Occupaziome
Da Electrolux 1.700 posti a rischio: possibile chiusura di Cerreto d'Esi e i sindacati proclamano sciopero
Scatta la mobilitazione sindacale, otto ore di sciopero e la richiesta di intervento del governo per salvare il distretto degli elettrodomestici
Electrolux Italia ha annunciato un «processo di ottimizzazione di circa 1.700 posizioni», espressione che i sindacati di categoria riuniti a Venezia per un coordinamento nazionale hanno tradotto immediatamente in «1.700 esuberi». La misura non escluderà nessuna delle cinque sedi del gruppo nel nostro Paese. Una decisione che scatena immediatamente numerose reazioni, con la leader della Cisl Daniela Fumarola che parla di «strategie ciniche e antisociali sulla pelle dei lavoratori» e ricorda che «chi investe nel nostro Paese ha anche una responsabilità sociale verso il lavoro e il tessuto produttivo nazionale».
L’operazione di «revisione organizzativa» annunciata dal gruppo nella sede di Confindustria prevede un ridimensionamento di un terzo circa della forza lavoro. Abbastanza per far decidere ai sindacati di respingere immediatamente il progetto, proclamare già da domani otto ore di sciopero e richiedere di spostare il confronto in sede ministeriale.
Il dato più eclatante del piano prospettato è la chiusura completa dell’impianto di Cerreto d’Esi (Ancona), nel quale si producono prevalentemente cappe aspiranti e che impiega 170 addetti. Ma anche tutte le altre sedi, cioè Porcia (Pordenone), Susegana (Treviso), Forlì e Solaro (Milano), nella misura in cui si eseguano fabbricazioni ritenute poco evolute, saranno toccate. Questo in una logica, riporta ancora l’azienda in una nota, di «un’ottimizzazione mirata delle attività, la razionalizzazione delle configurazioni di prodotto e dei volumi, e una più decisa concentrazione delle risorse sulle gamme a maggior valore aggiunto».
Tutto ciò da effettuare in un arco di tempo definito «breve» che, date le dimensioni dell’azienda e la complessità del piano, dovrebbe significare nell’arco di un anno. Electrolux prosegue anche assicurando che «l'Italia resta un Paese strategico per il Gruppo grazie alla sua forte presenza industriale e al contributo costante nello sviluppo di prodotto».
«L'ennesimo duro colpo al distretto degli elettrodomestici del fabrianese», sottolinea Pierpaolo Pullini, della segreteria Fiom di Ancona. «Sapevamo che il contesto fosse difficile», «ma nessuno poteva immaginare un piano di queste dimensioni», afferma Alessio Lovisotto della Fim Cisl Belluno Treviso, chiedendo che il governo «apra immediatamente un confronto nazionale con l’azienda e le organizzazioni sindacali».
A livello nazionale, Fim, Fiom e Uilm annunciano di voler coinvolgere «le istituzioni locali per chiedere loro di fare fronte comune con i lavoratori» e chiedono l’intervento del governo. Barbara Tibaldi, responsabile settore elettrodomestico della Fiom Cgil, avverte: «Non consentiremo l’ennesimo scempio industriale, non consentiremo che vengano tolti posti di lavoro e produzioni nel nostro Paese». «Occorre intervenire» - osserva il responsabile del settore elettrodomestico della Uilm Gianluca Ficco - con azioni di sistema che ci aiutino a salvare non solo 1.700 lavoratori colpiti dalla decisione della multinazionale svedese, ma a ben vedere l’intero settore degli elettrodomestici che rischia di scomparire in pochi anni».
Il ministero delle Imprese e del Made in Italy fa sapere di seguire con la massima attenzione la situazione relativa a Electrolux e che «intende svolgere tutte le attività di monitoraggio necessarie e mantenere un confronto costante e strutturato con l’azienda e le organizzazioni sindacali, al fine di gestire la situazione nel modo più efficace possibile e garantire il massimo coordinamento tra le parti coinvolte». Come di consueto, il Mimit seguirà fin da subito la situazione con il massimo impegno, con l’obiettivo di favorire soluzioni condivise tra le parti, in un quadro che assicuri la tutela dell’occupazione e la continuità produttiva».