I dettagli dell'accordo
Campus Sic: nella "Etna Valley" per ripulire l’acqua Stmicroelectronics spenderà decine di milioni
Risorsa idrica fornita da Sidra, partecipata del Comune, ma serve “pre-trattarla”. Il top manager Gualandris: «Ci impegniamo a sostenere le spese per evitare ulteriori ritardi nel progetto»
Se «il batter d'ali di una farfalla in Brasile può provocare un tornado in Texas», una fornitura idrica alla zona industriale di Catania poteva causare una crisi nel settore della microelettronica, che oggi è più che mai un'industria di primaria importanza nello scenario internazionale. A rischio c’era infatti un investimento da 5 miliardi di euro di Stmicroelectronics, dei quali due pubblici, ovvero il più grande nel settore in Europa e uno dei più grandi a livello assoluto nel Vecchio continente.
Il nuovo campus Sic che si sta realizzando nella “Etna Valley” serve per le produzioni basate sul carburo di silicio. Sono quelle che si candidano ad essere la tecnologia principe per i prossimi decenni per la produzione di elettronica di potenza, utilizzata praticamente in qualunque dispositivo esistente. Una infrastruttura strategica per l’indipendenza tecnologica italiana ed europea, quindi.
A oltre mezzo secolo di distanza, la famosa frase del matematico americano Edward Lorenz, nota come “effetto farfalla” assume in Sicilia la forma dell’“effetto Camilleri” in Sicilia, cioè lo scrittore Andrea. La natura della “forma dell’acqua” da inviare all’impianto di Stmicroelectronics da parte di Sidra, società partecipata del Comune di Catania, è stata risolta infatti solo pochi giorni fa. Un annuncio del sindaco Enrico Trantino ha messo fine a una vicenda che ha causato per quasi un anno la fibrillazione dei sindacati: in ballo ci sono anche 3.000 posti di lavoro. Un anno nel quale il tema è finito più volte anche sui tavoli ministeriali e regionali. E questa diatriba, a vedere i dettagli dell’accordo, finora non noti, si è conclusa di fatto con un anno di ritardo rispetto alla tabella di marcia inizialmente annunciata per le produzioni a piano regime. La società partecipata del Comune si è impegnata a fornire a Stmicroelectronics un’ulteriore fornitura idrica di 200 metri cubi all’ora entro il 15 settembre 2027. Sidra, che già rifornisce di acqua il Sic campus, realizzerà una nuova linea di collegamento. Solo che l’acqua aggiuntiva non soddisfa gli standard di St per l’uso diretto o lo scarico: troppo impura. St realizzerà quindi un impianto di pre-trattamento per ottenere la qualità indispensabile ai suoi impianti industriali. L’investimento previsto è di alcune decine di milioni di euro.
La portata complessiva dell’impianto di St e dell’acqua già fornita da Sidra, fino a 400 metri cubi l’ora, sosterrà l’obiettivo della prima fase dello sviluppo manifatturiero presso il Sic campus, cioè 5.000 wafer a settimana, che si prevede di raggiungere entro il quarto trimestre 2028. Appunto: un anno dopo rispetto a quella inizialmente comunicata dai sindacati in più occasioni durante le turbolente fasi dei mesi scorsi. La capacità di fornitura richiesta per le fasi 2 e 3, fino a 800 m3/h, dovrebbe essere concordata entro settembre 2027. Sidra si impegna inoltre a garantire un’elevata resilienza della fornitura idrica, requisito critico per qualsiasi processo industriale e in particolare per la produzione di semiconduttori, dove la continuità operativa è essenziale.
Sulla vicenda è intervenuto con una breve dichiarazione anche Fabio Gualandris, president Quality, Manufacturing and Technology di Stmicroelectronics: «St si impegna ad investire e sostenere le spese per ottenere la qualità dell’acqua necessaria alla produzione, per evitare ulteriori ritardi all’esecuzione del progetto», ha detto. Parole che certificano una crisi evitata. Ma che nascondono un evidente problema di fondo all’interno della “Etna Valley”: non essere un’area pronta a recepire le grandi sfide di oggi. Del campus Sic a Catania si parla già infatti dal 2020, una scelta strategica fatta da St considerando una serie di fattori come posizione geografica, logistica e competenze all’interno del sito etneo, che conta già oltre 5.000 lavoratori. Una scelta che ha rilanciato Catania in una posizione centrale nello scacchiere della multinazionale della microelettronica.
Il Sic, il carburo di silicio, è alla base di qualunque tecnologia di potenza per le industrie strategiche del futuro: ogni data center e ogni motore elettrico ha bisogno di questi componenti accanto a quelli dedicati all’intelligenza artificiale, e questi vengono prodotti di fatto solo in Cina. Di più: questi componenti sono fondamentali anche per la produzione di elettricità pulita da pannelli solari e da altri impianti che lavorano in condizioni estreme, non solo per il calore. Vengono utilizzati anche nell’industria aerospaziale, anche questa in vertiginosa crescita - vedere SpaceX - dove i componenti hanno bisogno di una protezione contro le tempeste solari e i raggi cosmici, che sulla Terra vengono di fatto resi innocui dall’atmosfera. Per tutto questo un eventuale mancato raggiungimento dell’accordo avrebbe potuto nuocere non solo al sito etneo ma a tutta la strategia internazionale del colosso italio-francese, che ha impianti di pari livello nel mondo, ma dedicati ad altre tecnologie, ad Agrate (in Lombardia), in Francia, in Marocco, a Malta. Ma anche a Singapore, in Malesia e naturalmente in Cina.
La zona industriale, con le sue buche stradali, gli allagamenti e la lentezza nelle decisioni strategiche è quindi all’altezza delle sfide di oggi? Pochi giorni fa, il tema è riemerso anche nel corso dell’anniversario per i cento anni di Confindustria Catania, alla presenza del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, del presidente della Regione Renato Schifani e del sindaco di Catania Enrico Trantino. Che ha annunciato in quella sede come gli attesi lavori da 50 milioni di euro per adeguare l’area sono finalmente in partenza. Basterà?



