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Stime

Debito record, l'Italia verso il sorpasso sulla Grecia: Giorgetti invoca prudenza e flessibilità europea

L'Italia rischia di superare la Grecia nel rapporto debito/Pil e punta a flessibilità e rivalutazioni per uscire dalla procedura d'infrazione

10 Maggio 2026, 11:27

11:30

Giancarlo Giorgetti

Giancarlo Giorgetti

Il contesto economico e internazionale «richiede prudenza e senso di responsabilità, ma deve anche necessariamente aprire spazio a soluzioni innovative e realistiche, senza preconcetti o ideologie fini a se stessi». Al giuramento degli allievi ufficiali della Guardia di Finanza, a Bergamo, Giancarlo Giorgetti, ragiona di storia economica, ma i riferimenti alla crisi attuale non possono non essere colti anche quando ricorda come «le regole del commercio internazionale, della finanza o della governance globale possono cambiare e lo stiamo vedendo».

Proprio per poter affrontare il momento, da settimane il titolare dell’Economia sta guardando all’Europa e alla necessaria maggiore flessibilità con cui interpretare le sue regole. E in più arriva un dato preoccupante: l’Italia si appresta infatti a sorpassare la Grecia, diventando quest’anno il Paese europeo con il più alto rapporto tra debito e prodotto interno lordo.

Le stime dei governi e quelle rese note recentemente dal Fondo monetario convergono infatti nel prevedere un passaggio quasi storico tra due degli ex 'Pigs'. Per quest’anno l’Italia nel Documento di finanza pubblica calcola una crescita del debito pubblico al 138,6% del Prodotto interno lordo dal 137,1% del 2025. La Public debt management agency (Pdma) greca prevede invece una netta discesa dal 146,1% del 2025 al 136,8%. Numeri non molto dissimili quelli dell’ultimo outlook del Fondo monetario internazionale: la stima per l’Italia è di un debito al 138,4% del Pil quest’anno, quella per la Grecia al 136,9%.

Alla base c'è l’enorme balzo in avanti compiuto da Atene dopo il Covid, da quando cioè il debito viaggiava sopra il 200%. La riduzione è stata drastica anche grazie ad un tasso di crescita medio, fra il 2021 e il 2025, del 7,7%.

Giorgetti non nasconde dunque che «viviamo in un’epoca complessa, segnata da tensioni geopolitiche, guerre commerciali, conflitti bellici, transizioni energetiche, trasformazioni tecnologiche e instabilità finanziarie. Tutti fattori che incidono profondamente sugli equilibri economici, sociali e sulla sicurezza finanziaria dei Paesi. Non bisogna sottovalutare l'impatto sociale delle politiche economiche odierne», aggiunge all’annuale appuntamento nella città lombarda.

Nessun riferimento diretto, ma al Mef si osserva e si lavora sui passaggi in chiave europea e sulla recente apertura dimostrata dal responsabile dell’Economia Valdis Dombrovskis. Se i dati del Pil e del deficit italiano, a settembre, subissero delle rivalutazioni in positivo la Commissione potrebbe infatti rivedere le sue conclusioni sull'Italia, decretando l’uscita dalla procedura d’infrazione. Il commissario ha confermato che "teoricamente è possibile", spiegando che a margine dell’Ecofin di inizio settimana lo stesso Giorgetti ha ipotizzato alcune rivalutazioni dei dati Eurostat in autunno, alla luce dei numeri definitivi del Superbonus.

Le chiavi per un possibile riconteggio in positivo del rapporto tra deficit e Prodotto interno lordo potrebbero essere i dati relativi alle truffe e alle contabilizzazioni in ritardo che possono far diminuire l’esborso dello Stato.

Il titolare dell’Economia non entra precisamente nel merito, ma spiega come la storia «ci insegna che i sistemi economici sono 'costruzioni storichè e non realtà immutabili», ricordando "le dinamiche durante la grande depressione del '29 o dopo la Seconda guerra mondiale, così come quelle seguite allo shock petrolifero del 1973, alla crisi dei mutui subprime del 2008 o dei debiti sovrani del 2010: gli shock sistemici fanno comprendere quali politiche funzionano e quali rischiano invece di aggravare la crisi», conclude.