnrr possano rimanere spettrali incompiute che decreterebbero il dissesto di molti Comuni, un tema è rimasto sostanzialmente inevaso: ma il Piano nazionale di ripresa e resilienza in salsa sicula a che punto di cottura è? A supporto arriva un poderoso dossier di monitoraggio aggiornato a marzo scorso che fornisce uno spaccato per tutto lo Stivale.
Secondo questo studio, in Sicilia sono stati attivati complessivamente 43.279 progetti, per un finanziamento totale che ammonta a circa 12,73 miliardi. Quanto allo stato di attuazione degli interventi, il 12,6% delle risorse risulta associato a progetti già conclusi, mentre la stragrande maggioranza, pari al 87,2%, riguarda progetti attualmente in corso.
Rimane una quota residua dello 0,2% classificata sotto la voce “altro”, che include progetti da attivare o per i quali i dati amministrativi non sono ancora stati aggiornati nel sistema ReGiS. Del totale, ai Comuni è affidato il 21,79% (circa 2,77 miliardi).

Guardando, invece, alla distribuzione territoriale, si nota come la provincia di Palermo sia quella che beneficia maggiormente dei finanziamenti, accumulando circa 3,74 miliardi per la gestione di 10.748 progetti. Al secondo posto per volume economico si colloca Catania con 2,38 miliardi, seguita da Messina che ha attivato risorse per 1,48 miliardi. In termini di avanzamento, la provincia di Agrigento, con un budget di soli 1,02 miliardi, vanta una percentuale di risorse per progetti conclusi pari al 20,4%. Al contrario, Siracusa risulta essere la provincia con l’avanzamento più lento, avendo completato solo il 8,3% dei propri interventi. È, inoltre, presente una quota di 1,02 miliardi per 255 progetti che insistono contemporaneamente su tutte le province siciliane: lo stato di avanzamento vede il 5,5% concluso e il 94,5% in corso.
«Anche ammettendo che i progetti siano materialmente più avanti, ma che siano finanziariamente arretrati per ritardo di certificazione - commenta il senatore del Pd, Antonio Nicita - risulta comunque che la Sicilia ha concluso il 12,6% dei progetti con una media nazionale al 19,7%. La prima responsabilità di questo ritardo è del governo Meloni, che ha trasformato la governance del “Pnrr” in un esercizio di centralizzazione muscolare alla cabina di regia di Palazzo Chigi. La seconda responsabilità è del governo Schifani, che ha ereditato una macchina regionale fragile e l’ha lasciata tale. Quando un governo regionale di centrodestra e un governo nazionale di centrodestra riescono a produrre il peggior risultato del Paese sull’investimento pubblico più importante dal Dopoguerra, la responsabilità non è solo amministrativa, ma politica».
C’è anche chi non guarda alle sole incompiute, ma pure a quanto si è costruito e rischia di rimanere una cattedrale nel deserto. In un esposto alla Corte dei conti firmato da Vincenzo Lapunzina, presidente dell’associazione “Tutela Madonie”, sono finiti i progetti per la realizzazione di case di comunità tra Petralia Sottana, Polizzi Generosa, Petralia Sottana, Gangi, Alimena. Fondi spesi senza che fosse necessario, in sintesi, soprattutto perché non vi sarebbe personale per gestirle.
«In questa e in altre vicende dobbiamo evidenziare che i fondi del “Pnrr” non sono un dono, ma un prestito – dice Lapunzina -. Significa che se li abbiamo spesi per cose non necessarie o che non producono Pil, ci siamo indebitati inutilmente».