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CARBURANTI

Gasolio, sfondato il muro dei 2,2 euro: la Sicilia tra le regioni più care d'Italia

Tra benzina e diesel, l'Isola paga il conto più salato: per un pieno si paga quasi 14 euro in più in venti giorni

23 Luglio 2026, 12:40

12:50

Gasolio, sfondato il muro dei 2,2 euro: la Sicilia tra le regioni più care d'Italia

Il gasolio sfonda il muro dei 2,2 euro in autostrada e la Sicilia si conferma tra le regioni più penalizzate d'Italia dai rincari dei carburanti. Secondo i dati diffusi dall'Unione Nazionale Consumatori, il prezzo medio del gasolio in autostrada ha toccato oggi 2,213 euro al litro, il record dall'inizio delle serie storiche del Mimit, avviate il 1° agosto 2023. In tutte le regioni italiane si è ormai superata la soglia dei 2,1 euro, con Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo — le ultime a resistere — capitolate ieri.

Nella classifica dei prezzi più alti, dopo Bolzano (2,183 euro), la Sicilia conquista la medaglia d'argento con 2,173 euro al litro, davanti al Friuli Venezia Giulia (2,172 euro). Un dato confermato anche dall'analisi del Codacons, aggiornata agli ultimi numeri ufficiali del ministero delle Imprese e del Made in Italy: nell'Isola il gasolio self si attesta a 2,173 euro contro una media nazionale di 2,141 euro, mentre la benzina self raggiunge 1,977 euro al litro contro una media italiana di 1,957 euro.

A preoccupare, secondo l'Unione Nazionale Consumatori, è soprattutto la rapidità dell'aumento. Dal 3 luglio, giorno in cui è terminato lo sconto sulle accise, in Sicilia un pieno di gasolio da 50 litri costa 13,75 euro in più, la seconda impennata più alta d'Italia dopo il Friuli Venezia Giulia (13,95 euro) e davanti al Veneto (13,70 euro). Anche sul fronte benzina la Sicilia si piazza a ridosso del podio, con un aggravio di 7,95 euro a rifornimento, dietro Friuli Venezia Giulia e Veneto, entrambe a +8,20 euro.

«A questo punto chiediamo al Governo che, come Ponzio Pilato, se ne sta lavando le mani, non ripristinando lo sconto sulle accise: se non ora quando?», si chiede il presidente dell'Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona.

Sul fronte siciliano interviene anche il Codacons, che punta il dito contro le ricadute sociali del caro-carburanti nell'Isola. «Questi dati confermano una penalizzazione economica che si ripercuote quotidianamente sui cittadini siciliani», ha dichiarato il segretario nazionale dell'associazione, Francesco Tanasi, ricordando come in Sicilia l'automobile resti spesso l'unico mezzo per raggiungere posto di lavoro, ospedali, scuole e servizi essenziali, anche a causa delle carenze del trasporto pubblico e dei collegamenti interni.

Il Codacons ha chiesto al Governo, al Mimit e alle autorità competenti di approfondire le cause dei livelli di prezzo registrati in Sicilia, verificando le dinamiche della filiera distributiva e la formazione dei listini praticati agli automobilisti. L'associazione sollecita inoltre controlli capillari, maggiore trasparenza e un monitoraggio specifico dei prezzi nelle isole minori siciliane, per individuare eventuali situazioni di particolare criticità.