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il dibattito

La Francia vieta i social agli under 15, una rivoluzione digitale che sfida Big Tech

Parigi approva una legge storica che obbliga le piattaforme a verificare l'età degli utenti per tutelare la salute dei minori

22 Luglio 2026, 10:50

10:51

La Francia vieta i social agli under 15, una rivoluzione digitale che sfida Big Tech

La Francia segna una svolta storica approvando in via definitiva una legge che proibisce l’accesso ai social network ai minori di 15 anni.

Con 279 voti favorevoli all’Assemblée nationale e 243 al Senato, Parigi diventa il primo Paese dell’Unione Europea a introdurre un divieto generale di tale ampiezza, consacrando il principio della cosiddetta “maggiorità digitale”.

Il cuore della riforma è il cambio di paradigma: l’onere del controllo non grava più sulle famiglie, ma viene trasferito integralmente alle piattaforme. Finora, l’ingresso dei più giovani si reggeva su fragili autocertificazioni o consensi parentali facilmente eludibili. Ora, i colossi tecnologici dovranno adottare sistemi di verifica dell’età credibili e insieme rispettosi della riservatezza degli utenti.

Il calendario è serrato. Dal 1° settembre 2026, l’apertura di ogni nuovo account sarà subordinata a un controllo d’età. Dal 1° gennaio 2027, l’obbligo si estenderà ai profili già attivi: le aziende avranno quattro mesi per passare al setaccio le iscrizioni, verificare l’età degli utenti e “ripulendo” i database dai minori.

Sono previste eccezioni: enciclopedie online, piattaforme educative e servizi di mera messaggistica interpersonale restano esentati. Per le app ibride, come WhatsApp o YouTube, la verifica riguarderà esclusivamente le funzioni social, quali la creazione di canali, i commenti e la condivisione pubblica.

Resta il nodo tecnologico: come accertare l’età di milioni di persone senza instaurare una sorveglianza permanente? L’esecutivo, nel tentativo di bilanciare sicurezza e privacy, punta su strumenti pubblici come l’app France Identité o su soluzioni di provider privati in grado di attestare l’età tramite crittografia, senza comunicare alle piattaforme l’identità reale dell’utente. Un sistema mal congegnato rischierebbe infatti di essere inefficace per i minori o eccessivamente invasivo per gli adulti.

La stretta, promossa dalla deputata Laure Miller con il sostegno dell’Eliseo, non nasce da una crociata contro la tecnologia, ma da un’urgenza di sanità pubblica. Preoccupato da dati che indicano come il 58% dei ragazzi tra i 12 e i 17 anni utilizzi quotidianamente i social, con ripercussioni sul sonno e sull’autostima, il Parlamento francese ha scelto di intervenire.

Se Parigi riuscirà a far funzionare questo complesso impianto, l’Europa si troverà di fronte a un precedente politico impossibile da ignorare.