l'accordo
Via libera alla fusione da 111 miliardi tra Paramount e Warner: la rivolta di Hollywood contro l'impero dello streaming
Superato l'esame dell'Antitrust USA, ma la California del procuratore Rob Bonta promette battaglia sui tagli al lavoro e sull'aumento dei prezzi
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha scelto di non ostacolare la fusione tra Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery, un’operazione dal valore stimato tra 110 e 111 miliardi di dollari.
L’assenza di un intervento federale attenua il rischio di un immediato stop, ma non chiude la partita: il confronto sul controllo del mercato globale dei media si sposta ora sui procuratori generali degli Stati e sulle autorità antitrust estere, pronte a intervenire.
I termini dell’accordo prevedono per gli azionisti di Warner Bros. Discovery un corrispettivo di 31 dollari per azione in contanti, pari a un premio del 147% rispetto alle quotazioni precedenti all’annuncio.
L’aggregazione ha ottenuto ad aprile un via libera schiacciante, con oltre 1,7 miliardi di voti favorevoli.
In parallelo, tuttavia, gli investitori hanno respinto sonoramente il maxi-compenso del management: più di 1,4 miliardi di voti contrari hanno bocciato il pacchetto retributivo di David Zaslav.
Mentre la finanza brinda a promesse di oltre 6 miliardi di dollari in presunte “sinergie” operative, tra i lavoratori cresce l’allarme. In molti leggono in quelle sinergie il preludio a tagli occupazionali e a un restringimento del pluralismo editoriale e creativo.
Più di mille professionisti di Hollywood, tra attori, sceneggiatori e registi, hanno già sottoscritto una lettera aperta contro i rischi di un nuovo monopolio, con il sostegno anche delle associazioni degli esercenti cinematografici.
A guidare la controffensiva politica è la California, dove il procuratore generale Rob Bonta ha annunciato una revisione “vigorosa” e indipendente per scongiurare il calo dei salari, l’aumento dei prezzi per i consumatori e un eccessivo consolidamento nello streaming.
L’iniziativa ha raccolto l’appoggio di 34 membri del Congresso californiano e dei sindacati di categoria.
Nel tentativo di disinnescare le critiche, Paramount, sotto la guida di David Ellison, ha assicurato che continuerà a privilegiare l’uscita in sala dei film, con una finestra esclusiva minima di 45 giorni prima del passaggio allo streaming, estendibile fino a 90 giorni per i titoli di maggiore successo. Resta però da verificare se, a operazione conclusa, tali impegni resisteranno alla prova dei conti trimestrali e agli oneri del debito.