il caro energia
La "stangata" al distributore: accise dimezzate, prezzi del carburante alle stelle
Fino al 6 giugno gli automobilisti pagheranno il prezzo della crisi. L'esperto Tabarelli: "Serve un segnale di scarsità per frenare i consumi"
Torna a incombere l’ombra del caro-carburante sui conti di famiglie e imprese. Il Governo ha deciso di ridurre lo sconto sulle accise, che per il gasolio passa da 20 a 10 centesimi al litro.
L’intervento, approvato dal Consiglio dei ministri e valido fino al 6 giugno, produrrà effetti immediati sulle tasche degli automobilisti.
Le stime delle associazioni dei consumatori delineano un quadro oneroso: per un pieno di diesel la spesa media aumenterà di 6,1 euro. Il prezzo alla pompa potrebbe attestarsi a 2,09 euro al litro nelle stazioni self-service, mentre sulla rete autostradale la media salirebbe a 2,18 euro.
Già il 23 maggio, prima che la riduzione del taglio fosse pienamente recepita, i rilevamenti dell’Osservatorio del Mimit segnalavano rincari: benzina self a 1,967 euro al litro e gasolio a 1,979 (in autostrada rispettivamente 2,055 e 2,065 euro).
Con le nuove disposizioni, lo sconto effettivo sul diesel alla pompa scende a 12,2 centesimi di euro al litro.
La ratio del provvedimento, che le categorie definiscono una «stangata», è di natura macroeconomica e legata all’attuale scenario internazionale. Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, ricorda che tra fine febbraio e metà aprile il gasolio è balzato di 52 centesimi, rendendo «pienamente giustificato» il taglio originario di 20 centesimi.
Successivamente si è registrata una fisiologica flessione dei prezzi netti di circa 15 centesimi, che per gli analisti ha reso coerente il dimezzamento del sussidio.
Ma la scelta è anche strategica: «Abbiamo una crisi in corso e la riduzione dei prezzi sui carburanti è un incentivo a consumare, contrario alla prospettiva di scarsità», osserva Tabarelli, sottolineando come quotazioni più elevate possano, paradossalmente, contenere la domanda.
Nel confronto europeo, la linea italiana diverge da quella di diversi partner. Secondo Nomisma Energia, Madrid ha inciso in modo massiccio su accise e IVA; Parigi, all’opposto, ha preferito mantenerle elevate. Roma inizialmente aveva adottato riduzioni in linea con Berlino, ma con l’attuale inversione di rotta l’Italia tornerà ai vertici del caro-diesel: sesto Paese per prezzo medio più alto, alle spalle di Paesi Bassi, Danimarca, Finlandia, Francia e Belgio.
Le reazioni di consumatori e imprese sono durissime. Per Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, il governo tratta gli automobilisti come «polli da spennare».
Sulla stessa linea Riccardo Verona (An.bti Confcommercio), che parla di «scelte miopi, unidirezionali e incomprensibili».
I numeri per la logistica e l’artigianato appaiono pesanti. La Cgia di Mestre stima che in tre mesi di crisi il caro-gasolio sia già costato 2,1 miliardi di euro alle aziende dell’autotrasporto, con le perdite maggiori concentrate in Lombardia, Campania e Sicilia.
Per le piccole imprese, la Cna avverte attraverso il presidente Dario Costantini che il caro bolletta grava sugli artigiani per 3-4 miliardi, trasformando il furgone da lavoro in «una bolletta viaggiante da migliaia di euro».
Dalle forze politiche arriva un tentativo di raffreddare gli animi. Stefania Craxi, presidente dei senatori di Forza Italia, ricorda che l’intervento rientra in un più ampio pacchetto di misure a tutela di famiglie, imprese, autotrasporto e agricoltura. Un messaggio che sembra aver sortito qualche effetto: Unatras, la principale sigla degli autotrasportatori, ha accolto le decisioni dell’esecutivo sospendendo il fermo nazionale dei tir previsto dal 25 al 29 maggio.