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la battaglia

Energia, Schifani: «In Sicilia si paghi il prezzo zonale»

Chiesto incontro all’Arera dopo l’apertura del presidente Dell’Acqua. Dal 2024 in bolletta 4 cent a kWh in più del dovuto

04 Luglio 2026, 17:48

17:50

Energia, Schifani: «In Sicilia si paghi il prezzo zonale»

Parte dalla Sicilia la battaglia per pagare un 30% in meno l’energia elettrica. Se l’è intestata il governatore Renato Schifani, che, cogliendo l’apertura del nuovo presidente dell’Arera, gli ha subito chiesto un incontro per ottenere finalmente l’applicazione in Sicilia del “prezzo unico zonale” dell’energia. Il “nemico” da sconfiggere è rappresentato dagli interessi forti del Nord, dove l’energia è prodotta per lo più dal gas ed è più costosa e dove viene consumata prevalentemente dalle potentissime e influenti grandi industrie. Questi poteri forti, finora, hanno fatto sì che la politica imponesse un sistema nel quale le Regioni del Sud, dove ci sono più impianti da fonti rinnovabili e produrre l’energia costa la metà, sono costrette a sostenere un sovrapprezzo necessario a mantenere un mercato nazionale sostenibile, attraverso il “prezzo unico nazionale” calcolato facendo ogni giorno la media di tutte le regioni. Perché se in ogni regione si pagasse l’elettricità per quanto costa produrla in quella zona, le industrie del Nord potrebbero chiudere, così come la Sardegna che ideologicamente non vuole le rinnovabili. Ma si tratta di una solidarietà imposta, mai condivisa con le Regioni penalizzate del Sud, e che ha di fatto impedito uno sviluppo alla pari delle industrie del Mezzogiorno che fanno sforzi immensi e si caricano di costi incredibili pur di mantenere un trend di crescita che è già il più veloce nel Paese e che meriterebbe di essere liberato da ogni zavorra.

L’Unione europea sollecitò l’Italia a porre fine a questa ingiustizia. E a febbraio del 2024 il Parlamento nazionale convertì in legge il cosiddetto “decreto Energia” del governo Meloni che introdusse un principio nuovo: il prezzo dell’energia non va più stabilito facendo la media ponderata nazionale dei vari prezzi di ogni regione (il cosiddetto “Gme Pun Index”, ossia il Prezzo unico nazionale stabilito dal Gestore del mercato elettrico), ma va fissato in base al costo di produzione in quel dato territorio. Un atto di giustizia che fu immediatamente reso operativo dal decreto attuativo del ministero dell’Ambiente di aprile 2024, e che doveva entrare in vigore lo scorso anno, mentre Terna era già attrezzata avendo suddiviso il mercato elettrico del Paese in sette aree territoriali (la Sicilia fa area a sé) e il Gme ha cominciato a calcolare ogni giorno, ora per ora, il prezzo unico di ogni zona. Manca solo la delibera dell’Arera, l’autorità di regolazione. Il cui presidente Stefano Besseghini, in carica fino al 31 dicembre scorso, uomo del Nord, per ben due anni si è guardato bene dall’attuare questa norma.

Quanto è costato ai siciliani questo ritardo? Un’enormità. Basti pensare che ieri il Prezzo unico nazionale è stato di 139 euro a MWh, mentre in Sicilia, nonostante la rete non possa assorbire tutte le rinnovabili (che vengono per questo distaccate nelle ore di picco), è stato di appena 109 euro a MWh (zero euro dalle 12 alle 15), il più basso d’Italia. Tradotto in kWh, se il prezzo medio più basso praticato in Italia dai vari rivenditori è di 6 centesimi a kWh, ieri il costo per i siciliani sarebbe stato di nove centesimi e invece ne hanno pagato quattordici come il resto degli italiani. Significa che per due anni ogni famiglia e impresa siciliana ha pagato in media il 30% in più di quanto è stato il prezzo reale dell’elettricità prodotta nell’Isola fra centrali termiche, rinnovabili e energia “verde” importata dalla Calabria. Parliamo, ovviamente, solo della “materia energia”, perché, aggiungendo trasporto e oneri, il prezzo sale a 25 centesimi.

Ebbene, giovedì scorso c’è stata un’inattesa e insospettabile svolta politica, da parte di un altro uomo del Nord, il nuovo presidente dell’Arera, Nicola Dell’Acqua. Che, nella sua relazione annuale, ha detto: «Il percorso proseguirà con “il superamento graduale del Pun e la piena applicazione dei prezzi zonali”, avvicinando il mercato italiano agli standard europei». Si tratta ora di agire politicamente - e già Schifani lo sta facendo - per ottenere il più presto possibile una bolletta più vicina al costo reale dell’energia prodotta in Sicilia.