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il caso

L'effetto Musk acceca la Borsa: perché Wall Street ignora i numeri e insegue il mito

La "sindrome da scarsità" spinge la domanda a livelli febbrili. I grandi fondi istituzionali scommettono sul fondatore accettando utili futuri incerti pur di entrare nell'Ipo del secolo

11 Giugno 2026, 18:40

L'effetto Musk acceca la Borsa: perché Wall Street ignora i numeri e insegue il mito

A Wall Street il cielo non è mai stato così caro. Con una valutazione implicita di 1.780 miliardi di dollari e una raccolta di capitale da 75 miliardi, il debutto in Borsa di SpaceX (ticker "SPCX") infrange ogni primato, superando persino la colossale IPO di Saudi Aramco del 2019. Eppure, dietro i numeri monumentali e l’entusiasmo febbrile degli investitori istituzionali — che hanno già intasato il libro ordini con richieste oltre i 250 miliardi — si profilano nubi dense sui fondamentali economico-finanziari della società.

La grande illusione del prezzo e lo scontro sui fondamentali
Il primo e più severo segnale d’allarme arriva da Morningstar, che stima un fair value per azione intorno a 63 dollari, lontanissimo dai 135 dollari fissati per il collocamento. Questo scarto abissale tra aspettative e valore intrinseco alimenta accuse di "forte speculazione": la valutazione odierna non fotografa soltanto l’attività esistente, ma ingloba scenari di ottimismo estremo su tecnologie non ancora redditizie, quali intelligenza artificiale, data center orbitali e la navicella Starship. A raffreddare ulteriormente gli ardori è lo stesso prospetto, che prevede per i nuovi azionisti una maxi-diluizione immediata di 126,13 dollari per azione, pari al 93,4% rispetto al valore patrimoniale netto pro forma. Un monito tecnico che richiama la regola aurea della finanza: comprare un’azienda eccellente a un prezzo eccessivo raramente si traduce in un buon investimento.

Crescita stellare, ma il bilancio sanguina
L’indiscussa supremazia operativa di SpaceX — che nel 2025 ha concentrato oltre il 80% della massa lanciata in orbita a livello globale — maschera conti in forte tensione. A fronte di ricavi in forte progresso, saliti a 18,674 miliardi di dollari (+33,2% sul 2024), la società di Hawthorne ha chiuso il 2025 con una perdita netta di 4,276 miliardi e un risultato operativo negativo per 2,589 miliardi. A gravare sui conti è l’impennata delle spese in ricerca e sviluppo (8,643 miliardi) e la poderosa iniezione di capitali nelle infrastrutture del segmento Space, il cui rosso operativo tocca 657 milioni.

Il paradosso Starlink: ricavi in aumento, margini in bilico
Spogliata della narrativa marziana, l’architettura economica di SpaceX poggia su Starlink (segmento Connectivity), che nel 2025 ha generato la quota maggiore dei ricavi (11,387 miliardi) e un utile operativo di 4,423 miliardi. Anche questo presunto "porto sicuro", però, scricchiola sotto il peso dell’espansione. Nonostante gli abbonati siano balzati a 10,3 milioni nel primo trimestre 2026, l’aggressività commerciale ha presentato il conto: l’ARPU mensile è sceso da 86 a 66 dollari su base annua trimestrale, costringendo l’azienda a difendere i margini con determinazione per inseguire la scala globale. A complicare il quadro è il duello sulle dimensioni effettive del mercato: se SpaceX ipotizza un potenziale indirizzabile di 1.600 miliardi di dollari, Morningstar ridimensiona drasticamente la stima a 129 miliardi.

Governance: gli azionisti mettono i soldi, Musk detiene il potere
Accanto ai dubbi contabili, pesa un rischio strategico legato alla struttura di controllo. Con azioni di Classe B dotate di 10 voti ciascuna, Elon Musk manterrà circa il 83,6% del potere di voto, consolidando SpaceX come "controlled company" poco permeabile alle consuete pressioni della minoranza. Chi compra in IPO fornisce capitale vitale, ma resta sostanzialmente privo di potere decisionale. Uno squilibrio tanto marcato da spingere la senatrice Elizabeth Warren a chiedere l’intervento della SEC per rinviare l’operazione a tutela degli investitori.