LE STIME
Il Fondo monetario internazionale: «In Italia il caro energia peserà 450 euro a famiglia, 2.270 nello scenario peggiore»
Secondo il Fmi, il taglio alle accise si è diffuso in tutta Europa ma distorce i prezzi
«Con i prezzi attuali, la famiglia media dell'Ue perderebbe circa 375 euro nel 2026, pari allo 0,7% del consumo medio, a causa di tutti gli aumenti di prezzo». E' quanto ha detto Oya Celasun, vicedirettore per l'Europa del Fondo monetario, ieri all'Eurogruppo. «L'impatto varia notevolmente, da 620 euro in Slovacchia a 134 euro in Svezia. Secondo lo scenario "grave" del Weo del Fmi di aprile 2026, la perdita media salirebbe a 1.750 euro».
Il grafico dell'intervento include anche le stime sull'Italia: dal Fondo si apprende nel dettaglio che l'impatto stimato per l'Italia è di 450 euro nello scenario base e 2.270 euro in quello grave.
Proprio ieri il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha chiesto a Bruxelles di estendere anche al caro-energia le deroghe al Patto di stabilità già previste per le spese nella difesa. La cornice è quella dell’attivazione delle "clausole nazionali di salvaguardia", già decisa lo scorso anno nell’ambito del piano "ReArm Eu" (poi rinominato 'Prontezza 2030'), per consentire scostamenti fino all’1,5% del Pil annuo per un massimo di quattro anni e fino al 2028. Attualmente l'hanno attivata in 17: i Paesi del Nord, Centro e Est Europa (c'è anche la Germania), in pratica tutti quelli più esposti alla minaccia russa.
Il Fondo monetario internazionale nel suo outlook sull'Ue e il caro energia sottoliena che «i governi europei stanno comprensibilmente agendo per fornire un rapido sollievo alle famiglie e alle imprese in difficoltà. Le misure annunciate sono per lo più basate sulla tassazione, con circa tre quarti dei paesi europei che implementano adeguamenti delle accise sui carburanti. Le misure tendono ad essere temporanee e costano molto meno di quelle implementate dopo l’invasione russa dell’Ucraina, ma troppe stanno distorcendo i prezzi di mercato dell’energia».
«Le politiche che sopprimono il segnale del prezzo dell’energia sono altamente problematiche, poiché riducono l'incentivo a diminuire il consumo di energia, migliorare l'efficienza e investire in alternative. Ciò rallenta il necessario adeguamento a un’offerta limitata. L’Europa può fare di meglio», evidenzia, esortando a «interventi dovrebbero essere mirati, temporanei e preservare i segnali di prezzo» e al «coordinamento» tra i Paesi.