Aziende
Delfin, attesa per l'assemblea del 30 giugno: quanti voti occorrono per il riassetto voluto da Leonardo Del Vecchio
L'assemblea puo' anche sancire lo spacchettamento della holding o riaccendere contenziosi in Lussemburgo
Si profilano più scenari all’assemblea di Delfin del 30 giugno, con all’ordine del giorno l'approvazione del bilancio consolidato 2025 con l’utile dell’anno, stimato in circa 1,2 miliardi. Il secondo punto riguarda la destinazione a dividendo di quei profitti. Secondo le regole della holding il tetto della distribuzione è limitato al 10% ma la famiglia, con sei voti su otto, ad aprile aveva espresso l’intenzione di alzare il livello all’80%. L’assemblea, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, sarà un test per la tenuta del consenso familiare. Per approvare i conti bastano cinque voti favorevoli su otto. Diverso è il caso dei dividendi dove sono necessari sei voti su otto.
Se ci sarà il via libera con almeno sei voti su otto allora sarà possibile riprendere a discutere del riassetto pensato da Leonardo Maria, con la rinuncia a tutti i contenziosi e l'acquisto del 25% di Delfin dai fratelli Luca e Paola, cosa che porterebbe il quarto figlio del fondatore Leonardo Del Vecchio al 37,5% della holding. Certo, il percorso resterebbe comunque complesso ma i nuovi elementi sarebbero utili alle banche finanziatrici, ai fondi ed allo stesso board di Delfin per uno schema più condiviso. Il secondo scenario, evidenzia ancora il Corriere della Sera, è più estremo. Nel caso in cui i rapporti in famiglia tornassero a inasprirsi e gli otto azionisti non arrivassero neanche ad approvare il bilancio, i consiglieri dovrebbero procedere alla nomina di un commissario liquidatore di Delfin. Che a questo punto potrebbe venire «spacchettata», attribuendo ai fratelli Claudio, Marisa, Paola, Leonardo Maria, Luca, Clemente e Rocco Basilico più Nicoletta Zampillo un ottavo di tutte le partecipazioni.
Non è neanche da escludere che si arrivi a uno scenario intermedio. Vale a dire che l’assemblea approvi il bilancio ma non l’innalzamento del tetto dei dividendi. Cosa che metterebbe in difficoltà il progetto di Leonardo Maria Del Vecchio. Nello scenario si innesta anche, secondo quanto riporta il quotidiano La Stampa, una vicenda giudiziaria che vede al centro la figura del gérant Mario Notari. Tra gennaio e febbraio, Luca, Clemente e Paola Del Vecchio, insieme a Rocco Basilico, hanno promosso davanti al Tribunale d’Arrondissement del Lussemburgo due azioni speculari, contro Delfin e contro lo stesso Notari, chiamando in causa gli altri gérants e soci. I ricorsi non si limitano a chiedere l’annullamento della delibera assembleare del 25 novembre e la revoca giudiziale per giusta causa del professionista ma sferrano un attacco frontale all’architettura stessa della holding.
