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la sentenza

Airbag letali: Opel condannata a "salvare" i suoi clienti. I modelli "richiamati"

Da Corsa ad Astra e Zafira. Tutto quello che devi fare se guidi un'Opel: la sostituzione è gratuita

12 Giugno 2026, 20:29

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Airbag letali: Opel condannata a "salvare" i suoi clienti. I modelli "richiamati"

Il dispositivo salvavita per eccellenza, l’airbag, può tramutarsi in un proiettile letale proprio quando dovrebbe proteggere. È l’essenza dell’emergenza legata agli airbag Takata, uno dei richiami più vasti e gravi nella storia dell’automotive secondo la NHTSA, l’autorità federale statunitense di sicurezza stradale.

In Italia la vicenda conosce una brusca accelerazione con una decisione del Tribunale di Torino che chiama in causa Opel. Un difetto tecnico di proporzioni enormi è alla base del caso. L’esposizione prolungata a calore e umidità degrada il propellente degli airbag Takata: in caso d’urto, un’esplosione anomala del generatore di gas può frantumare il modulo, proiettando schegge metalliche contro conducente e passeggeri, con conseguenze potenzialmente fatali.

I numeri nazionali delineano un quadro da emergenza di salute pubblica. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti stima che circa 1,25 milioni di veicoli con questi dispositivi difettosi circolino ancora sulle nostre strade, a fronte di un totale di circa 4 milioni coinvolti nella campagna di richiamo in Italia.

Nel perimetro specifico di Opel, le associazioni dei consumatori indicano cifre rilevanti: l’azione inibitoria in corso riguarda circa 300.000 vetture della casa tedesca e risultano documentati ordini di blocco per circa 24.000 auto, su quasi mezzo milione originariamente equipaggiate con il sistema incriminato.

Il 13 febbraio 2026, la Sezione specializzata in materia d’impresa del Tribunale di Torino ha dichiarato ammissibile un’azione inibitoria proposta da Altroconsumo (unitamente ad altre associazioni) contro Stellantis N.V., Groupe PSA Italia S.p.A. e Opel Automobile GmbH. L’udienza di merito è fissata per ottobre 2026, ma il giudice ha già accolto il ricorso cautelare, imponendo misure stringenti e immediate a tutela degli utenti.

La pronuncia stabilisce che la semplice attivazione di un richiamo non è sufficiente se la comunicazione è frammentaria. Il costruttore è tenuto a ricercare attivamente i proprietari tramite PEC o raccomandata, a pubblicare avvisi sui quotidiani e, soprattutto, a mettere a disposizione gratuitamente un’auto sostitutiva (o un servizio di mobilità alternativa) entro sette giorni dalla richiesta, sostenendo anche le spese del carro attrezzi.

Particolare rilievo assume la gestione dell’avviso “Stop Drive” (in Opel identificato con il codice KU3). Il tribunale esige che l’informazione sia inequivocabile: chi riceve lo “Stop Drivenon deve in alcun modo avviare il motore, nemmeno per raggiungere l’officina. Un comportamento affrettato, come guidare fino al riparatore, costituisce secondo la stessa Opel un “serio rischio per la sicurezza”.

Sotto osservazione figurano diversi modelli — con periodi di produzione differenti — tra cui Astra, Vectra, Cascada, Zafira, Meriva, Mokka, Signum e Corsa. Tuttavia, la verifica definitiva non si basa sul modello, bensì sul codice VIN (numero di telaio), da controllare sul portale ufficiale Opel: è la regola d’oro ribadita sia dalle associazioni sia dalla casa madre. Il controllo tramite VIN è cruciale soprattutto per chi ha acquistato un’auto usata di recente e potrebbe non essere ancora presente nei database aziendali, rischiando così di non ricevere le comunicazioni ufficiali.

Se dall’esito della verifica compare l’avviso “Stop Drive”, la procedura è una sola: fermare immediatamente il veicolo, contattare la linea dedicata 800598942 e usufruire della riparazione gratuita e delle soluzioni di trasporto alternative senza alcun costo, a prescindere dallo stato della garanzia.