economia
Arriva l'euro digitale: cos'è e perché cambierà i nostri pagamenti
Non è una criptovaluta, ma l'equivalente elettronico del contante garantito dalla BCE. Ecco a cosa serve e come difenderà la sovranità europea
La commissione per i Problemi economici e monetari (ECON) del Parlamento europeo ha concesso un primo, significativo via libera politico alla nascita dell’euro digitale. Si tratta di un passaggio strategico per l’Unione europea, che punta a una possibile prima emissione entro il 2029.
Ma di che cosa si tratta esattamente, e perché Bruxelles considera questa innovazione così urgente? Anzitutto, l’euro digitale non sarà una criptovaluta né un “token speculativo”. È, in termini concreti e sicuri, una versione elettronica della moneta della banca centrale, emessa dall’Eurosistema e garantita direttamente dalla Banca centrale europea (BCE).
Nelle intenzioni del legislatore comunitario, costituirà l’equivalente digitale del contante: una moneta pubblica denominata in euro.
Un’ulteriore rassicurazione riguarda la sua natura: non si tratterà di una “moneta programmabile” in modo invasivo. In altre parole, non funzionerà come un voucher con limiti su come, dove o con chi spendere il denaro, preservando la libertà di spesa dei cittadini.
Il progetto, inoltre, non è concepito per eliminare il contante fisico né per sostituire le banche commerciali, ma per affiancarle. La distribuzione avverrà tramite istituti di credito e prestatori di servizi autorizzati, che faranno da intermediari tra la moneta pubblica e gli utenti finali.
Sul piano pratico, l’euro digitale sarà pensato per i pagamenti di tutti i giorni: acquisti nei negozi, transazioni online e trasferimenti tra privati. I servizi essenziali, come l’apertura del conto e l’esecuzione dei pagamenti, saranno gratuiti, e l’utilizzo sarà possibile sia in modalità online sia offline.
Proprio i pagamenti offline garantiranno un livello di riservatezza “simile al contante”: i dati della transazione resteranno noti esclusivamente a chi paga e a chi riceve, senza tracciamento.
Sotto il profilo politico, la parola chiave è “sovranità”, o “autonomia strategica”. Oggi, quando un cittadino europeo paga con carta o smartphone, i flussi passano spesso su infrastrutture non europee. I numeri lo confermano: il 61% delle transazioni con carta nell’area euro transita su schemi internazionali e 13 Paesi su 20 dipendono da circuiti esteri. L’obiettivo dell’euro digitale è proprio questo: offrire un’opzione di pagamento digitale pienamente paneuropea, riducendo la dipendenza da soggetti extra-UE e mantenendo il controllo sui “binari” del denaro elettronico nel continente.
Con questo primo “semaforo verde”, l’Unione europea avanza dunque verso un’infrastruttura di pagamento più resiliente, inclusiva e coerente con le proprie priorità strategiche, senza rinunciare a tutela della privacy, libertà di utilizzo e complementarità con il contante e il sistema bancario esistente.