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La frenata di OpenAI: niente Borsa dopo la fredda lezione di SpaceX

I mercati non accettano più super-valutazioni per le aziende lontane da una redditività stabile. Così la startup di ChatGPT, spaventata dalla volatilità del titolo SPCX, sceglie la cautela e ritira i piani per quest'anno

27 Giugno 2026, 00:16

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La frenata di OpenAI: niente Borsa dopo la fredda lezione di SpaceX

La marcia di OpenAI verso Wall Street subisce un brusco rallentamento, rientrando entro confini di più severo realismo finanziario e sotto l’ombra ingombrante del recente esordio in Borsa di SpaceX.

Pur avendo comunicato l’8 giugno 2026 di aver depositato in via confidenziale presso la SEC il modulo S-1, la società guidata da Sam Altman potrebbe far slittare al 2027 l’attesa quotazione da 1.000 miliardi di dollari.

Il riposizionamento arriva, paradossalmente, nel momento di massima solidità sul fronte legale: il 18 maggio 2026 una giuria federale in California ha respinto in via definitiva la causa intentata da Elon Musk contro Altman, Greg Brockman e Microsoft, rimuovendo un rilevante fattore di rischio giudiziario.

Archiviato il contenzioso, però, lo sguardo dei futuri azionisti si è spostato con decisione sui fondamentali economici.

I dati più recenti descrivono un gruppo in fortissima espansione, ma con necessità di capitale imponenti: nel solo primo trimestre del 2026 OpenAI ha registrato un cash burn di 3,7 miliardi di dollari, a fronte di 5,7 miliardi di ricavi, mentre la spesa prevista per la capacità di calcolo potrebbe raggiungere i 600 miliardi entro il 2030.

Il vero campanello d’allarme è arrivato dal debutto al Nasdaq di SpaceX, il 12 giugno 2026.

Malgrado una raccolta record fino a 85,7 miliardi di dollari, la successiva volatilità del titolo (SPCX) ha segnalato che il mercato pubblico non è più disposto ad accettare acriticamente valutazioni estreme e narrazioni senza confini per aziende ancora distanti da una redditività stabile.

Quotarsi oggi significa mettere a nudo ogni voce di bilancio — dal consumo di cassa ai margini operativi — davanti a investitori assai meno pazienti dei fondi privati. A complicare il quadro interviene anche il tema della liquidità.

Il calendario delle grandi offerte tecnologiche del 2026 è ormai affollato: Anthropic ha presentato i documenti il 1° giugno, seguita a ruota da OpenAI, mentre l’operazione SpaceX ha già drenato risorse ingenti, in un anno in cui il totale globale delle IPO potrebbe sfiorare i 160 miliardi di dollari. L’appetito degli investitori rischia, dunque, di farsi più selettivo.

In questo contesto, i consulenti di OpenAI avrebbero suggerito una strategia attendista. Posticipare la quotazione al 2027 offrirebbe tre vantaggi chiave: consolidare i ricavi migliorando il rapporto con il consumo di cassa; definire con maggiore precisione la traiettoria industriale — come indica l’annuncio del 24 giugno 2026 sul nuovo chip sviluppato con Broadcom —; e consentire che si depositi la polvere sull’operazione SpaceX.

Il tempo non è un alleato assoluto, considerate le ingenti esigenze di finanziamento per mantenere la leadership nell’intelligenza artificiale. Per ora, però, OpenAI privilegia il vantaggio tattico della flessibilità fuori dai riflettori del mercato regolamentato. Il mercato, del resto, non ha decretato che l’IA valga meno; ha semplicemente introdotto una nuova regola aurea: “anche chi promette di ridisegnare il capitalismo digitale deve, prima o poi, superare la prova della sostenibilità.”