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La procedura

Privatizzazione aeroporto Catania, la burocrazia “spiazza” i colossi esteri interessati

Dubbi su firma digitale e Pec (sconosciuta fuori dall’Italia) così il termine del 3 giugno per le manifestazioni d’interesse slitta al 15. Intanto si susseguono le richieste di chiarimenti dal mondo politico. Mpa: «Evitare scelte affrettate, procedura sia trasparente» Il M5S rilancia sul vertice della Camera di Commercio

01 Giugno 2026, 07:30

09:20

Privatizzazione aeroporto Catania, la burocrazia “spiazza” i colossi esteri interessati

Gestiscono aeroporti da decine di milioni di passeggeri nel mondo, con fatturati miliardari, e queste società guardano in questi giorni a una opportunità enorme per il loro business: l’aeroporto di Catania. Ma per poter gestire questo grande scalo internazionale che conta 12,5 milioni di passeggeri l’anno, e che con il piano di sviluppo al 2049 si candida seriamente a diventare un nuovo «hub» di riferimento nel Mediterraneo, non bastano soldi, esperienza e grandi competenze tecniche: serve capire la burocrazia italiana. Un aspetto che pare aver messo in crisi molti di questi potenziali grandi investitori.

«Considerate le tante richieste di chiarimento pervenute e le richieste di proroga», la Sac spa, società di gestione dell’aeroporto di Catania e di quello di Comiso, ha deciso nei giorni scorsi di spostare il termine del 3 giugno per la presentazione delle manifestazioni di interesse per l’acquisizione della sua maggioranza, concedendo altri 12 giorni. La scadenza per questa fase preliminare della privatizzazione è ora il 15 giugno, un tempo che, come si legge nella proroga firmata dal responsabile della procedura di selezione (il Rup Gaetano Sardo), dovrebbe consentire «alla pluralità di operatori extra-UE interessati», di venire a capo della «complessità della stessa» e «rispondere in tempo alla necessità di acquisire la documentazione richiesta dall’Invito».

Le richieste di chiarimento pervenute sono tante, ben 81. E leggendo il documento, a «spiazzare» i colossi internazionali del settore sembrano aspetti prettamente burocratici. Tra le richieste di chiarimento spiccano infatti quelle relative a due strumenti nati in Italia una decina di anni fa ed esclusivi del «Bel paese»: la firma digitale e la posta elettronica certificata, la Pec. Nell’elenco dei quesiti si chiede infatti se «sia obbligatorio presentare la manifestazione di interesse con Pec per gli operatori stabiliti in un altro Stato Ue», se questa possa essere inviata «da un consulente legale italiano» e se l’obbligo valga anche «per gli stranieri». Domande praticamente speculari a quelle per la firma digitale.

Fatto salvo che la risposta ai quesiti è che «sì, c’è l’obbligo per tutti», e che un operatore legale italiano può fare le veci, l’elenco è fatto soprattutto di richieste circa gli allegati, il formato in cui presentarli, il peso in megabyte, i tempi. Quesiti, simili a quelli che vengono posti in procedure amministrative anche per bandi da poche decine di migliaia di euro.

Qui a stupire che a farli siano colossi internazionali del settore. Per partecipare bisogna infatti dimostrare una esperienza pluriennale nella gestione di aeroporti, fatturati da almeno 150 milioni e patrimoni da 300 milioni di euro. In queste settimane sono emerse indiscrezioni sull’interessamento all’acquisizione della quota di maggioranza di Sac (dal 51 al 65%, secondo il bando) da parte di società come Vinci Airports, gli argentini di Corporacion America, la spagnola Aena, la tedesca Fraport, l’olandese Royal Schiphol Group, Mundys. E ci sarebbe anche 2i Aeroporti, che ha quote rilevanti o di controllo scali come Milano Malpensa e Linate, Napoli, Torino. Un nome che apre allo scenario di un possibile passaggio da enti pubblici territoriali di Sac - il controllo è oggi della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia, con oltre il 60% delle quote - allo Stato, perché 2i è partecipata anche da Cassa depositi e prestiti.

Nel quadro appena descritto non poteva non entrare la politica siciliana. Nei giorni scorsi il tema della privatizzazione di Sac è stato affrontato all’Assemblea regionale siciliana in commissione Territorio, Ambiente e Mobilità. Al termine i deputati regionali M5s Jose Marano, Stefania Campo e Carlo Gilistro hanno evidenziato dei dubbi sull’operazione, specificamente sul tema della Camera di Commercio, commissariata ormai da tre anni. I tre deputati M5s parlano di «un paradosso istituzionale: un commissario, figura temporanea per definizione – spiegano - sta di fatto decidendo la vendita di una società strategica, sottraendo la scelta alla rappresentanza democratica delle categorie produttive, imprenditoriali e sindacali di Catania, Siracusa e Ragusa».

Parole ancora più dure dal gruppo Mpa- Grande Sicilia. Il deputato regionale Santo Primavera chiede «trasparenza sul procedimento» perché «i soci abbiano cognizione di una valutazione interna del valore delle quote possedute» e aggiunge «l’aeroporto di Catania non può diventare un’operazione finanziaria esclusiva per pochi». E ieri a fargli eco da Catania è stata Pina Alberghina coordinatrice cittadina del partito che ha chiesto un «tavolo tecnico» sulla privatizzazione oltre a una «proroga immediata dei termini di scadenza». Proroga che, come si è visto, c’è già stata.