LO SCOSSONE
Ferrovie, Donnarumma lascia: dopo lo strappo con Salvini si apre il totonomi per la guida di Fs
Il manager si sarebbe dimesso al termine di un vertice con il ministro dei Trasporti. In pole per la successione Strisciuglio, ma pesa il processo Brandizzo. In corsa anche Lo Bosco e un profilo dal mondo Cdp
L'avventura di Stefano Donnarumma alla guida di Ferrovie dello Stato è arrivata al capolinea. Secondo quanto filtra da fonti vicine al dossier, il manager si sarebbe dimesso ieri al termine di un vertice con il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, convocato per chiudere una fase di tensione crescente tra l'azienda e il governo.
Donnarumma, arrivato alla guida del gruppo due anni fa proprio per volontà di Salvini, era da tempo in rotta con il ministero dell'Economia, azionista di Fs, e doveva gestire un clima interno sempre più pesante. Solo ieri si erano dimessi anche il direttore finanziario Fabio Paris e, nei giorni precedenti, due consiglieri del cda, tra cui Tiziana De Luca, dirigente del Tesoro e vicecapo di gabinetto del ministro Giancarlo Giorgetti. Una serie di addii che, secondo le stesse fonti, avrebbe convinto l'ad che la sua posizione fosse ormai compromessa.
Nelle ultime ore si sarebbe discusso anche dell'entità della buonuscita, che da contratto si aggirerebbe attorno a 1,5 milioni di euro, anche se le richieste del manager sarebbero superiori. Nelle settimane scorse a Donnarumma non era riuscito il tentativo di un passaggio a Fibercop, la società della rete ex Tim, ipotesi che resta sul tavolo come possibile destinazione futura.
Il totonomi per la successione
Sul tavolo di Salvini ci sarebbe già un nome in pole position: quello di Gianpiero Strisciuglio, attuale amministratore delegato di Trenitalia, già al vertice di Rfi prima dell'attuale incarico. La sua nomina, tuttavia, non sarebbe priva di complicazioni: il manager è atteso a processo per la strage ferroviaria di Brandizzo dell'agosto 2023, un fascicolo che potrebbe pesare sulla discussione politica intorno al suo nome.
Tra le alternative circola anche quello di Dario Lo Bosco, amministratore delegato di Italferr, la società di ingegneria del gruppo Fs, già passato in precedenza alla presidenza di Rfi: un identikit con curriculum interno solido, che lo accrediterebbe come profilo di continuità rispetto alla gestione uscente. Non è escluso, secondo alcune indiscrezioni, che la partita possa allargarsi anche a un manager esterno al gruppo, magari proveniente dal mondo Cassa Depositi e Prestiti, primo azionista indiretto di peso nel sistema delle partecipate statali.
La partita si inserisce in un quadro più ampio di scossoni nelle grandi partecipate pubbliche, dopo la mancata conferma di Roberto Cingolani alla guida di Leonardo. Il dossier Fs arriva inoltre in un momento delicato per il gruppo, alle prese con l'imponente piano cantieri dell'estate 2026, che il ministero dei Trasporti segue con particolare attenzione per scongiurare disservizi sulla rete.