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Addio materasso: l'Italia scopre l'alta finanza e scommette su Piazza Affari
I conti correnti frenano mentre l'azionario vola a +113% negli ultimi sei anni per un patrimonio familiare sempre più articolato e diversificato
La ricchezza finanziaria delle famiglie italiane ha toccato un nuovo massimo storico, sfiorando i 6.500 miliardi di euro. A sorprendere non è soltanto la dimensione del “salvadanaio” nazionale, ma anche il profondo mutamento nelle abitudini di accantonamento.
Secondo un’analisi della Fabi, è in corso una vera svolta nelle scelte di allocazione: si abbandona l’eccesso di prudenza del passato per perseguire obiettivi di lungo periodo e maggiori prospettive di rendimento. Dal 2020 a oggi l’incremento complessivo supera i 1.600 miliardi di euro.
Protagonista di questa trasformazione è la componente azionaria. Un tempo guardata con diffidenza dai piccoli risparmiatori, oggi rappresenta il 32% del totale delle attività finanziarie, imponendosi come la prima opzione di investimento.
Negli ultimi sei anni il comparto ha messo a segno un balzo del 113%, con un aumento recente di 293 miliardi di euro (+16,4%).
La liquidità, pur restando un pilastro, arretra in termini relativi. Tra il 2024 e il 2025 conti correnti e depositi sono cresciuti dell’1,5% (pari a 23,5 miliardi), attestandosi a 1.603,2 miliardi di euro e pesando per oltre il 24% sul portafoglio complessivo.
Per Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi, si tratta del «segnale di un patrimonio che diventa progressivamente più articolato e diversificato e nel quale convivono l’esigenza di mantenere risorse immediatamente disponibili e quella di valorizzare il capitale nel medio-lungo periodo».
A confermare la propensione verso asset più redditizi è anche la corsa ai Titoli di Stato e alle altre obbligazioni, passati da 495,9 a 523,6 miliardi tra il 2024 e il 2025, con un progresso di 28 miliardi.
Brillano anche i fondi comuni, saliti in dodici mesi da 843,8 a 901,9 miliardi di euro (+6,9%).
Capitolo a parte per il ramo assicurativo: nell’ultimo anno si registra un aumento di circa 46 miliardi (+4,1%).
Estendendo lo sguardo all’ultimo sessennio emerge però un lieve arretramento in termini assoluti (-0,97%), dinamica negativa condivisa soltanto con i prestiti (-24,46%).
Resta tuttavia significativo il recente recupero: come rimarca la Fabi, le polizze non sono soltanto veicoli d’investimento, ma svolgono una funzione essenziale di garanzia per il futuro e di protezione del capitale in un’epoca di profonde trasformazioni economiche.