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Solo il 10% dei siciliani investe in fondi comuni: grande spazio di crescita, soprattutto tra i giovani

Dai dati di Assogestioni le adesioni a Caltanissetta sono circa 24mila (pari al 9,9%), per un investimento medio di 41.600 euro

03 Luglio 2026, 12:48

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Solo il 10% dei siciliani investe in fondi comuni: grande spazio di crescita, soprattutto tra i giovani

In Sicilia sono ancora poche le persone che investono in fondi comuni, gli strumenti che consentono di partecipare ai mercati finanziari in modo diversificato, avvalendosi di specifiche competenze professionali. Il fondo comune d’investimento è un prodotto che consente a tanti risparmiatori, anche con importi contenuti, di affidare una parte del proprio risparmio a un gestore che investe secondo regole definite. Se in tutta Italia la media è di una persona su cinque che sottoscrive i fondi comuni, con un investimento a testa di circa 55 mila euro (secondo mercato dell’Area Euro dietro la Germania), in Sicilia la partecipazione è dimezzata, e l’adesione ai fondi comuni è pari al 10,2%, superiore soltanto alla Sardegna. L’investimento medio in Sicilia è di 42.564 euro, dunque sotto quella nazionale.

Tali dati sono stati diffusi da Assogestioni, l’Associazione italiana del risparmio gestito, che riunisce le società del comparto operanti in Italia. Ogni anno l’Ufficio Studi dell’Associazione realizza l’Osservatorio sui sottoscrittori di fondi comuni, una ricerca che fotografa chi investe in questi strumenti finanziari: quanti sono, dove vivono, che età hanno, quanto investono in media e come si distribuiscono per genere e territorio. L’edizione 2026 (dati aggiornati a fine 2025) tra l’altro segna i 30 anni dell’Osservatorio.

Spulciando i dati siciliani si scopre che a Caltanissetta ed Enna i fondi comuni sono ancora poco diffusi, ma per gli analisti ciò significa anche che «c’è un maggiore spazio di crescita».

I siciliani che investono in fondi comuni sono circa 489 mila, pari al 10,2% della popolazione residente. I sottoscrittori siciliani hanno un’età media di circa 58 anni, più bassa del dato nazionale di 61 anni. Il dato di partecipazione (investitori rapportati alla popolazione) è molto inferiore rispetto alla media nazionale (pari al 21%). In particolare, la provincia di Caltanissetta conta circa 24 mila sottoscrittori, con una partecipazione del 9,9%.

Nel Nisseno il patrimonio investito sfiora 1 miliardo di euro e l’investimento medio è di circa 41.600 euro. L’età media dei sottoscrittori è 57,3 anni, e gli under 45 - Gen Z più Millennials - rappresentano circa il 21,5%.

Enna conta circa 14.700 sottoscrittori, con una partecipazione del 9,7%. Il patrimonio investito è di circa 554 milioni di euro e l’investimento medio è pari a circa 37.800 euro, più basso rispetto alla media regionale. A Enna, inoltre, Gen Z e Millennials rappresentano circa il 23,4% dei sottoscrittori, una quota superiore alla media siciliana.

In Sicilia la partecipazione più alta si registra a Trapani, con l’11,8%. Le province con il patrimonio investito più elevato sono Palermo, con circa 5,6 miliardi, e Catania, con 4,5 miliardi; sono anche le due province con l’investimento medio più alto, rispettivamente circa 46.600 euro e 44.000 euro.

A livello nazionale, l’Osservatorio mostra che il Nord concentra il 64% dei sottoscrittori e il 68% dello stock investito, mentre nel Sud e nelle Isole la partecipazione resta più bassa. Proprio per questo Assogestioni legge il Mezzogiorno come un’area con ampi margini di sviluppo, soprattutto dove ci sono giovani che iniziano ad avvicinarsi agli strumenti di investimento.

Giuseppe Bono, Junior Research Analyst dell’Ufficio Studi di Assogestioni, originario di Sciacca, dichiara: «La partecipazione ai fondi comuni in Sicilia è ancora intorno al 10%, quindi molto sotto la media nazionale, ma proprio per questo lo spazio di crescita è ampio. A Caltanissetta ed Enna vediamo importi medi contenuti e sottoscrittori leggermente più giovani: è il segno che l’avvicinamento all’investimento può avvenire anche con capitali non elevati, se accompagnato da informazione semplice e da una pianificazione graduale. Per un territorio come il nostro, con tanto risparmio ancora fermo in liquidità, i fondi comuni possono diventare uno strumento accessibile per trasformare la prudenza delle famiglie in progettualità per il futuro».