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Orsini: «Export in crescita, ma senza burocrazia l'Italia farebbe molto di più»
Il presidente di Confindustria celebra il boom delle esportazioni e il sorpasso sul Giappone. «Con meno ostacoli amministrativi potremmo fare molto di più». Poi l'appello all'Europa: più sostegno alla competitività e reciprocità con la Cina
L'export italiano continua a crescere e supera anche le aspettative di Confindustria. A sottolinearlo è stato il presidente Emanuele Orsini, intervenuto all'81ª Assemblea annuale dell'Unione Parmense degli Industriali (Upi), al Teatro Regio di Parma, nel corso di un confronto con il ministro degli Esteri Antonio Tajani moderato dal direttore del Sole 24 Ore, Radio 24 e Radiocor, Fabio Tamburini.
«Io me lo aspettavo, perché il trend delle esportazioni era quello. Non mi aspettavo, invece, di riuscire a superare il Giappone», ha dichiarato Orsini, commentando i risultati dell'export italiano. Un risultato che, secondo il presidente di Confindustria, dimostra il potenziale del sistema produttivo nazionale, frenato però da ostacoli strutturali. «Penso a cosa potremmo fare senza quei sassi che abbiamo», ha aggiunto, indicando nella burocrazia uno dei principali fattori che limitano la competitività delle imprese.
Orsini ha quindi richiamato l'importanza dell'accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur, definendolo un passaggio strategico per aprire nuovi mercati alle imprese italiane. «Abbiamo lavorato tantissimo al Mercosur, è stata una fatica mettere insieme anche le Confindustrie europee, con un po' meno coraggio, e tanti Stati. Credo che ci darà tanto slancio», ha affermato. Il sostegno di Confindustria all'intesa con i Paesi sudamericani è in linea con la posizione espressa dall'associazione anche nei mesi scorsi, che considera gli accordi di libero scambio uno strumento essenziale per rafforzare l'export italiano.
Il presidente degli industriali ha poi indicato nella Cina la principale sfida per l'industria europea. «Il vero tema è la Cina, che preoccupa tutti, perché ha alle spalle uno Stato capace di investire dal 10 al 15% fiscalmente per conquistare nuovi mercati». Secondo Orsini, l'Europa dovrebbe dotarsi di strumenti comuni per sostenere la competitività delle proprie imprese. «Quando noi parliamo di debito pubblico europeo intendiamo questo: non vogliamo fare nuove piste ciclabili, ma avere un'Europa che ci aiuti a non perdere competitività».
Infine, Orsini ha chiesto condizioni di concorrenza più equilibrate nei rapporti commerciali con Pechino e con gli altri grandi competitor internazionali. «Serve reciprocità tra Europa, Italia e Cina. Per essere competitivi non basta il costo dell'energia o saper fare bene il nostro mestiere: serve anche che dall'altra parte ci sia qualcuno che giochi pulito. Su molti capitoli le regole che ci siamo dati noi non esistono né in Cina né in India. Noi abbiamo responsabilità sociali e ambientali molto diverse».