L'iniziativa
Catania capitale dei vignaioli indipendenti: sabato l'incontro coi produttori
La delegazione siciliana Fivi: «Difendere la filiera verticale senza intermediazioni»
Vivaci e radicati nei territori, i vignaioli indipendenti siciliani continuano a scontare una scarsa comprensione della propria identità, tanto tra chi produce vino quanto tra chi lo consuma. Da Catania, la delegazione regionale della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (Fivi) rilancia l’impegno a difendere un modello fondato sulla filiera verticale e sulla responsabilità diretta del produttore, ancora sottovalutato nonostante il ruolo strategico nel panorama vitivinicolo dell’Isola. A rappresentarlo è anche il simbolo Fivi: l’uomo stilizzato, Ampelio (dal greco ampelos, “vite”), che avanza con una cesta d’uva sul capo, a indicare il vino come esito immediato del lavoro in vigna, senza intermediazioni.
Fivi Sicilia scenderà in campo con il “Sabato del Vignaiolo”, iniziativa nazionale in programma il 9 maggio: in piazza Scammacca, a Catania, dalle 17, produttori e pubblico si incontreranno direttamente, tra degustazioni e racconti delle aziende locali. Un passaggio strategico: per la prima volta i vignaioli indipendenti scelgono uno spazio urbano aperto per dialogare con i cittadini e rendere visibile il proprio operato.
«La delegazione Sicilia – ha detto Carmela Pupillo, vicepresidente nazionale Fivi – è andata crescendo negli anni, con una presenza più forte nella zona orientale, dove storicamente esiste una maggiore vocazione alla filiera verticale. Nessuno ha mai pensato di valorizzare la figura giuridica del vignaiolo. In Francia esiste, in Italia no: siamo tutti indistinti, dal piccolo produttore alla grande cooperativa. A livello nazionale abbiamo chiesto di eliminare la soglia minima di accesso ai bandi per la promozione nei Paesi terzi, perché era inaccessibile per le piccole aziende. Se le soglie si abbassano, tante realtà siciliane potranno finalmente accedere a queste opportunità».
Sulla percezione pubblica si è soffermato anche Andrea Annino, delegato Fivi Sicilia, che ha evidenziato una criticità culturale ancora irrisolta: «Il primo problema – ha spiegato – riguarda la percezione dei vignaioli indipendenti: soprattutto in Sicilia non è chiaro né al consumatore né all’assaggiatore che il vignaiolo indipendente lavora esclusivamente le proprie uve e segue tutta la filiera produttiva. Il vignaiolo indipendente svolge tre lavori contemporaneamente: produttore di uva, vinificatore e imbottigliatore. Dal punto di vista amministrativo, questo significa affrontare una burocrazia tripla, oltre a quella d’impresa».