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Shein, il debutto da 50 miliardi che ridisegna la mappa dell'e-commerce globale
Ottenuto il lasciapassare cinese, la società si prepara a svelare il prospetto a fine luglio superando gli ostacoli di Wall Street e della City
Dopo mesi di porte chiuse tra Washington e Londra, il colosso del fast fashion Shein ha individuato in Hong Kong la via di accesso ai mercati. La piazza asiatica si prepara a ospitare una delle operazioni consumer più osservate dell’anno, sebbene l’entusiasmo che un tempo circondava il gruppo si sia sensibilmente raffreddato.
Stando a fonti vicine al dossier, il comitato di quotazione del listino ha dato il via libera all’Offerta pubblica iniziale, un passaggio tecnico decisivo. Se le condizioni di mercato lo consentiranno, la pubblicazione del prospetto è attesa nella settimana del 27 luglio 2026, con l’avvio del collocamento previsto entro fine agosto.
Il progetto di sbarco in Borsa si accompagna a una valutazione più contenuta rispetto al passato: il target oggi oscilla tra i 40 e i 50 miliardi di dollari. Pur restando una cifra imponente, equivale a un dimezzamento rispetto ai 100 miliardi stimati nel 2022 e a un ridimensionamento rispetto ai 66 miliardi dell’ultimo round privato del 2023. Questo “ridimensionamento” riflette una combinazione di fattori: volatilità regolatoria, pressione concorrenziale e un atteggiamento più prudente degli investitori verso i modelli e-commerce.
Malgrado risultati 2024 solidi — 37 miliardi di dollari di ricavi e 1,29 miliardi di utile — il gruppo fondato da Chris Xu viene oggi valutato con maggiore cautela.
Il percorso verso Hong Kong è il frutto di un braccio di ferro geopolitico. In un primo momento Shein aveva puntato a New York, scontrandosi però con le resistenze della politica statunitense. Nel 2024 il senatore Marco Rubio aveva sollecitato la SEC a bloccare l’operazione, denunciando carenze di trasparenza nella catena di fornitura e i presunti rischi di lavoro forzato legati al cotone dello Xinjiang. Caduta l’opzione americana, l’azienda ha tentato Londra, ma anche in quel caso il progetto si è arenato per l’assenza del via libera della China Securities Regulatory Commission (CSRC) e per gli elevati rischi reputazionali. La svolta è arrivata il 10 luglio 2026, quando la CSRC ha autorizzato l’emissione a Hong Kong fino a 341,61 milioni di azioni. Una mossa interpretata come il compromesso più efficace per coniugare l’accesso ai capitali internazionali, l’aggiramento dei veti occidentali e il mantenimento dell’orbita di controllo da parte di Pechino.
L’operazione dovrà comunque confrontarsi con un contesto commerciale via via più rigido. Dal 1° luglio 2026 l’Unione Europea ha introdotto un dazio temporaneo di 3 euro sulle importazioni e-commerce di basso valore provenienti da Paesi extra-Ue: un ostacolo diretto all’espansione nel Vecchio Continente di attori come Shein e Temu. Gli obiettivi di raccolta per il collocamento asiatico restano prudenti, con una forchetta stimata tra 2 e 3 miliardi di dollari.
Se l’IPO andrà a buon fine, non sarà soltanto un test sul modello algoritmico di business di Shein: rappresenterà anche un segnale politico per Hong Kong, chiamata a confermare — dopo i successi del 2025 — il proprio ruolo di porto naturale per i grandi gruppi cinesi con ambizioni globali.