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5 maggio 2026 - Aggiornato alle 16:56
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report cgil

Sicilia in zona rossa per la sicurezza sul lavoro, anche per gli irregolari: 240mila posti in nero

Nei primi due mesi del 2026 oltre 4mila denunce di infortunio, da gennaio a maggio i decessi sono 16. Numeri forniti oggi dal segretario confederale della Cgil Sicilia, Francesco Lucchesi

05 Maggio 2026, 16:14

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In Sicilia ancora troppi incidenti e vittime sul lavoro: la regione è classificata dall’Ispettorato nazionale del lavoro (INL) in “zona rossa”, area ad alto rischio in base al rapporto tra occupati e infortuni.

Nei primi due mesi del 2026 sono state oltre 4.000 le denunce di infortunio; da gennaio a maggio i decessi registrati sono 16. “Sono numeri – ha dichiarato a Casteldaccia il segretario confederale della Cgil Sicilia, Francesco Lucchesi – che impongono un ripensamento radicale delle azioni messe in campo finora. Di fronte a questa strage continua è evidente che queste sono state inadeguate.”

Sulla stessa linea il segretario regionale della Cgil, Alfio Mannino: “Non dimentichiamo i morti di Casteldaccia, ma contemporaneamente esigiamo risposte affinché tragedie simili non si ripetano. Nonostante le tante campagne e le nostre sollecitazioni, il governo regionale resta inadempiente. Non sono stati rafforzati gli organi di controllo e ciò che è stato istituito, come osservatorio e tavolo permanente, è di fatto rimasto sulla carta.”

Ispezioni, campagne di formazione e informazione, incentivi e sostegno tecnologico, sorveglianza sanitaria: sono i cardini degli interventi rivendicati dalla confederazione “per fermare la scia di sangue sul lavoro in Sicilia”. Gli organismi di vigilanza rilevano a livello nazionale irregolarità nel 70% delle imprese visitate, soprattutto su sorveglianza sanitaria, formazione, informazione e corretta valutazione dei rischi in edilizia.

“Ad aggravare la situazione – sostiene la Cgil – anche il lavoro nero, diffuso in Sicilia, che non garantisce tutele e diritti”. Secondo le stime del sindacato, nell’Isola si contano 240mila lavoratori irregolari, pari al 16% degli occupati. Incide inoltre il tessuto produttivo frammentato, composto da piccole e piccolissime aziende, “a rendere frequenti le irregolarità”.

Con la propria piattaforma, la Cgil richiama la Regione, gli organi di controllo e il sistema delle imprese a fare di più, “affinché la prevenzione e la cultura della sicurezza diventino dati di fatto”. Tra le priorità, un incremento strutturale degli organici degli ispettorati del lavoro. “Pochi anni fa la Regione individuò un fabbisogno di 256 unità – rileva il sindacato – ma il bando che ne è seguito era per 52 ispettori. Un numero insufficiente a fronte delle circa 400mila imprese in Sicilia. Servirebbero almeno 300 ispettori.”

La confederazione rivendica inoltre “un tavolo permanente o l’osservatorio regionale su salute e sicurezza” e segnala che il Fondo sanitario nazionale destina appena il 5% delle risorse alla Prevenzione collettiva e alla sanità pubblica. La Cgil chiede anche di limitare il ricorso all’uso eccessivo di subappalti, esternalizzazioni e affidamenti.