la delibera
Carburanti, il governo sceglie la linea della tregua: accise prorogate, più ossigeno ai camionisti, ora la vera sfida è la tenuta dei prezzi
Il nuovo decreto approvato dal Consiglio dei ministri prova a disinnescare l’emergenza più immediata
Alle pompe, la politica spesso arriva in ritardo. I tabelloni cambiano nell’arco di poche ore, i margini si assottigliano senza clamore, i tir continuano a muoversi anche quando i conti non tornano più. Finché il prezzo del gasolio smette di essere soltanto una cifra e diventa una questione di ordine economico e sociale.
È esattamente in questo punto che si colloca il via libera del Consiglio dei ministri al nuovo decreto carburanti, approvato oggi: un intervento che combina la proroga del taglio delle accise, nuove risorse per l’autotrasporto e misure di sollievo finanziario per un comparto che aveva già annunciato il fermo dei servizi.
La sostanza politica del provvedimento è evidente. L’esecutivo tenta di guadagnare tempo in una fase in cui l’aumento dei costi energetici, alimentato dalle tensioni sui mercati internazionali, rischia di scaricarsi lungo l’intera filiera: trasporto merci, distribuzione, fino ai listini al consumo.
Per questo il decreto conferma la linea delle settimane precedenti: prorogare la riduzione delle accise già in vigore fino al 22 maggio 2026 e rafforzare il sostegno alle imprese del trasporto su gomma, che da tempo denunciano un’emergenza di liquidità e margini sempre più compressi.
Il cuore dell’intervento resta la fiscalità sui carburanti. Con il decreto‑legge n. 63 del 30 aprile 2026, entrato in vigore il 1° maggio, il governo aveva temporaneamente rideterminato le aliquote di accisa su benzina, gasolio, GPL e gas naturale impiegati come carburanti per il periodo 2-10 maggio 2026.
In quel testo, ad esempio, l’accisa sulla benzina era stata fissata a 622,90 euro per mille litri e quella sul gasolio a 472,90 euro per mille litri.
Successivamente, un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze ha esteso lo sgravio fino al 22 maggio. Il nuovo passaggio in Consiglio dei ministri si inserisce dunque in una sequenza di proroghe e aggiustamenti con cui il governo ha cercato di contenere l’emergenza senza trasformare la misura in un intervento strutturale.
La distinzione è cruciale: non si sta riscrivendo la politica fiscale sui carburanti, ma protraendo un meccanismo temporaneo per attenuare l’impatto di uno shock internazionale sui prezzi.
Sul fronte dell’autotrasporto, il segnale è ancora più netto. Al confronto con le associazioni di categoria, l’esecutivo ha messo in campo un pacchetto che porta il sostegno complessivo a 300 milioni di euro. Di questi, 200 milioni costituiscono il nuovo stanziamento inserito nel decreto approvato il 22 maggio, da sommare ai 100 milioni già previsti dal precedente decreto carburanti di marzo sotto forma di credito d’imposta per la maggiore spesa sostenuta nel trimestre marzo‑maggio 2026 rispetto al mese di febbraio 2026.
Non è una mera correzione contabile. È il riconoscimento, esplicito, che i 100 milioni iniziali non erano ritenuti sufficienti dalle imprese del settore. Le organizzazioni dell’autotrasporto avevano definito le misure utili ma parziali, insistendo sulla necessità di ampliare la copertura del maggior costo del carburante. La nuova dote risponde precisamente a quella richiesta.