INFRASTRUTTURE
Ponte sullo Stretto, il governo blinda il dossier europeo: al Mit vertice con Salvini, «mai ipotizzata una procedura di infrazione»
Tra ambiente, regole sugli appalti e nuovo confronto con Bruxelles, il progetto torna al centro della scena: ecco che cosa si muove davvero dietro le parole rassicuranti arrivate da Roma.
Mentre il Ponte sullo Stretto continua a dividere politica e opinione pubblica, la partita decisiva si gioca nei corridoi ministeriali, tra direttive europee, integrazioni ambientali e vincoli sui contratti pubblici. Martedì 14 luglio Matteo Salvini ha riunito al Ministero delle Infrastrutture i vertici di Stretto di Messina Spa per fare il punto sul dossier. Il messaggio politico è netto: le interlocuzioni con l'Unione Europea vengono definite positive, e il governo esclude che sia mai stata presa in considerazione l'ipotesi di una procedura di infrazione.
I due fronti aperti con Bruxelles
Il confronto tra Roma e Bruxelles va avanti da oltre un anno su due dossier paralleli: quello ambientale, legato alla Direttiva Habitat, e quello sugli appalti, con riferimento al limite del 50% del valore del contratto nelle modifiche contrattuali - nodo che tocca da vicino il rapporto con il contraente generale Eurolink.
Sul fronte ambientale, gli uffici del Mit e del Ministero dell'Ambiente stanno trasmettendo alla Commissione Europea i dati integrativi richiesti. Il progetto ha già completato nel 2025 la Valutazione di Impatto Ambientale: parere favorevole sullo Studio di Impatto il 13 novembre 2024, via libera alla Valutazione di Incidenza Ambientale il 21 maggio 2025, con le misure compensative giudicate coerenti rispetto ai siti Natura 2000.
Le tappe del progetto
Il riavvio operativo del ponte risale al decreto-legge n. 35 del 2023, convertito nella legge n. 58. Da lì i passaggi si sono susseguiti: l'aggiornamento del progetto definitivo approvato dal Cda di Stretto di Messina il 15 febbraio 2024, il report IROPI approvato dal Consiglio dei ministri il 9 aprile 2025 e trasmesso alla Commissione Ue, fino al via libera del Cipess al progetto definitivo il 6 agosto 2025, con una copertura finanziaria stimata in circa 13,5 miliardi di euro.
I numeri dell'opera
Il progetto prevede una campata centrale sospesa di 3.300 metri, una lunghezza complessiva di 3.666 metri, torri alte 399 metri e un impalcato da 60,4 metri con tre corsie per senso di marcia, due corsie di servizio e due binari ferroviari, oltre a 40 chilometri di raccordi. Secondo Stretto di Messina Spa, la struttura sarebbe progettata per resistere a un sisma di magnitudo 7,1 e a venti fino a 216 chilometri orari - i due fronti su cui si concentrano le principali obiezioni tecniche.
I benefici attesi
Il collegamento stabile, secondo le stime della società, ridurrebbe i tempi ferroviari tra Villa San Giovanni e Messina Centrale a circa 15 minuti, contro gli attuali 120 per i passeggeri e 180 per le merci. Su strada, l'attraversamento scenderebbe a 10-13 minuti contro i 70-100 minuti attuali. Il Valore Attuale Netto Economico stimato è di 3,9 miliardi di euro, con un tasso interno di rendimento del 4,51%.
La governance e i prossimi passi
Il 29 aprile 2026 l'assemblea della società ha approvato il bilancio 2025, confermato Pietro Ciucci amministratore delegato e nominato Maurizio Basile presidente. Ciucci ha ribadito che l'obiettivo è arrivare a una nuova delibera Cipess per poi passare, nell'ultimo trimestre del 2026, alla fase realizzativa: bonifiche belliche, indagini archeologiche, allestimento dei campi base e prime opere preliminari tra Messina e Villa San Giovanni.
Il vertice al Mit non chiude la partita, ma fissa un punto politico: per il governo il dossier procede, non arretra. Resta però la distanza tra la fotografia istituzionale e la prova dei fatti: la partita vera si giocherà nei prossimi passaggi, quando le rassicurazioni dovranno tradursi in autorizzazioni definitive e tempi credibili.