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Il focus

Esportare energia al Nord, così la Sicilia vincerebbe la battaglia delle bollette

Sicilia, tra prezzo unico zonale e stop alle rinnovabili: terza via, impianti programmati e accumuli per abbattere i costi

05 Luglio 2026, 09:52

10:00

Esportare energia al Nord, così la Sicilia vincerebbe la battaglia delle bollette

In tema di rinnovabili ognuno può pensarla come vuole. Sul piano tecnico, però, è la scienza a parlare. Il dibattito politico apertosi sul prezzo unico zonale ha preso due strade apparentemente senza uscita e occorre una terza via.

C’è un fatto inconfutabile: dove ci sono le rinnovabili, la produzione di energia all’ingrosso costa meno, dove non ci sono, costa di più. E poi c’è il caso della Sicilia dove, pur avendo le rinnovabili, l’elettricità si paga più di quanto costi produrla, perché l’Isola deve farsi carico del Nord che sconta una generazione elettrica gravata dal caro-gas. Il governatore Renato Schifani chiede che alla Sicilia si applichi il prezzo unico zonale: cioè, dato che l’energia si produce con un buon contributo di rinnovabili a costo zero, cittadini e imprese qui devono pagarla meno che al Nord. Una tesi corretta che, però, da sola non può bastare. Infatti, i nordici oppongono che fino al 2016 erano loro, avendo l’energia a basso costo, a farsi carico della Sicilia che, con poche rinnovabili, bruciava fonti fossili a caro prezzo. Poi arrivò la linea Sorgente-Rizziconi che trasporta nell’Isola l’energia “green” della Calabria, la Regione sbloccò le rinnovabili e si investì sulla rete.

Oggi l’Isola ha molti più impianti rinnovabili e, spiegano fonti vicine a Terna, quando vengono distaccati dalla rete è perché cala il fabbisogno, non perché il sistema non possa assorbire tutta la produzione. Altro motivo per cui i settentrionali fanno resistenza al prezzo unico zonale in Sicilia: se nell’Isola ci fosse energia a basso prezzo, le industrie del Nord delocalizzerebbero qui: noi festeggeremmo, loro piangerebbero.

Allora che si può fare? Il deputato regionale dell’Mpa, Giuseppe Lombardo, sostenendo che la Regione ha raggiunto il target di autorizzazioni richiesto dal Mase al 2030 e che, nonostante ciò, i benefici in bolletta non si vedono, propone di sospendere le nuove rinnovabili fino a quando alla Sicilia non sarà concesso il prezzo unico zonale. Lombardo ieri ha chiarito: «L’Mpa non è contro le rinnovabili. Altrimenti non avrebbe promosso e ispirato la misura nella legge di Stabilità di energia solidale che prevede agevolazioni per il fotovoltaico domestico. Ma, nell’era della transizione energetica, in cui la Sicilia riveste un ruolo di primo ordine, la quantità di GW installata di rinnovabili, pari a 3,3 GW, sommata ai 10 GW già autorizzati, e ai 30 GW in fase di istruttoria, non apporta alcun beneficio a famiglie e imprese se prima non si definisce la questione delle tariffe zonali e dell’adeguamento infrastrutturale della rete, così come prevedono le norme nazionali e le direttive Ue».

Va detto, però, che il target di 10,4 GW di nuove rinnovabili al 2030 è un obiettivo “minimo”, non massimo, stabilito nel 2021 e già insufficiente, perché l’avvento dei data center da solo assorbirà tutta l’energia in atto prodotta nell’Isola, per cui si dovrebbe già pensare al raddoppio. Inoltre, quei 10,4 GW non sono reali: ne sono entrati in attività appena 3 GW, gli altri, autorizzati già da anni, potrebbero perdersi per strada, fra sviluppatori che sperano di rivendere l’autorizzazione speculandoci e società sane che non hanno più i soldi e sperano in qualche “cavaliere bianco”.

Dunque, occorrerebbe, al contrario, autorizzare molto di più per arrivare a quell’obiettivo “minimo”. Oggi ci sono richieste di allaccio alla rete di eolico e fotovoltaico per 70 GW, sono state presentate all’assessorato Energia istanze per 30 GW. Ma, sebbene la commissione tecnico specialistica presieduta da Gaetano Armao corra nel rilascio dei pareri, le autorizzazioni definitive emesse dall’assessorato sarebbero in proporzione di meno, a quanto pare a causa della carenza di personale, che verrebbe acuita dalla prossima scadenza delle unità assunte col Pnrr.

Quindi, se quei 10,4 GW di nuove rinnovabili di fatto ancora non ci sono e serve poi un grande sforzo per mantenere i ritmi richiesti dall’evoluzione del mercato, la proposta di Lombardo, sebbene legittima e pure condivisibile in molti aspetti, oggi appare non risolutiva. Se si bloccano le rinnovabili in attesa di uno sconto che non si sa se e quando arriverà, chi ci rimetterà? Non certo lo Stato, non certo il Nord. E poi l’Arera difficilmente concederebbe il prezzo unico zonale a una Regione che si presenti col blocco di nuove autorizzazioni e, in più, con una nuova legge sulle aree idonee che apre ad altre fonti piuttosto che favorire e semplificare sole e vento.

Cosa può fare la Sicilia per vincere la sua giusta battaglia mettendo insieme esigenze contrapposte, come quelle di Schifani che spinge sulle rinnovabili e dell’Mpa che chiede di equilibrare e programmare l’espansione degli impianti rispetto alla tutela di ambiente e agricoltura?

In aiuto arrivano i numeri. La Sicilia consuma in un anno fra i 18 e i 20 TWh di energia, coperti per un terzo da una potenza rinnovabile installata che oscilla, fra pre e post 2021, tra i 5 e i 6 GW. Il resto arriva dalle centrali termiche a gas. Nel grafico del Gme relativo al costo dell’energia in Sicilia, ogni giorno, grazie alle rinnovabili, la mattina il prezzo si abbassa dalle ore 10 alle 12 e scende a zero dalle 12 alle 17, per poi schizzare la sera e la notte, quando mancano sole e vento e le centrali “pompano” al massimo.

La soluzione sarebbe quella di sviluppare nuove rinnovabili in modo programmato e intelligente piuttosto che porre veti (quindi, sui tetti di case e aziende, sulle aree dismesse e industriali, con l’agrivoltaico verticale, dando veri incentivi a fondo perduto alle famiglie) ma con impianti che poi entrino davvero in produzione, per arrivare quanto meno all’obiettivo minimo fissato dal Mase; e di integrarle con un adeguato numero di sistemi di accumulo dell’energia prodotta in eccesso, in modo che, quando calano sole e vento, si possa andare …a batteria invece di bruciare più gas.

La Sicilia, così, avrebbe elettricità a costo zero e pure da vendere. Entro l’anno, tramite il Tyrrhenian Link, l’Isola esporterà il suo surplus verso Nord, facendo abbassare il prezzo in tutto il Paese. Quindi, contribuendo a tagliare le bollette della penisola, potrebbe a buon titolo rivendicare e ottenere ciò che le spetta per legge, senza recriminazioni di alcuno.