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l'emergenza

Ben 350 milioni di barili in meno, Hormuz quasi chiuso: Descalzi lancia l'allarme energetico

I transiti precipitano, l'uso delle riserve tiene i prezzi sotto controllo ma aumenta il rischio futuro

11 Luglio 2026, 10:15

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Le cifre, oggi, parlano da sole: tra marzo, quando sono iniziati i bombardamenti in Iran, e la fine di maggio, le scorte mondiali di petrolio si sono ridotte di 350 milioni di barili, soprattutto giacenze governative dei Paesi Ocse e quelle cosiddette on water, cioè in transito via mare.

A dirlo, in un’intervista a Il Sole 24 Ore, è Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni.

L’utilizzo di queste scorte ha fatto sì che i prezzi oscillassero, rimanendo tuttavia sostanzialmente sotto controllo. È chiaro però che, se lo Stretto di Hormuz dovesse restare chiuso, potrebbero aspettarci momenti complessi.”

“Non serve essere allarmisti e pessimisti a oltranza, ma in certe situazioni occorre capire cosa sta accadendo e agire di conseguenza.”

Dal 18 giugno, dopo la firma dell’accordo, hanno ripreso a passare per Hormuz solo 15 navi al giorno, pari al 29 per cento del transito prima delle ostilità, praticamente quasi nulla. Poi, dal 4 luglio, anniversario dell’indipendenza americana, i passaggi risultano più che dimezzati: soltanto otto al giorno. Era evidente che la situazione non si stesse risolvendo.”

“Per mantenere i prezzi sotto controllo occorre continuare a utilizzare le scorte, creando quindi un rischio futuro dato che le riserve non sono infinite. Per quanto riguarda il gas diventa prioritario reintegrare gli stoccaggi prima dell’inverno, soprattutto in Europa. Ecco perché l’Iran ha acquisito una posizione di forza senza precedenti.”

Alla domanda se serva una svolta, Descalzi conclude: “È indispensabile e occorre sia radicale: occorre riprendere a investire per diversificare.”