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Spesa dei fondi Ue, la Sicilia è ultima: in ritardo anche i “Patti di coesione”
L’Isola maglia nera con appena il 6,5 per cento di pagamenti del Fesr
Ultima in Italia. La Sicilia è la Regione con la peggiore percentuale di spesa dei fondi Fesr, la fetta maggiore dei fondi europei destinati alle regioni. L'isola si ferma a un magro 6,57 per cento di pagamenti sul finanziamento totale di oltre 5 miliardi.
Non una buona notizia, quella che arriva dal monitoraggio periodico e ufficiale della Ragioneria generale del Ministero dell'Economia, considerato anche il fatto che la Sicilia, annoverata nel gruppo delle Regioni meno sviluppate, ha una percentuale di spesa di circa due punti e mezzo in meno rispetto alla media delle zone d’Italia più in difficoltà.
Per intenderci, la Campania, regione che sta appena un gradino sopra la Sicilia e che ha una dotazione complessiva molto simile, ha registrato una spesa del 7,82 per cento, mentre tutte le altre oscillano tra il 9 per cento della Calabria e il 14 per cento della Basilicata. Anche le peggiori tra le regioni “in transizione”, hanno una spesa certificata che oscilla attorno al 9 per cento.
Un dato, aggiornato al 28 febbraio scorso, che ovviamente non rappresenta un buon viatico per la spesa dei fondi entro i tempi previsti dalla programmazione. Anche e soprattutto se rapportato alle regioni più virtuose: il 6,5 per cento della Sicilia, infatti, stride col 26,72 per cento del Friuli Venezia Giulia (che ha, però, una dotazione di gran lunga meno ricca) ma anche con l'11,6 per cento della Puglia che ha una dotazione non troppo distante. Conforta un po' la cifra assoluta già pagata, di circa 350 milioni, comunque inferiore a quella della già citata Puglia e anche della Campania.
Qualche notizia più positiva arriva, invece, dalla spesa del Fondo sociale europeo che in Sicilia “pesa” oltre 1,2 miliardi. In questo caso, le percentuali, sebbene non altissime, arrivano alla soglia dell'11 per cento. La Sicilia fa meglio, però, solo di Molise e Basilicata e si ferma a quasi la metà di spesa delle regioni “gemelle” Puglia e Campania, che oscillano tra il 22 e il 23 per cento e 6 punti in meno della media delle regioni meno sviluppate..
E se la Sicilia dovrà spendere più di 5 miliardi di Fesr, una somma molto simile, di poco al di sotto a quella soglia, è prevista dal Fondo di sviluppo e coesione. Soldi che sono il frutto di singoli “patti” siglati dalla presidenza del Consiglio dei ministri e i presidenti di Regione. Quello con la Sicilia, fu ufficializzato dalla premier Giorgia Meloni e dal governatore Rosario Schifani, in una cerimonia al Teatro Massimo di Palermo, ormai quasi due anni fa, cioè il 27 maggio del 2024. Cosa è successo da allora? Come è avanzata la spesa dei fondi che sono stanziati proprio per colmare il gap tra le regioni d'Europa più avanzate e quelle meno sviluppate come la Sicilia? Anche in questo caso, le percentuali non sorridono, scontando, tra l'altro, qualche mese di ritardo nell'approvazione del patto, rispetto ad altre regioni d'Italia. Fatto sta che la Sicilia, al 28 febbraio, fa registrare una spesa del 5,06 per cento. Le altre? Peggio fanno solo la Sardegna e la Puglia, rispettivamente un po' al di sotto e un po' al di sopra del 2 per cento. Le altre, hanno numeri più positivi: la Campania è all'8,35 per cento, la Calabria al 9,53, la Lombardia al 9,88, il Lazio al 18,37 per cento e poi su fino 40 per cento della Liguria che ha, però, molti meno soldi da spendere. Ma è proprio questo a rendere il ritmo lento della Sicilia preoccupante: l'occasione è di quelle importanti, da non sprecare. Questi dieci miliardi e rotti possono cambiare il volto dell'isola.
Ma la partenza, finora, non è all'altezza dell'opportunità.