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il report

Benzina e gasolio, il conto torna a salire: in due giorni si brucia gran parte dello sconto fiscale

I listini accelerano, il diesel sfonda di nuovo quota 2 euro in autostrada e il nodo non è solo italiano

05 Luglio 2026, 13:38

13:40

Il Governo pronto a ritoccare (al ribasso) le accise: la rimodulazione favorirà il gasolio

Il cartello del distributore urla da solo: 1,841 euro al litro per la benzina, 1,922 euro al litro per il gasolio. In autostrada va peggio: la benzina sale a 1,932 euro, il diesel torna oltre la soglia psicologica dei 2 euro, a 2,004 euro al litro. Finito lo sconto sulle accise, il mercato si è ripreso spazio. E il beneficio fiscale, per gli automobilisti, si sta già assottigliando a vista d’occhio.

I dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy mostrano un balzo netto in appena ventiquattr’ore. Rispetto a sabato, la benzina sulla rete stradale è aumentata di 2,1 centesimi al litro e il gasolio di 2,3 centesimi; guardando invece a venerdì 3 luglio, ultimo giorno pieno prima del ritorno all’aliquota ordinaria, l’incremento arriva a 3,8 centesimi per la benzina e a 4 centesimi per il diesel. Su un pieno da 50 litri, significa già 1,90 euro in più per un’auto a benzina e 2 euro in più per un diesel in sole 48 ore.

Il rimbalzo dopo la scadenza del taglio

A maggio il decreto firmato dai ministri Giancarlo Giorgetti e Gilberto Pichetto Fratin. Il provvedimento, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 6 giugno 2026, aveva rideterminato temporaneamente le aliquote di accisa dal 7 giugno al 3 luglio 2026, portando sia benzina sia gasolio a 622,90 euro per mille litri. La misura era stata finanziata con una quota di 149,4 milioni di euro del maggior gettito IVA maturato tra il 1° maggio e il 31 maggio 2026, secondo il meccanismo delle cosiddette accise mobili.

Lo sconto fiscale valeva circa 5 centesimi di accisa in meno per litro, che al consumo diventavano attorno a 6,1 centesimi includendo l’effetto dell’IVA. È per questo che lo stop al provvedimento non poteva essere neutro. La fine del taglio comportava inevitabilmente un rincaro teorico intorno ai 3,05 euro per un pieno da 50 litri

Se si confronta questo beneficio con i rialzi registrati tra il 3 e il 5 luglio, si vede che la benzina ha già riassorbito circa il 62,3% dello sconto e il gasolio circa il 65,6%. Non è ancora l’azzeramento integrale del vantaggio fiscale, ma la direzione è nitida: in due giorni, una larga fetta del sollievo promesso è già evaporata.

Perché il diesel soffre di più

Il fatto che il gasolio resti più caro della benzina non è più una sorpresa, ma continua a colpire chi guida per lavoro o percorre molti chilometri. La spiegazione sta in parte nella struttura della domanda e in parte nelle scelte fiscali recenti. Dal 1° gennaio 2026, infatti, l’Italia ha completato l’allineamento delle accise tra benzina e gasolio, fissandole entrambe a 672,90 euro per mille litri. Per la benzina ciò ha significato un alleggerimento rispetto al passato; per il diesel, invece, un aggravio. Successivamente sono arrivati i tagli temporanei legati all’emergenza prezzi, ma sempre su una base fiscale ormai uniforme.

Quando il decreto del 5 giugno ha portato entrambe le aliquote a 622,90 euro per mille litri, il gasolio ha perso l’ultimo vantaggio relativo che in passato derivava da una tassazione più favorevole. Da quel momento, il diesel ha continuato a muoversi su livelli elevati, sospinto anche da un mercato internazionale dei distillati mediamente più teso. Il risultato è quello che oggi vedono gli automobilisti: sulla rete stradale il gasolio costa 8,1 centesimi in più della benzina; in autostrada il divario è di 7,2 centesimi.

Per autotrasporto, logistica, agricoltura e piccole imprese diventa invece un costo operativo che si propaga lungo la filiera. È qui che il tema carburanti smette di essere una semplice questione da automobilisti e torna a essere una variabile macroeconomica.

Il pieno costa, ma il problema è l’effetto a catena

Con i prezzi di oggi, un pieno convenzionale da 50 litri costa 92,05 euro per la benzina e 96,10 euro per il gasolio sulla rete ordinaria. In autostrada si sale rispettivamente a 96,60 euro e 100,20 euro. Non siamo ai picchi più estremi della crisi primaverile, ma siamo tornati in una fascia di spesa che incide sul bilancio mensile delle famiglie, soprattutto in piena stagione degli spostamenti estivi.

Istat ha segnalato che a giugno 2026 l’inflazione italiana è rallentata al 3,0% annuo dal 3,2% di maggio, ma ha anche precisato che gli energetici non regolamentati hanno accelerato dal 12,5% al 12,9%. In altre parole: il quadro generale dei prezzi si è leggermente calmato, ma la componente energia continua a spingere. E quando il carburante resta caro, il rincaro si trasferisce, prima o poi, su trasporti, consegne, servizi e distribuzione commerciale.