Il report
Inps, più lavoro ma salari fragili. E con lo smart working più figli e meno pensioni
Fotografia in chiaroscuro, divergenze tra Nord e Sud e tra uomini e donne
Il bonus natalità frena il lavoro delle madri, mentre lo smart working spinge la natalità e ritarda il pensionamento. Il tema della famiglia, del lavoro, delle pensioni è tra i punti centrali del XXV Rapporto annuale dell’Inps, presentato oggi dal presidente Gabriele Fava alla Camera dei deputati. Ma la fotografia dell’Istituto rivela soprattutto un Paese attraversato da fratture profonde, con grandi diseguaglianze tra Nord e Sud e tra donne e uomini. Ad esempio, il bonus asili che ha molto aiutato le madri a tornare al lavoro non funziona lì dove non ci sono gli asili pubblici e i servizi. E anche tra le pensioni, le donne sono la maggioranza ma percepiscono cifre ridotte di un terzo rispetto agli uomini. La fotografia del Paese è in chiaroscuro, il lavoro cresce ma è ancora debole di conseguenza anche le pensioni non sono adeguate.
Bonus asilo nido e smart working per le mamme
Gli incentivi economici alle famiglie, come l’assegno unico e universale e altri bonus alla natalità, possono favorire un aumento ("seppur contenuto") delle nascite, ma rischiano di ridurre la partecipazione delle madri al mercato del lavoro se non accompagnati da interventi complementari. Lo sottolinea l’Inps nel rapporto annuale spiegando che al contrario, strumenti come il Bonus asilo nido e il lavoro da remoto si rivelano particolarmente efficaci nel sostenere l’occupazione femminile, riducendo i costi e le difficoltà legati alla cura dei figli. In particolare, l’accesso al bonus asilo nido ha determinato un aumento della probabilità di occupazione per le madri di circa 6 punti percentuali.
Il lavoro da remoto si conferma uno strumento efficace per ridurre fino all’87% la 'child penalty', ovvero la penalizzazione delle carriere derivante dall’avere un figlio, e per aumentare le retribuzioni (fino a 1.300 euro in più nell’anno successivo alla nascita). Secondo l’Inps, si riscontrano inoltre «effetti positivi anche sulla fecondità».
«Il tema della natalità non può essere affrontato solo con trasferimenti monetari. - ha spiegato nel corso della presentazione del rapporto il presidente Gabriele Fava - La decisione di avere un figlio dipende anche dalla stabilità del lavoro, dalla possibilità di conciliare tempi di vita e tempi professionali, dalla disponibilità di servizi per l’infanzia, dalla distribuzione dei carichi di cura tra madri e padri».
Per questo motivo negli ultimi anni è stato potenziato il Bonus asilo nido: l’utilizzo della misura è passato dal 4% dei potenziali beneficiari nel 2017 a oltre il 35% nel 2025, ha evidenziato il presidente. «E' una crescita molto rilevante, ma il dato va letto fino in fondo. Le famiglie con Isee più basso continuano spesso a usare meno la misura, perché vivono in contesti nei quali l’offerta di servizi è più debole, il lavoro è più instabile, il ritorno economico dell’occupazione femminile è più incerto. Una misura formalmente universale può produrre risultati diseguali se i territori non offrono le stesse condizioni di accesso».
«Lo stesso vale - ha aggiunto - per il lavoro agile, pressoché inesistente prima del 2020 e oggi presente in una parte significativa dell’organizzazione del lavoro. Quando ben utilizzato, può contribuire a ridurre la penalizzazione economica legata alla maternità e a favorire una maggiore condivisione dei carichi familiari. E’ uno degli strumenti che possono attenuare la frattura tra genitorialità e lavoro. La denatalità non si contrasta con una misura sola. Richiede un ecosistema fatto di lavoro stabile, salari adeguati, servizi all’infanzia, congedi, flessibilità, parità di genere, accessibilità digitale, prossimità territoriale e cultura della condivisione. In questa logica, l’Inps può avere una funzione essenziale. Rendere i sostegni alla famiglia, alla genitorialità e alla cura più leggibili, più semplici, più vicini, più integrati».
La pensione non è stabile se non c'è un lavoro stabile e dignitoso
«Non esiste pensione solida senza lavoro stabile, regolare e dignitosamente retribuito». E’ il messaggio che arriva dal presidente dell’Inps, Gabriele Fava. «La sostenibilità previdenziale non si costruisce soltanto modificando requisiti, finestre e coefficienti. Si costruisce prima, dentro il mercato del lavoro - ha spiegato - Se il lavoro è debole, la previdenza sarà fragile. Se i salari sono bassi, i contributi saranno insufficienti. Se giovani e donne restano ai margini, il sistema perde base contributiva, capacità produttiva e coesione».
«La previdenza non nasce al momento della pensione. - ha insistito Fava - Nasce nel primo contratto, nella prima retribuzione, nella continuità dei versamenti, nella qualità del lavoro, nella produttività, nella partecipazione delle donne e dei giovani al mercato del lavoro, nella capacità di contrastare il sommerso».
Lavoro record, platea di 27,2 milioni di persone
"L'Italia registra oggi livelli occupazionali elevati. Secondo i dati Istat, il tasso di occupazione ha superato stabilmente il 63%. Nel 2025, la platea dei lavoratori assicurati Inps raggiunge, secondo i dati del Rapporto, circa 27,2 milioni, segnando un nuovo record. E’ un numero che non fotografa soltanto una dimensione amministrativa. Fotografa la base reale sulla quale si regge il nostro patto previdenziale. Il lavoro dipendente a tempo indeterminato ha sostenuto una fase di consolidamento importante. Ma sarebbe un errore fermarsi alla superficie del numero. Il lavoro italiano cresce, cambia natura, invecchia nella sua composizione demografica, dipende sempre di più dal contributo dei lavoratori stranieri e vede arretrare alcune forme storiche di lavoro autonomo mentre crescono professionisti, collaboratori e iscritti alla Gestione separata".
Pensioni, divario uomo - donna
"Al 31 dicembre 2025 l’Inps registra 16,4 milioni di pensionati, di cui 8 milioni di maschi e 8,4 milioni di femmine, 21 milioni di pensioni e una spesa lorda pari a 371 miliardi di euro. "Sebbene rappresentino la quota maggioritaria sul totale dei pensionati (il 51%), le femmine percepivano il 44% dei redditi pensionistici, ovvero 163 miliardi di euro contro i 207 miliardi dei maschi». Rispetto al 2024, l’importo medio lordo mensile dei redditi pensionistici è aumentato dell’1,3%, da 1.861 a 1.885 euro. L'importo dei redditi percepiti dagli uomini (2.166 euro) era superiore a quello delle donne (1.619 euro) di circa il 34%. "Per questo - spiega Fava - il divario pensionistico tra uomini e donne non può essere letto soltanto come effetto della normativa previdenziale. Nasce prima. Nasce in carriere più frammentate, in salari più bassi, in part-time spesso non scelti, nella maternità, nella cura familiare, nella minore continuità contributiva".
Un lavoratore su 7 è straniero, no a contrapposizioni ideologiche
Tra il 2019 e il 2025 i lavoratori extra Ue sono cresciuti di oltre il 35% e oggi un lavoratore dipendente su sette è straniero, sottolinea il presidente dell’Inps, Gabriele Fava,. «Si tratta di un dato che va letto con serietà, al di fuori di contrapposizioni ideologiche. Esso evidenzia come una quota crescente della capacità produttiva e della base contributiva del Paese dipenda anche dalla capacità di governare i flussi migratori, orientandoli verso i fabbisogni del sistema produttivo e accompagnandoli con percorsi di formazione, legalità, integrazione e lavoro regolare», ha aggiunto, parlando della necessità di «un patto di convivenza, responsabilità e convivenza». Dal 2022 la crescita di professionisti e collaboratori - rispettivamente del 23 e del 15% - segnala una trasformazione profonda. Una parte del lavoro contemporaneo chiede giustamente autonomia, flessibilità e competenze nuove. Ma quella stessa flessibilità, se non regolata, può produrre discontinuità reddituale, carriere intermittenti e contribuzioni deboli”.
L'Inps da erogatore a officina del welfare
«L'Inps sta evolvendo da ente erogatore a grande infrastruttura attiva del welfare nazionale, secondo il modello di un’officina del welfare, fatta di luoghi, strumenti e competenze che non si limitano a erogare prestazioni, ma costruiscono percorsi, connessioni e soluzioni» ha detto il presidente Fava. «Di fronte a queste trasformazioni è chiamato a evolvere anche l’Inps - ha proseguito - è forse la sfida più delicata, perché chiede all’istituto di ridefinire il proprio ruolo senza smarrire la propria identità». La sua missione storica oggi «si colloca dentro uno scenario più ampio, attraversato da una trasformazione sociale epocale - ha insistito - l’Inps non è più soltanto l’ente che paga pensioni ed eroga prestazioni socio-assistenziali. E’ la principale infrastruttura sociale del Paese. Il nuovo ruolo va letto nella logica dell’officina del welfare».
Fava ha quindi evidenziato anche la trasformazione tecnologica e digitale dell’Istituto, illustrando alcuni dati: "Nel 2025 il sistema MyInps ha raggiunto quasi un miliardo di servizi digitali erogati in ambiente autenticato. L’App Inps Mobile ha registrato 5,5 milioni di download in un anno e mezzo e ha superato i 300 milioni di accessi autenticati. Il portale Inps per i giovani ha raggiunto 3 milioni di accessi in un anno. Il portale della famiglia e della genitorialità ha superato 500 mila accessi in quattro mesi, con una media di 120 mila accessi mensili, triplicati rispetto alla fase precedente. Non sono progetti isolati, ma parti di un’unica architettura che si sta trasformando in un ecosistema di welfare nuovo».