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Addio allo sconto sulle accise: carburanti più cari da domani, il gasolio verso i 2 euro

Polemiche su speculazioni e costi per le casse pubbliche

02 Luglio 2026, 19:07

19:10

Addio allo sconto sulle accise: carburanti più cari da domani, il gasolio verso i 2 euro

Addio allo sconto sulle accise sui carburanti: da domani, come già ampiamente annunciato dal governo, anche in linea con le raccomandazioni della Commissione Ue, i prezzi dei carburanti torneranno pieni gravati dall’imposta diretta: così, a meno di interventi in corner, il pieno tornerà a salire e il gasolio potrebbe tornare a superare i due euro al litro. Il ministro per le Imprese e il Made in Italy non chiude però all’ipotesi di una proroga: «valuteremo quello che è accaduto e quello che potenzialmente potrà accadere alla luce anche dei negoziati che sono in corso per sbloccare del tutto la navigazione nello Stretto di Hormuz».

Attualmente - ricordano i tecnici - il taglio delle accise su benzina e gasolio, considerata anche Iva, vale 6,1 centesimi di euro al litro. Il decreto del governo del 5 giugno scorso prevedeva infatti che «a decorrere dal 7 giugno 2026 e fino al 3 luglio 2026, le aliquote di accisa sono rideterminate nelle seguenti misure: benzina, 622,90 euro per mille litri; oli da gas o gasolio usato come carburante: 622,90 euro per mille litri».

Quindi in assenza di proroga dello sconto finale a partire dal 4 luglio il prezzo medio del gasolio salirà a 1,94 euro al litro sulla rete ordinaria e a 2,02 euro/litro in autostrada. La benzina salirà in media a 1,86 euro al litro, 1,95 euro in autostrada. Il maggior costo per un pieno di carburanti sarà di 3,05 euro.

Complessivamente ad oggi gli interventi sulle accise sono costati circa 2 miliardi di euro alle casse pubbliche.

Critico il Codacons che paventa «una crescita dei listini alla pompa che sarebbe immediata e che, paradossalmente, avverrebbe nonostante il crollo verticale delle quotazioni petrolifere: il Brent, indice di riferimento per il mercato europeo, è passato infatti dai 95 dollari al barile di inizio giugno ai 70,8 dollari odierni, con un deprezzamento del -25,5% di cui tuttavia gli automobilisti non hanno goduto, a causa dei cali microscopici dei prezzi alla pompa.»

Nell’ultimo mese, infatti, il prezzo medio del gasolio e della benzina ai distributori si è ridotto solo di circa il 6%, nonostante l’attività di pressing del ministro delle Imprese Adolfo Urso sulle compagnie petrolifere affinché tagliassero i listini.

L’Unc chiede: «il governo rinnovi lo sconto sulle accise. Dato che non ha fatto nulla per combattere le speculazioni, non ha modificato il Codice del Consumo per consentire ad Antitrust di intervenire contro le speculazioni anche in assenza di intese restrittive della concorrenza o abusi di posizioni dominanti, non ha modificato l’articolo 501 e 501 bis del Codice penale per permettere alle Procure di intervenire contro chi si approfitta di guerre o calamità per arricchirsi e aumentare i prezzi delle merci, anche senza bisogno di accaparrare o fare incetta di materie prime, visto che con la moral suasion il ministro Urso non ha concluso nulla, almeno riconfermino lo sconto minimo di 5 cent, 6,1 con Iva al 22 per cento».