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i numeri dell'ocse

Lo shock energetico presenta il conto: in Italia Pil fermo allo 0,5%

L'inflazione torna a minacciare il potere d'acquisto mentre l'Organizzazione di Parigi ridimensiona le prospettive di crescita

03 Giugno 2026, 09:09

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Lo shock energetico presenta il conto: in Italia Pil fermo allo 0,5%

La nuova impennata dei prezzi dell'energia legata alle tensioni in Medio Oriente rischia di rallentare la crescita dell'economia italiana. È l'allarme lanciato dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico nelle sue Prospettive economiche presentate oggi a Parigi, dove si evidenzia come il rincaro delle materie prime energetiche stia già influenzando consumi, investimenti ed esportazioni.

Secondo l'Ocse, il prodotto interno lordo dell'Italia dovrebbe crescere dello 0,5% nel 2026, un ritmo inferiore alle attese iniziali proprio a causa del nuovo shock energetico che grava sull'economia nazionale. L'organizzazione sottolinea che l'aumento dei costi dell'energia ridurrà il potere d'acquisto delle famiglie, frenando la spesa privata, e avrà effetti negativi anche sulla capacità di investimento delle imprese e sulla competitività delle esportazioni.

A preoccupare è soprattutto l'impatto sull'inflazione. L'Ocse osserva infatti che il rincaro dell'energia determinerà una nuova pressione sui prezzi al consumo, con il rischio di annullare i progressi registrati negli ultimi mesi sul fronte dei salari reali. In sostanza, l'aumento delle retribuzioni potrebbe essere nuovamente eroso dall'incremento del costo della vita, limitando i benefici per lavoratori e famiglie.

Lo scenario appare tuttavia leggermente più favorevole nel medio termine. Per il 2027 l'organizzazione prevede una crescita dello 0,6%, sostenuta da una graduale riduzione dei prezzi energetici e da un'attenuazione delle incertezze geopolitiche. Il miglioramento sarebbe però modesto e subordinato all'evoluzione della situazione internazionale.

Nel rapporto viene evidenziata la particolare vulnerabilità dell'Italia agli sviluppi del conflitto in Medio Oriente. Il Paese, sottolinea l'Ocse, continua a dipendere in misura significativa dalle importazioni di combustibili fossili e presenta una forte esposizione del proprio sistema produttivo ai mercati esteri. Una combinazione che rende l'economia italiana particolarmente sensibile a eventuali interruzioni delle forniture energetiche o a ulteriori aumenti dei prezzi di petrolio e gas.

L'analisi arriva in una fase in cui le quotazioni energetiche sono tornate a salire sui mercati internazionali. Il petrolio ha superato i 95 dollari al barile, mentre il gas naturale europeo ha registrato nuovi rialzi sulla scia delle tensioni che interessano il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi mondiali per il trasporto di greggio.

Per l'Italia, dunque, il quadro delineato dall'Ocse conferma come la stabilità energetica e geopolitica resti uno dei fattori decisivi per la crescita economica dei prossimi anni. Un eventuale aggravamento della crisi mediorientale potrebbe tradursi in un ulteriore rallentamento dell'attività produttiva e in nuove pressioni sui bilanci di famiglie e imprese.