passo avanti
La fine del tabù digitale: pagare un caffè con la carta non sarà più un salasso per chi incassa
Crescono i pagamenti elettronici in Italia, ma l'obbligo del POS spaventava i piccoli. Ora arriva la svolta sui costi quotidiani
Alle otto del mattino, in qualunque bar di quartiere, il gesto è diventato riflesso: appoggiare carta o smartphone sul terminale per saldare un caffè e una brioche. Per il cliente è questione di istanti; per l’esercente, invece, quel tocco invisibile apre da anni la stessa domanda: quanto incide davvero un pagamento da 2, 5 o 10 euro sui margini?
È in questo scarto tra la semplicità dell’acquisto e l’erosione dei ricavi che si inserisce la svolta dell’intesa sui pagamenti elettronici firmata presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF). Un accordo che prova a ricalibrare costi e tutele in un mercato ormai dominato dal digitale.
Il sorpasso è nei numeri: nel 2024 i pagamenti elettronici hanno toccato 481 miliardi di euro (+8,5%), pari al 43% dei consumi, superando di fatto il contante, fermo al 41%. Con 3,5 milioni di POS installati, l’accettazione delle carte è divenuta infrastruttura essenziale del commercio. In questo quadro, l’obiettivo della misura varata al MEF è chiaro: evitare che l’obbligo di accettare pagamenti digitali si trasformi in un onere insostenibile per bar, edicole, artigiani e piccoli negozi. La platea tutelata è definita: operatori economici e professionisti con ricavi o compensi fino a 400.000 euro, la fascia con minore potere contrattuale rispetto alle grandi catene e quindi più esposta ai listini di banche e circuiti. Il cuore dell’accordo riguarda i micropagamenti.
La soglia dei 30 euro è strategica, perché concentra gran parte delle transazioni quotidiane (colazioni, farmaci da banco, tabacchi, pranzi veloci), dove i margini sono ridotti. ABI e APSP si impegnano a sollecitare gli associati a contenere i costi in questa fascia. La spinta più decisa, però, è sui pagamenti sotto i 10 euro, per i quali il protocollo chiede offerte “significativamente competitive”. Non si tratta di un tetto imposto per legge, ma di un forte impulso concorrenziale.
E i primi effetti sono già visibili: secondo un’analisi collegata all’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, 26 offerte su 27 hanno azzerato le commissioni sui pagamenti fino a 10 euro, articolando i corrispettivi in scaglioni (0-10, 10-30 e oltre 30 euro).
Pur non essendo ancora universale il costo zero per tutti i commercianti, si sta affermando uno standard che spinge il mercato verso soluzioni sensibilmente più vantaggiose.
Un altro fronte cruciale è la trasparenza. Decifrare il costo reale di un POS tra canoni, percentuali sul transato, oneri fissi e differenze per tipologia di carta è stato finora un labirinto. L’accordo introduce uno schema standard di sintesi delle condizioni commerciali, rendendo le offerte finalmente comprensibili e comparabili.
In un settore complesso, la chiarezza diventa leva di concorrenza: potendo confrontare con facilità i prezzi, il piccolo esercente può scegliere il fornitore più adatto alle sue esigenze. Il contesto normativo ha già alzato l’asticella: dal 30 giugno 2022, chi rifiuta un pagamento elettronico è soggetto a una sanzione di 30 euro, aumentata del 4% dell’importo della transazione.