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I dati

Catania, nuovi debiti per 141 milioni di euro: così il Comune rischia di non uscire dal dissesto economico

Con un documento di qualche giorno fa, gli uffici municipali spiegano che «sono emerse e continuano a emergere passività», che rendono impossibile la tenuta dei conti

20 Luglio 2026, 06:30

Catania, nuovi debiti per 141 milioni di euro: così il Comune rischia di non uscire dal dissesto economico

I debiti del Comune di Catania sembrano un pozzo del quale non si vede il fondo. O, almeno, così appaiono a guardare i documenti del settore economico-finanziario di Palazzo degli Elefanti. L'ultimo, e il più allarmante, ha la data del 15 luglio 2026 e lo firma la ragioniera generale Clara Leonardi: è la richiesta di rimanere in dissesto. Per un motivo molto semplice: «Sono emerse e continuano a emergere passività». Per una cifra potenziale di 141.448.593,89 euro, stimati «allo stato degli atti e in via prudenziale». Tradotto: probabilmente è molto peggio di così.

Dopo il dissesto economico-finanziario dichiarato dal Comune di Catania nel 2018, si è insediato l'Organismo straordinario di liquidazione. Che aveva il compito di mettere mano alla massa passiva del municipio, tentando accordi accordi con i creditori. Le transazioni concluse dai commissari sono state 1.949, per un totale di 232.882.236,49 euro di passività da depennare dai pesi sulle spalle di Palazzo degli Elefanti. Poi, però, c’erano anche 708 posizioni (e quindi 149.188.553,89 euro) di proposte transattive non accettate, 551 posizioni di debiti esclusi dalla liquidazione (188.286.273,38 euro) e 64.550.074,85 euro di contenziosi pendenti. Almeno per come emergeva dal rendiconto dell'Osl, datato luglio 2025.

Da quando i commissari sono andati via, gli uffici della Ragioneria si sono trovati a fare i conti con quello che era rimasto. Tentando di chiudere nuove transazioni e di cancellare altri presunti crediti. Il lavoro fatto, però, non è stato sufficiente. «Nel corso del 2026 sono emerse, e continuano a emergere, fattispecie debitorie riconducibili ad atti e fatti risalenti a epoca anteriore al 31 dicembre dell'anno antecedente l'ipotesi di riequilibrio, non ricomprese o non ripianate con il rendiconto redatto dalla Commissione», si legge nel documento inviato da Leonardi ai consiglieri comunali. «Si tratta, in particolare, - aggiunge la ragioniera - di contenziosi conclusi con sentenza sfavorevole per l'ente dopo la chiusura del mandato della commissione, di giudizi instaurati in epoca successiva ma sempre per debiti maturati in epoca anteriore al 2018 e di procedimenti espropriativi risalenti alla medesima epoca». Ogni passo avanti, insomma, sembra scritto sulla sabbia. Pronto a sparire a fronte di nuove sentenze milionarie per espropri risalenti a molti anni fa.

Il totale della massa passiva "allo stato degli atti" è composto da 48.245.272,90 di accantonamenti (2026 e 2027) per contenziosi; 5,5 milioni per interessi o risarcimenti; 80 milioni per procedimenti espropriativi, inclusi quattro ricorsi dello Iacp (Istituto autonomo case popolari), solo quelli del valore di 35 milioni; e infine 7.703.320,99 euro per contenziosi sorti dopo che l'Osl è andato via ma per fatti precedenti al dissesto.

Da qui la richiesta al Consiglio: di chiedere al ministero dell'Interno di permettere a Catania di proseguire un altro po' con il dissesto. Per evitare di doverne dichiarare uno nuovo, manco il tempo di uscire da quello di prima.

«I cittadini hanno diritto alla verità. L'amministrazione venga in Consiglio a spiegare come intende affrontare questa situazione e quali saranno le conseguenze per la città», afferma il consigliere del M5s Graziano Bonaccorsi. «Se da anni il Comune combatte contro i debiti evidentemente si è speso male nel passato. Ciò non libera le amministrazioni correnti da responsabilità. Chi assume il compito di guidare una città deve farsi carico anche degli errori di chi lo ha preceduto», gli fa eco Maurizio Caserta, capogruppo Pd.