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Il Pnrr in Sicilia: 8 interventi su 10 non sono conclusi e 4 miliardi non spesi, ma la scadenza è tra 40 giorni
Report dei magistrati contabili: Sicilia peggiore d’Italia per numero di interventi non conclusi (8 su 10) e la scadenza è al 30 giugno. Male anche la spesa, ferma ad appena il 32,1%
Otto progetti su dieci non sono stati ancora conclusi. E ci sono ancora 4 miliardi da spendere. Peccato che la scadenza del Pnrr sia fissata tra poco meno di 40 giorni. Il 30 giugno, salvo proroghe, il progetto che arriva dall'Europa, ispirato ai concetti di “ripresa” e “resilienza”, sarà un ricordo. E, per la Sicilia, molto probabilmente anche un grande rimpianto. Un'enorme occasione mancata.
Lo ha certificato la Corte dei conti nel suo aggiornamento al monitoraggio sull'avanzamento della spesa. Una spesa potenzialmente enorme, in grado di migliorare sensibilmente l'isola: con quasi 5,8 miliardi, infatti, la Sicilia è la terza regione per stanziamento. Ma molti di quei soldi rischiano di tornare indietro.
Le somme sono gestite da diversi enti. Più della metà della fetta, in Sicilia, è appannaggio dei Comuni. Poco meno è gestito dalla Regione, il resto da Aziende sanitarie e ospedaliere. E i numeri non sono confortanti, da qualunque parte si guardino.
Dal report della Sezione Autonomie della Corte, infatti, salta subito il primo dato negativo. «Osservando nel dettaglio la distribuzione territoriale dei progetti, emerge un quadro disomogeneo che vede alcune Regioni concludere oltre il 50 per cento dei progetti attivati a fronte di altre Regioni, soprattutto nel Centro e nel Sud - ad eccezione del Trentino-Alto Adige (29%) - che non raggiungono il 40 per cento». E se tra le Regioni virtuose i magistrati indicano Valle D'Aosta, Lombardia e Piemonte, ecco che tra le peggiori spunta la Sicilia. La peggiore in assoluto, a dire il vero, col 22,4 per cento soltanto di progetti realizzati. Staccata di oltre sette punti percentuali dalla penultima, cioè la Puglia, ferma comunque alla soglia del 30 per cento (29,6 per cento). Nello specifico: in Sicilia devono essere portati a termine oltre 9.300 progetti sui circa 12mila previsti dal Piano.
Anche sulla percentuale di spesa i risultati per l'isola non sono molto incoraggianti, visto che la Sicilia si ferma appena al 32,1 per cento. In questo caso non è la peggiore, ma poco ci manca: dati meno lusinghieri sono stati registrati solo in Calabria (29 per cento) e Campania (30,7 per cento). Un dato, quello siciliano, inferiore di dodici punti rispetto alla media nazionale.
Le quasi trecento pagine del referto della Sezione autonomie, entrano anche nel dettaglio dei settori e dei macro temi che rappresentano – sotto forma di “missioni” - l'ossatura del Pnrr. E per la Sicilia non mancano allarmi specifici. È il caso, ad esempio, della spesa destinata ai lavori pubblici, dove «i ritardi più marcati si concentrano soprattutto nelle fasi di progettazione e affidamento, specialmente in alcune zone» e tra queste non manca la Sicilia, in compagnia di Campania, Calabria e Lazio.
Altra “bacchettata” arriva sul tema caldissimo e attuale del ciclo dei rifiuti. «Il successo dell’investimento – ammonisce la Corte dei conti - non dipende solo dal completamento dei progetti, ma dalla piena entrata in funzione degli impianti e dalla integrazione nelle pianificazioni regionali». E i magistrati parlano espressamente di situazioni «particolarmente critiche, caratterizzate da percentuali di pagamento inferiori al 10 per cento, a fronte di un’elevata incidenza del finanziamento». E tra queste situazioni critiche ecco quella della Sicilia, insieme ad Abruzzo, Basilicata e Sardegna.
C'è poi il capitolo della Sanità, con i progetti che riguardano anche, tra le altre cose, ospedali e Case di comunità. Anche in questo caso, la Corte dei conti ricorda che «il profilo della piena operatività» presuppone «l’attivazione di tutti i servizi obbligatori, inclusa la presenza strutturata di personale medico e infermieristico». Insomma, non basta tagliare il nastro di una nuova struttura per poter brindare al progetto compiuto. Un tema, quello della spesa sanitaria del Pnrr che era stato oggetto anche di una “guerra di numeri” tra la Cgil e la Regione siciliana. Regione che, secondo la Corte dei conti, non è tra le più virtuose nemmeno su questo tema, sebbene in abbondante compagnia: «Con riferimento al livello minimo di attivazione (presenza di almeno un servizio attivo rispetto alla programmazione regionale) – si legge nel referto - la maggior parte delle Regioni del Mezzogiorno, in particolare Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, evidenzia uno stato di avanzamento inferiore». C'è tanto ancora da fare. Peccato che il tempo sia quasi finito.