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Aziende

Delfin, tregua fra Leonardo Maria Del Vecchio e Rocco Basilico: ritirati i ricorsi e sbloccato il riassetto da 10 miliardi

Del Vecchio puo' arrivare al 37,5% e rassicurare i mercati su EssilorLuxottica, Mps e Generali; l’accordo però resta preliminare

04 Giugno 2026, 19:22

19:30

Leonardo Maria Del Vecchio

Leonardo Maria Del Vecchio

In certe famiglie il potere si conta in voti. In casa Del Vecchio, invece, si misura anche in quote che valgono decine di miliardi, in assemblee combattute e in ricorsi capaci di rallentare il motore di una delle maggiori holding private d’Europa. Per questo l’intesa raggiunta tra Leonardo Maria Del Vecchio e Rocco Basilico non è una semplice ricomposizione personale: è un passaggio che alleggerisce la tensione su Delfin, il cuore finanziario dell’eredità costruita da Leonardo Del Vecchio, e che potrebbe rendere più lineare un riassetto osservato con attenzione dal mercato, dalle banche finanziatrici e da diversi protagonisti del capitalismo italiano.

Secondo quanto riportato da Forbes Italia e confermato da Reuters attraverso fonti vicine al dossier, i due eredi avrebbero raggiunto un accordo preliminare che prevede la rinuncia alle rispettive azioni legali. È un punto tutt’altro che secondario, perché proprio il contenzioso incrociato rappresentava uno degli elementi più delicati emersi nelle ultime settimane nel processo di riorganizzazione della holding lussemburghese. La cautela, tuttavia, resta necessaria: una delle fonti citate da Reuters precisa che l’accordo definitivo non sarebbe ancora stato formalizzato e che alcuni dettagli sarebbero ancora da definire.

Perché questa tregua conta più di quanto sembri

Il nodo non riguarda soltanto i rapporti tra due membri della famiglia. Delfin è il principale azionista di EssilorLuxottica, con una quota indicata intorno al 32,4% nel capitale del gruppo; detiene inoltre il 17,533% di Banca Monte dei Paschi di Siena e circa il 10% di Generali. Si tratta, in sostanza, di una cassaforte che non custodisce solo ricchezza privata, ma partecipazioni strategiche in società che incidono sugli equilibri industriali e finanziari italiani ed europei. Nel bilancio 2025 di EssilorLuxottica, la partecipazione di Delfin è riportata al 32,4%; sul sito di Mps la quota risulta pari al 17,533%; nella struttura dell’azionariato di Generali, aggiornata a maggio 2026, il gruppo Del Vecchio figura oltre la soglia del 10%.

Dentro questa architettura, il riassetto in corso è tutto fuorché marginale. Dopo la morte del fondatore, avvenuta il 27 giugno 2022, Delfin è stata ripartita in quote uguali tra otto eredi: i sei figli di Leonardo Del Vecchio, la vedova Nicoletta Zampillo e Rocco Basilico, figlio di quest’ultima nato da un precedente matrimonio. Ogni quota vale il 12,5%. Questo assetto paritario ha garantito equilibrio formale, ma ha anche reso più complessi i processi decisionali, soprattutto quando le visioni strategiche hanno iniziato a divergere.

Il cuore della partita: l’operazione da 10 miliardi

La vicenda si intreccia con il progetto che vede Leonardo Maria Del Vecchio intenzionato a rilevare il 25% detenuto dai fratelli Luca e Paola Del Vecchio. Se l’operazione sarà portata a compimento, la sua partecipazione salirebbe dal 12,5% al 37,5%, trasformandolo nel primo socio individuale della holding. L’assemblea degli azionisti di Delfin, riunita il 27 aprile 2026, ha approvato a maggioranza il trasferimento delle quote attraverso il veicolo Lmdv Fin, controllato da Leonardo Maria Del Vecchio. Secondo le fonti citate da Reuters, il valore dell’operazione è di circa 10 miliardi di euro.

In termini industriali e finanziari, questo passaggio ha una logica evidente: concentrare una quota più ampia in capo a un singolo erede può semplificare le decisioni future di Delfin, riducendo il rischio di stalli tra soci con interessi diversi. Ma proprio qui si è concentrata l’opposizione di Rocco Basilico, che ha contestato in Lussemburgo la validità della delibera assembleare, mentre Delfin ha respinto il ricorso definendolo infondato. Parallelamente, Leonardo Maria Del Vecchio aveva a sua volta contestato il diritto di Basilico alla piena proprietà della sua quota. La tregua, dunque, non ha un valore simbolico: rimuove, almeno sul piano giudiziario, due ostacoli che rendevano più accidentato il riassetto.

Le cause ritirate e il segnale al mercato

Nel mondo delle holding familiari, il contenzioso non pesa solo per i suoi effetti legali. Pesa perché trasmette al mercato un messaggio di fragilità della governance. Nel caso di Delfin, il venir meno delle azioni giudiziarie può contribuire a rassicurare non soltanto gli altri soci, ma anche i soggetti chiamati a sostenere il riassetto sul piano finanziario. La rinuncia ai ricorsi, infatti, riduce l’incertezza attorno a un’operazione di grandi dimensioni, che richiede una struttura robusta, tempi credibili e una cornice societaria meno esposta a contestazioni.

Questo non significa che ogni tensione sia svanita. Le informazioni disponibili suggeriscono piuttosto una distensione operativa, utile a disinnescare il conflitto più immediato, ma non necessariamente sufficiente a cancellare divergenze più profonde sul futuro della holding. Anche per questo la formula più corretta resta quella della prudenza: siamo davanti a un accordo preliminare, non ancora a una chiusura definitiva di tutti i fronti.

Il nodo del finanziamento: banche, dividendi e garanzie

Per comprare il 25% di Luca e Paola Del Vecchio, Leonardo Maria Del Vecchio ha bisogno di una leva finanziaria imponente. Reuters ha riferito che l’erede avrebbe raggiunto un’intesa preliminare con alcune banche per un prestito da 10 miliardi di euro, mentre Forbes Italia indica tra gli istituti coinvolti UniCredit, BNP Paribas e Crédit Agricole. Il perimetro definitivo del finanziamento e la sua struttura completa non sono stati resi pubblici in ogni dettaglio, ma il disegno appare chiaro: costruire un pacchetto di risorse sufficiente a sostenere il passaggio delle quote senza alterare la stabilità della cassaforte.

Per rendere l’operazione sostenibile, l’assemblea di Delfin ha anche approvato una politica di distribuzione dei dividendi più generosa, fino all’80% degli utili nel triennio 2025-2027, scelta pensata per rafforzare i flussi di cassa. È un tassello chiave: più dividendi significano maggiore capacità di servizio del debito, quindi una struttura più appetibile per le banche chiamate a finanziare l’operazione. Anche su questo punto, però, si erano concentrate contestazioni da parte di Rocco Basilico, che aveva criticato la delibera insieme al trasferimento delle quote. Il venir meno del braccio di ferro giudiziario rende ora questo percorso meno esposto a scossoni.

La questione Nicoletta Zampillo e il peso degli equilibri familiari

A rendere il quadro ancora più delicato, nelle scorse settimane si era aggiunta la posizione di Nicoletta Zampillo, vedova del fondatore e madre di Leonardo Maria Del Vecchio e Rocco Basilico. Secondo Forbes Italia, la sua scelta di voler revocare una precedente rinuncia a una parte della quota destinata a favore del figlio Rocco aveva riaperto un ulteriore fronte di tensione tra gli eredi. Anche la Repubblica ha riferito di una comunicazione inviata a Delfin con cui Zampillo sosteneva l’inefficacia dell’usufrutto a favore di Basilico, aggiungendo un ulteriore elemento di complessità nella lettura dei rapporti interni alla famiglia.

Questa dimensione familiare non è un dettaglio laterale: è il punto in cui, in una holding patrimoniale come Delfin, si saldano diritto successorio, governance societaria e potere economico. La vicenda mostra con particolare chiarezza quanto sia difficile trasformare un’eredità costruita da un fondatore carismatico in un sistema decisionale stabile quando i diritti sono distribuiti in modo paritario ma le strategie dei singoli eredi non coincidono.

Cosa cambia adesso per Delfin

Nel breve termine, il beneficio più concreto della tregua è la riduzione del rischio procedurale. Un conto è negoziare un’operazione miliardaria con una causa aperta davanti alle autorità lussemburghesi; un altro è farlo in un quadro meno litigioso. Se davvero il ritiro delle azioni legali sarà confermato nei termini anticipati dalle fonti, Leonardo Maria Del Vecchio avrà un terreno più favorevole per completare il finanziamento e chiudere l’acquisizione delle quote dei fratelli.

Nel medio periodo, invece, la questione è più ampia: la possibile salita al 37,5% darebbe a Leonardo Maria Del Vecchio una centralità molto maggiore nella governance della holding, pur senza consegnargli da solo il controllo assoluto. In altre parole, la struttura resterebbe formalmente plurale, ma il peso politico del primo azionista individuale cambierebbe sensibilmente. È qui che il riassetto può avere conseguenze più profonde: non tanto perché modifichi automaticamente la strategia di Delfin, quanto perché rende più leggibile la catena decisionale di una cassaforte che siede nei dossier chiave di EssilorLuxottica, Mps e Generali. Questa è un’inferenza basata sulla nuova distribuzione delle quote ipotizzata dalle fonti disponibili.

L’effetto sulle partecipazioni strategiche

È importante distinguere il piano proprietario da quello industriale. L’accordo tra gli eredi non modifica di per sé le partecipazioni detenute da Delfin nelle società partecipate. EssilorLuxottica continua ad avere in Delfin il suo azionista di riferimento; Mps continua a registrare la quota della holding oltre il 17,5%; Generali resta uno dei dossier in cui il peso della cassaforte della famiglia Del Vecchio è osservato con particolare attenzione. Ma la maggiore stabilità interna di Delfin può incidere sul modo in cui queste partecipazioni verranno gestite, sul grado di coesione nelle scelte future e sulla capacità della holding di muoversi con una linea più compatta. Anche in questo caso, si tratta di una valutazione ragionata a partire dalla struttura azionaria e dal venir meno del contenzioso.

Per i lettori e per il mercato, il punto cruciale è proprio questo: non siamo davanti a una storia privata confinata nel perimetro di una successione. Delfin è una piattaforma di influenza economica che tocca la grande industria dell’occhialeria, il sistema bancario e quello assicurativo. Ogni cambiamento nei suoi equilibri interni ha quindi un significato che supera la cronaca ereditaria.

Una tregua utile, ma non ancora l’ultima parola

La notizia dell’intesa tra Leonardo Maria Del Vecchio e Rocco Basilico va letta per quello che è: un passaggio importante, probabilmente decisivo per disinnescare l’emergenza giudiziaria, ma non ancora l’atto finale della vicenda. Restano da verificare la formalizzazione completa dell’accordo, la chiusura del pacchetto di finanziamento e il completamento dell’operazione di acquisto del 25% in mano a Luca e Paola Del Vecchio. Solo allora sarà possibile capire se la tregua si trasformerà davvero in una nuova architettura stabile del potere dentro Delfin.

Per ora, però, un dato è chiaro. In una stagione in cui il capitalismo italiano continua a essere attraversato da partite azionarie complesse, il disgelo dentro la famiglia Del Vecchio alleggerisce uno dei dossier più sensibili dell’anno. E quando una holding che vale il controllo del 32,4% di EssilorLuxottica, il 17,533% di Mps e circa il 10% di Generali torna anche solo un poco più prevedibile, non è mai una notizia che riguarda soltanto gli eredi.