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Il piano

La Sicilia come "hub energetico": l’infrastruttura sarebbe pronta, se non fosse stato per un ricorso

Il boom di richieste di nuovi impianti e i piani di Terna e Regione

17 Giugno 2026, 04:33

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Si parla tanto di Sicilia hub energetico del Mediterraneo e poi, di fronte al fatto che la rete interna ancora non sia capace di assorbire tutta l’energia a basso costo oggi generata da 6 GW installati di eolico e fotovoltaico, e che ci siano richieste di allaccio alla rete per 70 GW e pratiche in istruttoria fra Cts e Regione per 30 GW, ci fa chiedere come sia possibile avere obiettivi così ambiziosi. Eppure sono già a portata di mano. E non è una contraddizione. Il Piano di Terna, concordato con la Regione, ha origini nel 2012 ed è stato via via implementato seguendo proprio lo sviluppo delle rinnovabili per assecondarlo. Il punto di partenza è il fatto che l’energia intermittente “verde” prodotta in Sicilia occidentale, dove si trova la maggior parte degli impianti, non può ancora essere trasferita in Sicilia orientale, dove si trova la maggiore richiesta di energia da parte delle grandi industrie, in testa le raffinerie e i petrolchimici. Il Piano ha previsto un’azione “a tenaglia”.

Da un lato il cavidotto sottomarino “Sorgente-Rizziconi”, inaugurato nel 2016 dall’allora premier Matteo Renzi, porta nell’Isola l’energia eolica in surplus prodotta in Calabria. Questa, grazie anche al nuovo elettrodotto “Paternò-Pantano-Priolo”, può ora arrivare fino ai poli industriali, ma è pur sempre un apporto limitato, che sarà integrato dal nuovo cavidotto “Bolano-Annunziata” (che potenzierà il collegamento tra le due sponde dello Stretto di Messina) e, in futuro nelle previsioni del nuovo Piano di investimenti, dal cavidotto sottomarino fra Priolo e Rossano Calabro. Questa “smart grid” orientale doveva essere completata dalla magliatura rappresentata dall’“autostrada interna”, cioè l’elettrodotto “Chiaramonte Gulfi-Ciminna” deputato a chiudere l’anello a 380 kV fra Ovest e Est della Sicilia. Se il Consiglio di Stato nel 2018 non avesse accolto il ricorso di una cittadina, oggi questa infrastruttura fondamentale per l’Isola sarebbe già in funzione. Invece si è dovuto rifare tutto l’iter daccapo e oggi finalmente Terna ha potuto avviare i cantieri da 230 milioni. Si dovrà attendere almeno il 2028 per vederne i frutti in bolletta. Infatti, nel frattempo si sta completando il resto del Piano. Entro l’anno entrerà in funzione il cavidotto sottomarino “Tyrrhenian Link” ramo Est fra Termini Imerese e la Campania, a seguire sarà attivato il ramo Ovest fra Termini e la Sardegna. E a Sud Terna e Steg poseranno il cavidotto “Elmed” fra Tunisia e Sicilia, cofinanziato dall’Ue. In sostanza, quando il “Chiaramonte-Ciminna” entrerà in funzione, l’intera rete dell’Isola sarà in grado di assorbire tutta l’energia da fonti rinnovabili prodotta non solo in Sicilia e in Calabria, ma anche quella che arriverà dal Nord Africa.

A quel punto sarà pienamente attivabile il Prezzo unico zonale, cioè il nuovo Pun stabilito solo per la Sicilia. Oggi il dato è falsato dal fatto che, dovendo distaccare spesso dalla rete gli impianti eolici e fotovoltaici quando producono troppo, e non disponendo di sufficienti “accumuli” nei quali immagazzinare il surplus di “green” per usarla quando serve, il sistema è costretto a tenere sempre a pieno regime le costose e inquinanti centrali termoelettriche. E questa è una delle componenti del caro-bollette in Sicilia. Che potrebbe essere risolto anche intervenendo su altri due fronti: ridurre i consumi domestici assegnando veri incentivi a fondo perduto per l’installazione di pannelli sui tetti delle case, e dotando tutte le dighe di impianti idroelettrici con pompaggi e accumuli, dando così stabilità alla rete.

Un ulteriore modo di sfruttare il surplus di energia rinnovabile sarà la produzione di idrogeno “verde”. In tal senso l’assessore regionale all’Energia, Francesco Colianni, ha pubblicato l’apposito bando da 31 milioni con l’obiettivo di riconvertire gli impianti industriali altamente energivori e inquinanti.