i numeri dell'ocse
Lo shock energetico presenta il conto: in Italia Pil fermo allo 0,5%
L'inflazione torna a minacciare il potere d'acquisto mentre l'Organizzazione di Parigi ridimensiona le prospettive di crescita
La nuova impennata dei prezzi dell'energia legata alle tensioni in Medio Oriente rischia di rallentare la crescita dell'economia italiana. È l'allarme lanciato dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico nelle sue Prospettive economiche presentate oggi a Parigi, dove si evidenzia come il rincaro delle materie prime energetiche stia già influenzando consumi, investimenti ed esportazioni.
Secondo l'Ocse, il prodotto interno lordo dell'Italia dovrebbe crescere dello 0,5% nel 2026, un ritmo inferiore alle attese iniziali proprio a causa del nuovo shock energetico che grava sull'economia nazionale. L'organizzazione sottolinea che l'aumento dei costi dell'energia ridurrà il potere d'acquisto delle famiglie, frenando la spesa privata, e avrà effetti negativi anche sulla capacità di investimento delle imprese e sulla competitività delle esportazioni.
A preoccupare è soprattutto l'impatto sull'inflazione. L'Ocse osserva infatti che il rincaro dell'energia determinerà una nuova pressione sui prezzi al consumo, con il rischio di annullare i progressi registrati negli ultimi mesi sul fronte dei salari reali. In sostanza, l'aumento delle retribuzioni potrebbe essere nuovamente eroso dall'incremento del costo della vita, limitando i benefici per lavoratori e famiglie.
Lo scenario appare tuttavia leggermente più favorevole nel medio termine. Per il 2027 l'organizzazione prevede una crescita dello 0,6%, sostenuta da una graduale riduzione dei prezzi energetici e da un'attenuazione delle incertezze geopolitiche. Il miglioramento sarebbe però modesto e subordinato all'evoluzione della situazione internazionale.
Nel rapporto viene evidenziata la particolare vulnerabilità dell'Italia agli sviluppi del conflitto in Medio Oriente. Il Paese, sottolinea l'Ocse, continua a dipendere in misura significativa dalle importazioni di combustibili fossili e presenta una forte esposizione del proprio sistema produttivo ai mercati esteri. Una combinazione che rende l'economia italiana particolarmente sensibile a eventuali interruzioni delle forniture energetiche o a ulteriori aumenti dei prezzi di petrolio e gas.
L'analisi arriva in una fase in cui le quotazioni energetiche sono tornate a salire sui mercati internazionali. Il petrolio ha superato i 95 dollari al barile, mentre il gas naturale europeo ha registrato nuovi rialzi sulla scia delle tensioni che interessano il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi mondiali per il trasporto di greggio.
Per l'Italia, dunque, il quadro delineato dall'Ocse conferma come la stabilità energetica e geopolitica resti uno dei fattori decisivi per la crescita economica dei prossimi anni. Un eventuale aggravamento della crisi mediorientale potrebbe tradursi in un ulteriore rallentamento dell'attività produttiva e in nuove pressioni sui bilanci di famiglie e imprese.