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tensioni internazionali

Lo stratagemma di Trump: tornano i dazi (sui diritti umani) per aggirare la Corte Suprema

L'amministrazione americana usa la carta del lavoro forzato per reintrodurre le tariffe bocciate a febbraio creando nuove basi legali a prova di giudice

23 Luglio 2026, 23:49

 Lo stratagemma di Trump: tornano i dazi (sui diritti umani) per aggirare la Corte Suprema

Da venerdì l’amministrazione Trump introdurrà una nuova tornata di tariffe, comprese tra il 10% e il 12,5%, su oltre 60 partner commerciali degli Stati Uniti.

La misura, annunciata dall’Ufficio del Rappresentante per il Commercio Usa (Ustr), guidato da Jamieson Greer, è motivata dall’obiettivo dichiarato di contrastare l’utilizzo del presunto lavoro forzato nelle catene di approvvigionamento internazionali.

L’impatto sarà esteso: i provvedimenti interesseranno oltre il 99% degli scambi statunitensi e coinvolgeranno storici alleati e grandi economie, tra cui Unione europea, Regno Unito, Giappone, Corea del Sud e Canada, oltre a Cina, India e Brasile.

Il disegno prevede un meccanismo premiale per i Paesi ritenuti conformi: dove esistono leggi efficaci contro il lavoro forzato si applicherà un’aliquota del 10%; laddove tali tutele siano assenti, scatterà una maggiorazione del 2,5%, portando la tassa al 12,5%.

L’India, ad esempio, ha ottenuto la riduzione dal 12,5% al 10% approvando in extremis una normativa a tutela dei lavoratori.

Washington, però, ha già fatto sapere di ritenere che la maggioranza dei Paesi sotto esame non protegga adeguatamente la forza lavoro, a prescindere dal quadro formale, prefigurando una probabile “bufera legale” a livello internazionale.

Sul piano giuridico e strategico, i nuovi prelievi andranno a sostituire le tariffe globali temporanee del 10% in scadenza venerdì.

Quelle misure erano state varate dopo che la Corte Suprema aveva annullato gran parte dei dazi imposti dal presidente lo scorso febbraio.

Per evitare un nuovo stop nelle aule giudiziarie, la Casa Bianca si è ora ancorata a una base normativa ritenuta più robusta: la Sezione 301 del Trade Act del 1974.

Sono previste esenzioni mirate: resteranno fuori i beni che gli Stati Uniti non producono internamente, così come petrolio, gas e fertilizzanti.

Esclusi anche acciaio, alluminio e comparto automotive, già assoggettati a dazi specifici legati alla sicurezza nazionale.

Secondo Jamieson Greer, la manovra servirà a “ripristinare l’equità nel mercato globale per i lavoratori americani”.

Per molti osservatori, tuttavia, il vero obiettivo è ricostruire il regime tariffario globale del “Liberation Day” smantellato dalla Corte Suprema, proseguendo sulla linea dura testimoniata dalle recenti stangate su Canada (50%) e Brasile (25%).