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Stime

Vola la filiera avicola italiana: consumi record e forte riduzione dell'uso di antibiotici

Registrato un fatturato da 9,7 miliardi nel 2025 con produzione e consumi ai massimi storici

23 Giugno 2026, 12:00

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Vola la filiera avicola italiana: consumi record e forte riduzione dell'uso di antibiotici

Produzione in crescita e consumi ai massimi storici per la filiera avicola italiana che, con un fatturato di 9,7 miliardi di euro nel 2025, rappresenta uno dei comparti più rilevanti dell’agroalimentare.

Secondo i dati presentati da Unaitalia, l’associazione dei produttori di carni avicole e uova, in occasione dell’Assemblea, la produzione nazionale di carni avicole è aumentata dell'1,73% rispetto al 2024, mentre i consumi pro-capite hanno raggiunto il massimo storico di 22,47 kg (+1,91%), confermandone il ruolo centrale nelle abitudini alimentari degli italiani.

Oggi nove italiani su dieci le consumano e il comparto rappresenta il 44% degli acquisti complessivi di carne delle famiglie.

Crescita che si accompagna a un elevato livello di autosufficienza produttiva pari al 105,1%, che consente alla filiera di contribuire in modo significativo alla stabilità degli approvvigionamenti alimentari nazionali.

Andamento positivo anche per le uova che, secondo i dati Ismea, crescono del 5% a valore e del 7,4% a volume; i consumi raggiungono 234 uova pro-capite, in aumento del +7,3% rispetto all’anno precedente.

«I risultati sono in linea con le principali tendenze internazionali - fa sapere il presidente di Unaitalia, Antonio Forlini - le stime Ocse/Fao indicano, infatti, che oltre la metà della crescita dei consumi mondiali di carne prevista entro il 2030 sarà assorbita dalle produzioni avicole, a conferma della loro crescente importanza nei sistemi alimentari globali».

Circa 64 mila addetti la filiera avicola genera un valore composto da 6,2 miliardi di euro dalle carni avicole e da 3,73 miliardi di euro dal comparto delle uova.

Alla base di questi risultati un modello che ha consentito di conseguire risultati significativi anche sul fronte della sostenibilità, come dimostrano la diminuzione del 96% nell’utilizzo di antibiotici negli allevamenti nell’ultimo decennio e una quota pari al 35% della produzione nazionale che risponde a standard di benessere animale superiori ai requisiti minimi previsti dalla normativa.