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il risiko bancario

Il colpo grosso in terra tedesca: Unicredit si assicura Commerzbank

Con quasi il 30% già in cassa e il 17,6% dall'Ops, l'istituto italiano mette all'angolo Berlino. Nel 2027 il cambio della guardia ai vertici

08 Luglio 2026, 23:57

09 Luglio 2026, 00:00

l colpo grosso in terra tedesca: Unicredit si assicura Commerzbank

L’operazione bancaria più rilevante degli ultimi vent’anni in Europa è prossima a una svolta: UniCredit ha di fatto assunto il controllo di Commerzbank.

Con la chiusura dell’offerta pubblica di scambio (Ops) il 3 luglio, dopo due settimane di proroga, l’istituto di Piazza Gae Aulenti ha raccolto un’ulteriore adesione del 5%, portando il totale dell’Ops al 17,6%.

Sommando questa quota al pacchetto già detenuto, pari a quasi il 30% tra azioni e derivati convertibili (3,22%), la banca italiana può potenzialmente esercitare il controllo sul 47,6% del capitale del gruppo tedesco.

Una soglia che, superando ampiamente le aspettative iniziali, dovrebbe salire fino al 49,65% in seguito all’annunciato annullamento delle azioni proprie cui Commerzbank si è impegnata.

Nonostante una posizione di evidente forza strategica, il quadro politico resta teso. Al termine di una campagna durata due anni, il governo di Berlino — azionista con quasi il 13% — ha stigmatizzato l’iniziativa: un portavoce del Ministero delle Finanze ha ribadito che l’approccio di UniCredit è “aggressivo e ostile”, definendolo “inaccettabile”.

Sulla stessa linea la ceo di Commerzbank, Bettina Orlopp, che ha sottolineato la volontà di continuare a tutelare clienti, dipendenti e azionisti di minoranza, richiamando il ruolo dell’istituto a sostegno del ‘Mittelstand’ tedesco.

Pur confermando da entrambe le parti la disponibilità a un “dialogo costruttivo”, i vertici di Francoforte sollecitano una “soluzione concordata” per liberare le sinergie industriali.

Sul piano strategico-industriale, la razionalità dell’operazione è solida: l’integrazione tra Hvb (già controllata da UniCredit) e Commerzbank darebbe vita a un operatore di riferimento con una quota dell’8,5% nel mercato federale, valorizzando la complementarità territoriale e limitate sovrapposizioni per segmenti di clientela.

Il rafforzamento si estenderebbe anche alla presenza del gruppo in Polonia. Per una fusione completa, tuttavia, occorrerà attendere almeno il 2029.

I prossimi passaggi chiave prevedono innanzitutto il via libera della Bce, atteso entro settembre, necessario per oltrepassare formalmente il 30% del capitale e avviare il piano industriale “unlocked”.

Sul fronte della governance, il primo snodo sarà la scadenza del consiglio di sorveglianza nella primavera del prossimo anno: UniCredit potrà indicare almeno la metà dei membri, inclusa la presidenza (il cui voto vale doppio), aprendo la strada a un eventuale rinnovo dell’amministratore delegato e del top management non prima del 2027.

L’attivismo di UniCredit potrebbe infine travalicare i confini tedeschi. Pur mantenendo Commerzbank come priorità, diversi analisti ritengono che il gruppo non resterà spettatore nel risiko bancario italiano. Anche con una flessibilità patrimoniale non ampia, potrebbero essere valutate acquisizioni o alleanze basate su scambi azionari, seguendo uno schema analogo a quello impiegato nell’operazione tra Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi di Siena e Unipol.